OmissisPolisEboli: nuovo sequestro all’assessore

https://www.eolopress.it/index/wp-content/uploads/2017/11/3138c7366a6ecdf59187027501010d24-700x467.jpg

I Cc entrano in comune e prelevano un portatile del medico Lenza, indagato con il grillino Voza per concorso in estorsione nei confronti di un imprenditore. Caso Ises: i Vigili urbani prendono le distanze dal sindaco. Intanto Cariello concede altri 45 giorni all’ex coop nella Casa del Pellegrino. Nubi sempre più scure sull’amministrazione Cariello. Un vero peccato. Due sono le ragioni principali che rischiano di terremotare il già precario equilibrio politico generale.

 Cominciamo dalla notizia più fresca.

Ieri mattina i carabinieri hanno provveduto al sequestro di un altro computer in dotazione ad un assessore, quello alle Politiche Sociali, Lazzaro Lenza, tra l’altro commissario cittadino di Fratelli d’Italia. I militari avevano già fatto la stessa cosa una decina di giorni prima piombando nello studio medico dell’assessore ed estraendo copia dell’hard disk del Pc personale nonché della memoria degli altri dispositivi tecnologici, cellulari, etc. Ora è toccato a un portatile custodito nelle stanze comunali.
Motivo? Lo stesso qui raccontato il 27 ottobre: Lenza è nel mirino della magistratura per via di un colossale errore (?) compiuto lo scorso settembre allorquando, su carta intestata dell’ente, diede seguito ad una nota della prefettura con una strampalata «solidarietà» ad una ex socia della coop per l’assistenza ai disabili (la Sanatrix-Nuovo Elaion). La donna, Giuseppina Giannattasio, aveva scritto ai due terzi dell’emisfero occidentale, Quirinale compreso, un accorato appello con cui lamentava la patita ingiustizia di non essere stata reintegrata nella compagine sociale dalla quale anni prima era stata estromessa e, soprattutto, di non essersi vista riconoscere circa 160mila euro per spettanze non retribuite e diritti vari. La particolare doglianza si poggiava su una pronuncia di I grado del tribunale di Salerno (presidente Giuseppe Fortunato), sentenza peraltro eseguita e già appellata. Ma il giudice, così come aveva stabilito che la signora andasse reintegrata nella qualità di socia della coop, ha anche precisato che nessun diritto all’indennizzo economico potesse derivarle dalla sua pronuncia: per stabilire se quella somma, o qualsiasi altra, spettasse alla donna era necessario fare un’altra causa, un altro procedimento specifico. E’ la legge, piaccia o meno.
E qui casca l’asino: se mobilito mezzo mondo per ottenere soldi (o altre utilità) non avendone titolo, se pretendo ciò che non mi spetta, se esercito pressioni su singoli o enti o altro affinché qualcun altro ancora si decida a pagarmi o darmi ciò che non mi è dovuto, commetto un reato. Questo reato si chiama estorsione, uno dei più brutti ed insidiosi, specie quando viene camuffato da una finta battaglia di giustizia e legalità.

Tornando a Lenza, che ebbe lo stomaco di scrivere nella lettera su carta intestata del comune, che la signora era «da anni impegnata nella cura e nella tutela dei disabili», si ritrova oggi indagato dalla procura di Salerno (pm Maurizio Cardea) per falso ideologico e concorso in estorsione in danno del presidente della Sanatrix, Cosimo De Vita. Concorso con chi? Con la signora Giannattasio, ovviamente, e con il di lei marito, l’ex sottufficiale della guardia di finanza Angelo Voza, oggi acceso militante e dirigente dei 5 Stelle (e dove sennò?), figura che di tanto in tanto ci costringe ad occuparci di lui per essere egli stesso una sorta di miniera di notizie, un po’ per il suo opaco passato di finanziere, un po’ per l’esposizione pubblica che gli deriva dall’attività politica come collaboratore parlamentare del noto statista siciliano, il senatore Mario Giuseppe Giarrusso, e un po’ per le scomposte reazioni via social volte alla rappresentazione di un caso (il suo) improntato allo scemenzaio tipico del complottismo a 5 Stelle, cioè poteri forti per bloccargli chissà quali indagini, irreprensibilità del suo curriculum macchiato da macchine del fango al soldo di criminali e idiozie di questo genere. Fu il Voza a scrivere la nota trasferita poi da Lenza pari pari sull’atto ufficiale del comune, un volgare copia/incolla già verificato dagli inquirenti, che ha dato la stura ad una serie di rogne che difficilmente si concluderà senza spargimento di sangue, tenuto conto della partita in gioco: vale a dire la continua e martellante attività di dossieraggio, esposti anonimi, piagnistei para-pubblici, insinuazioni in qualunque affare losco possibile che possa danneggiare il noto centro di riabilitazione ebolitano, unica realtà economica dell’ormai esangue città un tempo capofila della Piana del Sele.

Tutti fatti già oggetto di separate indagini delle procure di Napoli e Salerno che vedono il grillino a fiamme gialle ora indagato ora imputato per calunnia e diffamazione aggravata. Per non dire di altre due inchieste per falsa testimonianza (Trapani) e appropriazione indebita (Salerno) di soldi incassati con la tipica causale del versamento in favore di “associazioni culturali”, un classico. Chi aveva fatto poi pressioni su Lenza affinché si mettesse al servizio della flebile causa dei coniugi Voza (che, in altre carte processuali risultano invece separati legalmente) pare sia stato proprio il primo cittadino Massimo Cariello, già intervenuto in passato in favore del noto grillino quando si trattò di chiudere una vertenza che un ingegnere ebolitano, creditore del Voza per alcuni lavori di ammodernamento della sua villa (un semplice finanziere, non un generale di corpo d’armata, che possiede una villa del valore di oltre 500mila euro, metterebbe sul chi va là chiunque…) gli aveva intentato contro e che fu costretto – per l’intromissione del primo cittadino – a ritirare dopo un martellante battage mediatico contro la sua famiglia per via di un abuso edilizio. Una storiaccia, una delle tante. Ora i tre, Voza, Lenza e Giannattasio, si trovano sotto botta e in una condizione non semplice, anche perché il pm procedente è uno di quelli tosti, che della situazione generale pare abbia piena contezza, conoscendone i protagonisti. Si vedrà. Lenza, che pure ha avuto l’occasione per rimediare in tempo essendo stato informato del guaio in cui si era andato ad infilare, pare abbia subito un secondo stop dal sindaco: e questo è il risultato. Si tratta ora di capire se il pm -come alcune indiscrezioni dicono- con il sequestro di ieri stia seguendo la stessa pista oppure altre derivanti dalla “scoperta” di file sospetti nel primo sequestro. Si capirà nelle prossime ore.

La secondo notizia è che i vigili urbani di Eboli hanno scritto al sostituto procuratore Valleverdina Cassaniello, titolare del fascicolo Ises (di uno dei filoni), prendendo le distanze dal sindaco. La nota è stata mandata a fine estate al pm e deriva dal singolare ordine che il primo cittadino diede ai vigili urbani di recarsi sulla Casa del Pellegrino per censire i degenti. In questo modo trascinando il corpo di polizia nella gigantesca truffa posta in essere da Asl, Comune e commissario dell’ex coop in liquidazione (l’avvocato Angela Innocente) sulla pelle dei disabili di cui abbiamo parlato fino al disgusto. La partita continua, con una proroga di altri 45 giorni concessa incredibilmente ieri dal sindaco per restare nella struttura comunale destinata ad altro. Proroga di che, a chi, per fare cosa? Certo non nell’interesse né di lavoratori né dei povericristi sotto sequestro di cui non frega niente a nessuno. Se perfino i vigili urbani sentono il bisogno, attraverso una nota di un alto ufficiale agli atti del fascicolo della dottoressa Cassaniello, di precisare e chiarire, spiegare e motivare, significa che l’aria da fetida si è fatta insostenibile. Vediamo ora gli eroi della politica locale, dei media e di tutti quelli che saprebbero come far girare il mondo attraverso Facebook, cosa avranno da dire. Si accettano scommesse: niente. DI serio, naturalmente.
dal quotidiano “Le Cronache” del 3 novembre 2017

 

Peppe Rinaldi

Giornalista

Leave a Reply