L’ammuina dello sceriffo De Luca
Alla fine non è stata realpolitik, si è andati molto oltre. Alla fine, in Campania, ne sono usciti tutti con gli occhi pesti: Vincenzo De Luca, Elly Schlein, Sandro Ruotolo, il commissario Antonio Misiani e ciò che resta del Pd. Ciascuno ha fatto esattamente il contrario di quanto promesso e minacciato. Solo il M5s, che qui gode di uno zoccolo duro, incassa la candidatura alla presidenza della Regione di Roberto Fico, già numero 1 della Camera dei deputati. Occhi pesti, dunque, ma guance mai arrossate a sinistra, come se fosse tutto normale. Eppure.
«Tutti quelli che stanno a poppa vanno a prua e tutti quelli che stanno a prua vanno a poppa». La leggenda dell’ammiraglio borbonico, che voleva impressionare con un trucco la marina inglese, sembra tagliata per la situazione politico-elettorale campana. Probabilmente non solo per questa. “Facìte ammuina”, fate baccano, così il nemico si spaventa e può darsi che si ritiri. Può darsi. A quanto pare in Campania il nemico vero, cioè il centrodestra, non ha avuto bisogno di ritirarsi perché non si è ancora presentato. Stanno riflettendo, si dice. Preparano la sorpresa, sussurra il leader di Forza Italia Fulvio Martusciello, per il 19 settembre, giorno di san Gennaro: «o’ miracol’» come continuazione della politica con altri mezzi.
LA SIGNORINA ELENA SCHLEIN
Il portentoso De Luca sta facendo un tale baccano che quasi verrebbe da pensare che sia come il fantomatico ammiraglio di casa Borbone. Ce l’ha con Fico, il candidato del Campo largo cosiddetto a prenderne il posto a Palazzo Santa Lucia? Ce l’ha con quel «bell’uomo» (ipse dixit) di Antonio Misiani, timido commissario del Pd in terra campana? Ce l’ha con la «signorina Elena Schlein», segretario nazionale di quel partito che non l’aveva vista arrivare e del quale il governatore stesso è militante da una vita?
De Luca ce l’ha con gli uni e ce l’ha con l’altra, De Luca ce l’ha con tutti: il punto èche, una volta siglato l’accordicchio col Nazareno sul nome del candidato governatore (Fico, M5s) in cambio del controllo del partito regionale affidato al figlio Piero, più qualche altro strapuntino, oggi sembra davvero tutto e solo ammuina. Naturalmente, lo sceneggiatore involontario di questo neapolitan drama è il centrodestra, che ha la doppia difficoltà di recuperare aree di consenso «a destra» che lo stesso De Luca ha intercettato per anni ma che ora, visto l’abbraccio con ilM5s, ha definitivamente perduto. Chissà Stefano Bandecchi, pirotecnico sindaco di Terni candidato ora anche in Campania, se riuscirà a rosicchiarne almeno un pezzettino.
I FIGLI SO’ PIEZZ’ E CORE
Riassunto delle puntate precedenti. De Luca voleva il terzo mandato, forse aveva ragione, forse no, di certo le cose sarebbero andate diversamente se fosse passato. Ma questo è un piccolo esercizio di ucronia, la storia fatta con i “se”. L’armata Brancaleone del Campo largo cosiddetto, tranne un resipiscente Carlo Calenda, correrà pancia a terra per l’ex presidente della Camera dei deputati (sic!) Roberto Fico, noto per il celebre video dove si osserva(va) la terza carica dello Stato prendere il bus come un normale cittadino che va al lavoro usando i mezzi pubblici. Ovviamente, tanta tensione morale durò lo spazio di un mattino. Poi, com’è normale che sia, partono o riprendono le trattative tra il Pd, il M5s e De Luca, il che già chiarisce i termini del problema dal momento che quest’ultimo è del Pd sebbene appaia – e sia – un interlocutore terzo.
Alla fine De Luca, fatta molta ammuina, ottiene una contropartita, una di quelle cheti lasciano perplessi tenuto conto del personaggio: il governatore ottiene la carica di segretario regionale del Pd per il figlio deputato Piero, gran lavoratore della politica, equilibrato, impegnato ma distante anni luce dal merito e, soprattutto, dal metodo del padre. I figli so’ piezz’ e core e a cuor di padre non si comanda. Né lo si giudica. Ma fino a un certo punto. Segreteria regionale, tutto qua? Non si sa, non si capisce nulla, l’area di centrosinistra oltre ad essere affollata di corpose falangi schierate inattesa dell’annunciata riedizione del reddito di cittadinanza (del resto il primo a inventarsi l’assistenza parassitaria su scala regionale fu un certo Antonio Bassolino),è tornata ricca di fi gure à la Sandro Ruotolo: “E ho detto tutto!” ripeteva Peppino De Filippo a Totò nel meraviglioso film sulla Malafemmena.
Pubblicato su Tempi del 17 Settembre 2025

