NovaetveteraNapoli, un argine ai riti da multisala: ecco la messa “cattolica e basta”

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A dieci anni dalla promulgazione del motu proprio Summorum Pontificum con cui Benedetto XVI ha definitivamente liberalizzato il rito romano antico, anche Napoli ha celebrato tale ricorrenza con il solenne pontificale di mons. Guido Pozzo, segretario della commissione “Ecclesia Dei”.

Fausta ricorrenza, dunque, quella del 21 ottobre che ha visto il concorso dei due gruppi stabili di fedeli napoletani, il coetus s. Gaetano e s. Andrea Avellino e il coetus s. Ferdinando, per l’organizzazione dell’evento nella splendida basilica di S. Paolo Maggiore dei Padri Teatini e con l’intervento del rappresentante di quell’organo vaticano cui è demandata la corretta applicazione del documento pontificio.

A testimoniare ulteriormente l’importanza della celebrazione napoletana, l’intervento di don Nicola Bux, accreditato liturgista, esperto di liturgie orientali, uno dei massimi sostenitori di Summorum Pontificum in ambito non solo accademico, ma soprattutto pastorale. E, in una stagione della Chiesa tutta votata alla pastoralità, filo conduttore sia dell’omelia di mons. Pozzo sia dell’intervento di Bux nella conferenza successiva alla celebrazione è stato il tema dell’impatto pastorale della riforma di Benedetto XVI.
Superata, infatti, la logica dell’indulto, ovvero della concessione caso per caso del rito antico da parte dei vescovi, la liberalizzazione fa appello all’intuito della fede diffuso tra i fedeli, cui si rinvia ordinariamente per la richiesta della celebrazione secondo il Messale antico nell’edizione tipica del 1962. Particolare di non secondaria importanza, che ha fatto gridare allo scandalo liturgisti di tutt’altra fatta, che con Andrea Grillo sono arrivati ad affermare l’esistenza per tale via di “un’ecclesiologia da supermercato o da multisala cinematografica”, ove il fedele sceglie sulla base di una pretesa sensibilità del gusto. A ben considerare, queste critiche, che nascono da pregiudizi di ordine ideologico, negano proprio le ragioni pastorali che dal concilio Vaticano II in poi sembrano assorbire ogni risorsa all’interno della Chiesa. Pastorale, infatti, è stata la sollecitudine di Benedetto XVI per quanti erano rimasti legati alla tradizione gregoriano-tridentina, pastorale è stato l’intuito con cui Ratzinger ha concesso la possibilità di scoprire tale tradizione a quanti, per ragioni anche anagrafiche, ne sarebbero rimasti esclusi.

Dei dieci anni di Summorum Pontificum il bilancio non può che essere positivo considerata la diffusione esponenziale delle celebrazioni in rito antico ad opera di gruppi stabili di fedeli. Circostanza evidenziata tanto da Bux quanto da Pozzo, questi “autorevolmente” in ragione del suo ufficio, il quale ha sottolineato come l’adesione a questa forma straordinaria dell’unico rito romano alla fine coincida tout-court con l’essere cattolici senza l’ulteriore etichetta di “tradizionalisti”. Tali definizioni, buone al più per la comunicazione di massa, alla fine non esauriscono il senso della partecipazione ad un corpo organico e vivo che costituisce, esso sì, la Tradizione della Chiesa, per la quale è incompatibile la nozione stessa di “rottura”.

Sicché, in questa luce, innanzi alla circostanza del fiorire di vocazioni al sacerdozio negli istituti che adottano il rito antico e sono sottoposti come tali ad Ecclesia Dei, si può comprendere anche la forte affermazione del vescovo Pozzo per cui “lo Spirito Santo non fa sorgere vocazioni su terreni aridi, privi di adeguata formazione”. Il riferimento è al vuoto di tanti seminari diocesani, affiancati da facoltà teologiche, ove, in luogo della teologia cattolica, spesso viene insegnata una confusa “scienza della religione”, secondo le parole del presule, con grave danno per il sacerdozio ministeriale e per i suoi fondamenti.

All’inverso, il solenne pontificale di Napoli, con il formulario della Messa Votiva della Vergine Maria nel centenario delle apparizioni di Fatima, ha proclamato l’essenziale Verità della fede già con il versetto del graduale che ricorda come “Colui che tutto il mondo non è in grado di contenere, fattosi uomo, si è racchiuso nelle tue viscere, Vergine Madre di Dio”. “Verità pregata” che il rito antico proclama in latino con tutta la sua potenza anche simbolica e che a Napoli ha trovato la giusta cornice di solennità e nella più intensa partecipazione dei fedeli.

Nicola Russomando

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