Codacons, Italia divisa dal “muro dei prezzi”

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L’Italia del 2025 non è una sola, ma un mosaico di economie locali che viaggiano a velocità siderali. Un Paese dove per lo stesso panino, la stessa otturazione dal dentista o lo stesso taglio di capelli si possono pagare cifre che variano di oltre il 60%. L’ultima indagine del Codacons, basata sui dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, scatta una fotografia impietosa del potere d’acquisto nelle diverse province: vivere a Milano o vivere a Napoli significa abitare mondi economici paralleli, con un differenziale di costo che mette a dura prova la tenuta sociale e la mobilità dei lavoratori.


La classifica delle città “proibitive”

Milano si conferma la regina indiscussa del caro-vita. Il paniere misto di beni e servizi analizzato tocca nel capoluogo lombardo la soglia dei 600 euro, rendendola la città più onerosa del Paese. Non è sola in questa scalata: le città alpine e del Nord-Ovest completano il podio della spesa, con Aosta (586 euro) e Bolzano (574 euro) che seguono a ruota. Qui, la combinazione di costi logistici elevati, affitti alle stelle e un livello generale dei servizi professionale più alto crea una barriera d’ingresso economica insormontabile per molte famiglie.

All’estremo opposto troviamo il Mezzogiorno, che si conferma l’oasi della convenienza, seppur spesso in contesti di redditi medi inferiori. Napoli guida la classifica delle città più economiche con circa 369 euro per lo stesso paniere, seguita da Palermo (408 euro) e Catanzaro (424 euro).

Alimentari e servizi: dove si annida il rincaro

Isolando il comparto del cibo, il “ribaltone” è servito.
Per 28 prodotti di base:

  • Catanzaro è la più virtuosa (165 euro).
  • Bolzano è la più cara (220 euro), con un rincaro del 33% dovuto principalmente alla complessità strutturale del territorio montano.

Ma è nei servizi che le differenze diventano abissali, quasi grottesche. Curare un dente costa 176 euro ad Aosta, ma appena 70 euro a Napoli. Un cappuccino a Bolzano arriva a 2,30 euro, mentre un semplice panino al bar a Milano tocca i 5,7 euro, contro i 2,7 euro di Ancona.

Anomalie e curiosità: il caso Milano

Nonostante il primato negativo, Milano nasconde delle sorprese: è tra le più economiche per lavare e stirare una camicia (2,89 euro contro gli oltre 5 euro di Catanzaro), segno che l’alta densità di servizi e la concorrenza possono, in alcuni casi, calmierare i prezzi. Al contrario, i servizi alla persona nel Mezzogiorno restano imbattibili: una piega dal parrucchiere a Napoli costa 13 euro, meno della metà rispetto ai 23,5 euro di Bologna. Anche il tempo libero segue questa logica: il cinema a Bari costa mediamente 7,3 euro, mentre a Genova sfiora gli 11,2 euro.


Verso una nuova questione sociale

I dati del 2025 pongono una domanda politica urgente: può un Paese definirsi unito quando il costo dei diritti fondamentali — dalla salute al nutrimento — è così sbilanciato? Se il Mezzogiorno resiste grazie a prezzi più contenuti, il Nord rischia di diventare un’enclave per soli redditi alti, dove anche un servizio banale come la toelettatura per cani (che ad Aosta tocca i 49,6 euro) diventa un lusso. In conclusione, la sfida dei prossimi anni non sarà solo contrastare l’inflazione generale, ma armonizzare un’Italia divisa da un “muro dei prezzi” che rischia di cristallizzare le disuguaglianze e frenare definitivamente la natalità e la mobilità sociale delle giovani generazioni.

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