NovaetveteraCelibato sacerdotale: il “pastore tedesco” assediato dai tedeschi

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Giovedì prossimo, 30 gennaio, sarà distribuito nelle librerie anche in Italia “Dal profondo del nostro cuore”, il saggio teologico concepito a quattro mani dal papa emerito Benedetto XVI e dal cardinale Robert Sarah, attuale prefetto della Congregazione per i Sacramenti e il Culto divino. Materia della riflessione è la difesa del celibato sacerdotale per il clero della Chiesa cattolica di rito latino, ma soprattutto il rifiuto di una concezione puramente funzionalistica del sacerdozio ministeriale. Del resto, l’intervento del Papa emerito sembra essere stato sollecitato dai presupposti che hanno suggerito la convocazione lo scorso ottobre del sinodo straordinario sull’Amazzonia voluto da papa Francesco e in cui si sono avanzate istanze per l’ordinazione al sacerdozio di uomini sposati, come si fa già oggi per i diaconi permanenti, e per regioni sprovviste di clero. Le polemiche che sono seguite alla pubblicazione del saggio in Francia in doppia firma hanno indotto gli autori ad optare per la più neutra “collaborazione” da parte del Papa emerito, così che la traduzione italiana per l’editore Cantagalli recherà di seguito al nome del porporato la dizione “con Benedetto XVI – Joseph Ratzinger”.

Quella che sembra essere una sconfessione delle tesi approdate al sinodo amazzonico in realtà si colloca da sempre al centro della riflessione teologica di Ratzinger. Basta compulsare la sua monumentale Opera Omnia per averne riscontro. In particolare, il volume XII, “Annunciatori della Parola e servitori della vostra gioia – Teologia e Spiritualità del Sacramento dell’Ordine”, rappresenta la silloge di tutta la riflessione teologica di Ratzinger sull’argomento, la cui eco si ritrova anche nel suo magistero pontificio. In una serie di meditazioni offerte nel 1988 a sacerdoti della diocesi di Monaco nel decennale della loro ordinazione da lui conferita nel breve periodo del suo episcopato bavarese, commentando il versetto di Luca a proposito della vocazione di Andrea e Pietro “essi lasciarono tutto e lo seguirono”, così si esprime: “Senza un tale distacco non c’è sacerdozio. La chiamata alla sequela è impossibile senza questo segno di libertà e di assenza di compromessi. Penso di conseguenza che il celibato, come distacco da una prospettiva di sistemazione terrena e da una vita familiare propria, conservi un suo grande significato, anzi la sua necessità, affinché l’essere sostanzialmente abbandonati a Dio continui e sia concreto”.
A questa conclusione Ratzinger giungeva grazie alla correlazione tra il Salmo 16 e i passi del Vangelo sulla primissima sequela di Gesù, laddove di Dio dice il Salmista: “Il Signore è parte della mia eredità e del mio calice. Tu sei colui che mi restituirà la mia eredità”. Il riferimento è alla divisione della terra nell’antico Israele, a cui non aveva partecipato la tribù di Levi, cioè la stirpe sacerdotale, che per ciò stesso avrebbe dovuto vivere delle offerte cultuali. Trasfigurando un linguaggio quanto mai materiale di terra e di possesso, l’interpretazione che ne ricava è netta: “Appartiene per costituzione all’essere sacerdoti, quell’essere senza dimora dei leviti, quell’essere senza terra, abbandonati in Dio”.

Non deve dunque sorprendere che Benedetto XVI abbia deciso di scendere nell’agone della questione, lui che aveva professato di ritirarsi in un “ministero contemplativo”, laddove l’urgenza del momento lo richiede. Non deve neanche sorprendere che ancora una volta la solidità del suo pensiero sia richiesta dal confronto con opinioni che si radicano sul terreno delle contingenze più che su riflessioni teologiche. Infatti, l’insistenza con cui si batte per l’ordinazione di uomini sposati, ancorché di provata fede, traduce una prospettiva funzionalistica del sacerdozio per una burocratica “amministrazione del sacro”. Si colloca nella stessa logica desacralizzante del Cristianesimo operata dal luteranesimo per cui il sacrificio di Cristo è avvenuto “al di fuori delle porte”, oltre una dimensione sacerdotale.
E non a caso a questa visione si accompagna la dimensione funzionalistica della Chiesa come organizzazione piuttosto che come mistero, così in voga tra i vescovi tedeschi, primi promotori del sinodo amazzonico e loro stessi in cammino nazionale sinodale con la pretesa di imporre le loro decisioni alla Chiesa universale.
Intorno al celibato non si consuma solo una querelle disciplinare, in ballo vi è la stessa costituzione della Chiesa cattolica per come è stata voluta dal suo Fondatore e in cui “sussiste la Chiesa di Cristo”, come solennemente proclama il concilio Vaticano II.

 

Nicola Russomando

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