OmissisGuazzabuglio «Ises»: Cariello va a Canossa

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Il sindaco è assediato dalla sua maggioranza per il guazzabuglio sulla Casa del Pellegrino. Mentre l’Asl non sa come uscirsene pure sul caso del centro “Tre Torri” di Albanella, gestito dall’ex gruppo dirigente Ises: non si trovano più le carte. Mistero buffo?

 

Mentre l’orizzonte di una città di 40mila abitanti è segnato dal dibattito su una ridicola latrina pubblica per cani in pieno centro, peraltro spacciata come conquista di civiltà (dopo l’animalismo, mancano solo l’anagrafe per coppie gay, corsi comunali per la dieta vegetarian-vegana o l’ufficio anti-razzismo ed Eboli avrà fatto Bingo), si consuma un episodio eclatante nella vera partita in corso, quella che rischia di costare il posto di primo cittadino a Massimo Cariello.

Parliamo della vicenda Ises, arcinota a queste colonne. Il sindaco è andato a Canossa, come si dice: neppure 48 ore fa, infatti, Cariello si è recato presso l’abitazione di don Enzo Caponigro chiedendogli una pax nella guerra azionata dal Comune sulla Casa del Pellegrino. “Ritira le denunce” -ha detto al sacerdote- “la struttura sto per liberarla, un accomodamento per il futuro della gestione possiamo trovarlo. Ho grossi problemi con la mia maggioranza, stavolta rischio seriamente”. Inutile dire dove il sacerdote abbia mandato il primo cittadino, seppur col felpato tono dell’uomo di Chiesa e di esperienza. L’aria che circola è fetida, insomma, la temperatura sovrasta quella del rovente barometro di queste ore e il disastro si annuncia imminente: e non solo per la pioggia di guai che sta per abbattersi su tutti quelli, consiglieri, assessori e funzionari pubblici, che a vario titolo hanno avallato il progetto di appropriazione di una pubblica struttura, possibile solo grazie al sequestro materiale di 21 disabili impossibilitati a difendersi. Altro che “continuità assistenziale” e “amorevoli cure”: semmai è il contrario. Troppo tardi per tornare indietro, anche se don Enzo volesse o potesse fare retro marcia, i reati commessi sono tanti e pure seri, viaggiano autonomamente, tardi sarà ma la sanzione non potrà non arrivare. E se non arriva vorrà dire che avremo di che scrivere per altri anni ancora.

Ma le vere novità sul caso, al netto delle fesserie propalate da media (nessuno escluso) e social network sull’ “accreditamento riottenuto”, provengono da Albanella, grazioso borgo rurale a due passi da Paestum e da Eboli.

Qui un pezzo della vecchia coop bancarottiera è riuscito ad insediarsi grazie al disinvolto sistema dell’amministrazione sanitaria salernitana, che ha consentito la nascita di un centro di riabilitazione gestito dallo stesso gruppo che per anni ha maneggiato milioni di euro illegalmente nell’ex Ises: con il risultato che conosciamo. Parliamo del centro “Tre Torri”, sorta di Ises-bonsai, erogante prestazioni che l’Asl ha avuto il fegato di riconoscere già per diverse centinaia di migliaia di euro, fingendo di non sapere che si trattava degli stessi che hanno lasciato un buco di almeno 12 milioni di euro. Per non dire altro. La notizia ora sarebbe che a via Nizza non si trovano le carte che riguardano questa struttura, dove lavorano solo alcuni ex dipendenti Ises, la parte in armonia col vecchio gruppo dirigente, prima detto “Mandia-Melchionda-Salzano”, dopo solo “Mandia-Salzano” per la rottura consumatasi con l’ex sindaco.

Il 21 giugno i dirigenti di via Nizza non hanno esibito i documenti alle sei associazioni di categoria riunite nella sede Asl per fare il punto sulle due specifiche questioni, Ises e Tre Torri. Non le troviamo, non sappiamo cosa rispondervi, dateci una decina di giorni e le esibiremo: così hanno detto -pare senza arrossire- il direttore amministrativo Asl, Antonella Tropiano e la dirigente Antonia Scaramuzza, figura centrale nella geografia delle manovre sui centri privati, peraltro già finita nel mirino della procura nell’ambito di una più vasta indagine del pm Guarriello sulla sanità, di cui il caso Ises è parte integrante. Tra tanti documenti, il fato ha voluto che proprio quelli relativi alla “micro-Ises” di Albanella non si trovino. Sarà stato un caso, una sfortunata coincidenza. Ma non temano Aspat, Anffaas, Apric, Confindustria, Nova Campania e Aris (in pratica la maggior parte dei centri specializzati dislocati sul territorio) che sul punto chiedevano chiarimenti non foss’altro perché a molti di loro leggi, leggine, codicilli e regolamenti l’Asl (e non solo) pretende si applichino al millimetro, giustamente. Invece, nella clamorosa truffa dell’Ises, qui denunciata da oltre cinque anni e nel dettaglio, le regole a quanto pare non esistono. Ora “le carte non si trovano”, si legge nel verbale della riunione con le associazioni, circostanza dinanzi alla quale non sai se ridere o piangere.

Tornando sul locale, par di capire che la situazione sia giunta al capolinea. Il sindaco di Eboli, che ha montato questa gigantesca farsa del “salvataggio dei posti di lavoro” e della “tutela dei pazienti” per ragioni elettorali da un lato (Cariello, tra le altre cose, ha piazzato un candidato di una sua lista nel Cda della “Nuova Ises”, coop sorta sulle ceneri della vecchia) e “misteriose” dall’altro, si è ormai incartato in questa storia, e con lui il direttore generale Asl Antonio Giordano, inspiegabilmente trascinato nella melma di una storia dagli esiti imprevedibili che potrebbe costargli il posto di fiduciario del governatore De Luca al vertice Asl. Mollato anche dai suoi (in primis il presidente del consiglio comunale Fausto Vecchio), con la magistratura penale e contabile sull’uscio, circondato da improbabili sindacalisti, aizzato da “grillini” con plateali deficit psichiatrici e giudiziari, a Massimo Cariello è rimasto il cerino in mano. Per la gioia del suo partner Melchionda, il vero motore di tutta l’operazione prima e dopo il crollo Ises (da lui azionato), pronto a godersi il tonfo del suo successore. Diciamo che a tutti loro è andata bene, in Eboli e in Albanella, almeno finora: sono ancora a piede libero. Meglio di così…
dal quotidiano “Le Cronache” del 30 giugno

 

Peppe Rinaldi

Giornalista

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