IN CITTA'OmissisEboli, corruzione e peculato: indagati sindaco, assessore e dipendenti comunali

Ennesima tegola giudiziaria sul vertice dell’amministrazione comunale ebolitana: e le accuse, stavolta, cominciano a farsi serie in linea generale, se riscontrate e provate in futuro è altro discorso. Corruzione in atti contrari ai doveri d’ufficio, peculato, falso ideologico e falso materiale: queste le gravi ipotesi di reato che il sostituto procuratore della repubblica presso il tribunale di Salerno, Silvio Marco Guarriello contesta al sindaco di Eboli Massimo Cariello (a dx nella foto), alla sua longa manus Ennio Ginetti (a sx nella foto), assessore sin dagli esordi della giunta, alla dirigente del settore Urbanistica Lucia Rossi, al dipendente comunale Achille Pirozzi e a due privati cittadini, l’esperto informatico Fabio Ciaglia e il commerciante Gennaro Mastrolia.

L’indagine risale a diversi mesi fa ma solo nelle ultime ore è circolata freneticamente, quando il giudice per le indagini preliminari, Alfonso Scermino, ha concesso la proroga richiesta dal pubblico ministero: altri sei mesi di approfondimento per capire meglio e vagliare ulteriori aspetti di una vicenda che si presenta, in sé, gravata di circostanze a tratti ambigue a tratti inquietanti vista anche la eterogeneità degli indagati. Quale possa essere, ad esempio, il rapporto tra Mastrolia e l’amministrazione comunale non è chiaro, almeno non ancora: di costui recano tracce le cronache giudiziarie di quattro anni fa quando nel gennaio del 2015 fu coinvolto nel blitz dell’antimafia denominato “Rete” e sottoposto a misura cautelare insieme a noti pluripregiudicati della Piana del Sele per una vicenda di usura, estorsioni e intimidazioni a carattere mafioso, nelle quali fu verosimilmente trascinato da un’iniziale posizione di vittima del clan.
Stesso discorso per Fabio Ciaglia, soggetto notoriamente avulso da contesti criminali, conosciuto un po’ da tutti come il classico bravo ragazzo, da cui potrebbe essere partito un po’ tutto. Questa indagine, infatti, appare essere la costola di un’altra più corposa nata proprio dalle ripetute e circostanziate denunce presentate da Ciaglia alla procura di Salerno in relazione all’arcinota vicenda della videosorveglianza cittadina: è stato lui a realizzare la rete in città, salvo poi ritrovarsi con un pugno di mosche in mano perché in comune pare abbiano combinato un macello pagando i lavori delle telecamere a questo e quello tranne che a lui, di qui una infinita querelle con l’amministrazione, peraltro ancora lungi dal definirsi. Ciaglia ha infatti depositato agli inquirenti una mole impressionante di documentazione, registrazioni audio e video e diverse altre “prove” del (presunto) sistema corruttivo imperante in municipio.

Fatti e circostanze che ora lo inquadrerebbero nella duplice veste di accusato e accusatore, all’insegna di un comprensibile «Voi non mi pagate per il lavoro fatto? E allora io vi inguaio». Parola mantenuta a quanto sembra, nonostante il fastidio – e la rogna- di trovarsi accusato per l’ipotesi prevista dall’art.321 del codice penale, quello cioè che estende le pene del corrotto anche al corruttore (si va dai 6 ai 10 anni). Del dossier presentato da Ciaglia in procura si è interessata anche la Dda (Direzione distrettuale antimafia) che nei mesi scorsi ha praticamente piantato una tenda al comune di Eboli (naturalmente non solo per questa inchiesta, ce ne sono diverse altre in corso) e la spiegazione di ciò potrebbe risalire al coinvolgimento di Gennaro Mastrolia.

Cosa si contesti nel merito al sindaco, all’assessore e ai due dipendenti comunali coinvolti non è dato saperlo, almeno non in questa fase: le voci si rincorrono da tempo incontrollate, spesso ci azzeccano, altrettanto spesso no, quel che realmente è avvenuto lo si capirà nel prosieguo del procedimento, che senz’altro sarà lungo, sfiancante e costoso visto che non stiamo parlando del classico abuso d’ufficio che cade sul capo di un pubblico ufficiale un giorno sì e l’altro pure. Qui, invece, si ipotizza che il sindaco si sia fatto corrompere (art.319 cp) unitamente al suo assessore Ginetti, e che la dirigente Lucia Rossi abbia violato gli art. 476 (falso materiale), 479 (falso ideologico) e 314 (peculato).

Gli indagati, ovviamente innocenti fino a prova contraria, hanno ora cinque giorni di tempo dalla notifica, completata proprio nella giornata di oggi, per presentare memorie e controdeduzioni.

Peppe Rinaldi

Peppe Rinaldi

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