Nuova emergenza Ebola: ma cos’è e come si trasmette?

Virus-Ebola-Congo

Nelle ultime settimane, la Repubblica Democratica del Congo (RDC) si è trovata ad affrontare una nuova e preoccupante epidemia di Ebola. Il focolaio, identificato nelle zone sanitarie della provincia dell’Ituri, è causato dal ceppo Bundibugyo, una variante per la quale, al momento, non esistono vaccini specifici.

Secondo gli ultimi aggiornamenti al 23 maggio 2026, la situazione epidemiologica mostra una diffusione significativa: sono stati segnalati 746 casi sospetti, di cui 85 confermati in laboratorio, con un bilancio di 176 decessi. L’allerta è alta anche nei paesi limitrofi: due casi confermati sono stati identificati a Kampala, in Uganda, in persone provenienti dalla RDC, spingendo le autorità sanitarie a rafforzare la sorveglianza lungo i confini.

La comunità scientifica e l’OMS stanno monitorando l’evoluzione del virus in un contesto complesso, caratterizzato da instabilità politica e flussi migratori che complicano le operazioni di contenimento. Nonostante la gravità della situazione, l’OMS ha raccomandato di non chiudere i confini né imporre restrizioni ai viaggi, sottolineando che tali misure mancano di fondamento scientifico e potrebbero ostacolare la gestione dell’emergenza.


Il virus Ebola è un virus a RNA scoperto per la prima volta nel 1976. È l’agente patogeno responsabile della malattia da virus Ebola, una febbre emorragica grave che può colpire l’uomo e i primati.

Modalità di trasmissione

È fondamentale chiarire che Ebola non si trasmette per via aerea, come accade ad esempio per l’influenza o il COVID-19. La trasmissione avviene esclusivamente attraverso il contatto diretto con:

  • Liquidi corporei: sangue, saliva, urina, feci, vomito o sperma di persone infette (vive o decedute).
  • Mucose o ferite: il virus entra nell’organismo attraverso il contatto delle mucose o di lesioni cutanee con i fluidi contaminati.
  • Animali infetti: il contagio può avvenire manipolando o consumando carne cruda di animali selvatici, come pipistrelli frugivori o primati, considerati serbatoi naturali del virus.

Sintomi

Il periodo di incubazione varia da 2 a 21 giorni. I sintomi esordiscono solitamente in modo brusco con febbre, stanchezza, mal di testa, dolori muscolari e mal di gola. Nelle fasi successive, la malattia può degenerare in vomito, diarrea, eruzioni cutanee e, nei casi più gravi, emorragie interne ed esterne, portando a insufficienza multiorganica.

Prevenzione

Il virus può essere facilmente inattivato tramite il sapone, la candeggina o le alte temperature. La prevenzione si basa principalmente sul distanziamento dai soggetti sintomatici, sull’uso di dispositivi di protezione individuale (come guanti e camici) da parte del personale sanitario e sull’evitare il contatto con animali selvatici o il consumo di carne non cotta.



* Foto di copertina: Panorama

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