Dagli abissi alla luce del cosmo, rilevato dai ricercatori campani segnale di neutrini

Rilevatore

L’universo rivela nuovi segreti grazie a KM3NeT (Kilometer Cube Neutrino telescope), il gigantesco rilevatore di neutrini installato a 3500 metri di profondità nelle acque del Mar Mediterraneo, a circa 80 km dalla Sicilia Orientale. L’esperimento ha registrato uno straordinario segnale cosmico, un evento che non solo apre nuovi e affascinanti scenari per lo studio della fisica dell’Universo, ma permette anche di indagare più a fondo i suoi fenomeni più energetici ed esplosivi.

L’eccezionale risultato è stato presentato mercoledì 12 febbraio alla Reggia di Caserta, con le ricercatrici e i ricercatori delle Sezioni INFN e delle Università campane tra i protagonisti assoluti di questa collaborazione internazionale. Nel corso della presentazione è stata prevista anche una diretta streaming, con collegamenti dall’Italia con l’INFN, dalla Francia con il Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS), e dai Paesi Bassi con Nikhef, oltre che con il laboratorio di KM3NeT di Portopalo di Capo Passero. La collaborazione internazionale KM3NeT è composta da oltre 200 ricercatrici e ricercatori

La partecipazione a KM3NeT del gruppo INFN-Napoli risale al 2014 quando, presso i laboratori ubicati presso il Complesso Universitario di Monte Sant’Angelo, sono state realizzate le prime unità di rivelazione dell’esperimento. La svolta, però, arriva negli anni successivi. Grazie al programma PON Ricerca e Innovazione 2014-2020 (progetto PACK) e al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (KM3NeT4RR), infatti, è nato il laboratorio CAPACITY (Campania AstroPArtiCle Infrastructure faciliTY), ubicato presso il PoLaR (Polo dei Laboratori di Ricerca) dell’Università della Campania, nato dalla collaborazione tra la Sezione di Napoli dell’INFN e il Dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università della Campania.
Un laboratorio di eccellenza che non ha eguali nella Collaborazione internazionale KM3NeT e che ha gettato le basi per importanti collaborazioni con enti di ricerca e aziende che operano sul territorio campano. Oltre agli sviluppi tecnologici, il gruppo ha un’importante componente fenomenologica che ha dato un fondamentale contributo alla comprensione dell’eccezionale evento osservato.
Il telescopio KM3NeT, che oggi opera con circa 20 mila sensori di luce distribuiti su 33 unità di rivelazione alte 700 m, ancorate al fondo marino, raggiungerà la sua dimensione finale di oltre un chilometro cubo entro il 2030, quando saranno operative circa 200 unità di rivelazione. Nel prossimo decennio KM3NeT potrà così continuare ed estendere le sue ricerche sui neutrini cosmici, e non solo, grazie al fondamentale contributo dei ricercatori e studenti della Sezione di Napoli dell’INFN, dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”che lavorano all’esperimento sviluppando sia gli aspetti tecnologici che analizzando e interpretando i messaggi portati dai neutrini dai punti più remoti dell’Universo.

Fonte_ napolitoday

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