Raoul Bova al Teatro Delle Arti con “Il nuotatore di Auschwitz”,

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La stagione teatrale 2025/2026 del Teatro Delle Arti di Salerno prosegue con un evento di altissimo valore emotivo e artistico. Raoul Bova è il protagonista de “Il nuotatore di Auschwitz”, in scena sabato 8 novembre (ore 20:45) e domenica 9 novembre (ore 18:00).

Lo spettacolo, con testo e regia di Luca De Bei, è ispirato alla vera storia del nuotatore ebreo francese Alfred Nakache e al libro fondamentale Uno psicologo nei lager” di Viktor E. Frankl.


La Straordinaria Storia di Alfred Nakache

Il cuore del lavoro è la vicenda di Alfred Nakache, detentore di un record mondiale di nuoto, deportato ad Auschwitz con il numero di matricola 172763. Nonostante le condizioni disumane del lager, Nakache trovò la forza di continuare ad allenarsi, tuffandosi nelle acque gelide di un bacino idrico.

La sua incredibile determinazione non solo gli permise di sopravvivere all’orrore, ma anche, una volta libero, di stabilire un nuovo record e di partecipare alle Olimpiadi di Londra.

L’Intreccio con Viktor Frankl

Alla storia di Nakache si affianca quella dello psichiatra Viktor Frankl, anch’egli internato ad Auschwitz. Dopo la liberazione, Frankl scrisse il suo celebre saggio, un testo cruciale per comprendere come l’uomo possa trovare un senso alla sofferenza persino nelle circostanze più estreme.

Queste due figure, l’atleta e lo psichiatra, diventano simboli di coraggio e spiritualità, trasmettendo un potente messaggio di speranza: la vita trova il suo senso più profondo solo se orientata verso uno scopo più alto.


La Visione del Regista

Il regista Luca De Bei spiega di aver costruito lo spettacolo attorno al carisma di Raoul Bova, che “con grande generosità si fa tramite per raccontare la storia” dei due protagonisti. Bova dialoga direttamente con il pubblico, portando la propria sensibilità ed esperienza di atleta nella narrazione. «La scena è essenziale, segnata da linee di luce che diventano corsie di piscina, rotaie, percorsi dell’anima. Quella di Nakache non è solo una testimonianza di dolore, ma un esempio di resistenza e di ricerca del senso dell’esistenza. Alfred e Viktor sono le due facce di una stessa medaglia: l’azione e la riflessione, la sopravvivenza e la comprensione.»

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