GIUSTIZIAOmissisEboli: La Marca spremuto da Cariello, soldi per cresime e comunioni

E’ il 30 giugno di quest’anno quando l’imprenditore caseario Gianluca La Marca viene sentito, nuovamente, dal pubblico ministero Francesco Rotondo. Ci muoviamo nell’ambito del procedimento penale che ha portato il sindaco di Eboli, allo stato sospeso dal prefetto, dietro le sbarre. A La Marca viene chiesto una sorta di approfondimento di quanto già dichiarato in un altro procedimento a proposito dei suoi rapporti con Cariello.

«Prima, durante e dopo» risponde l’imprenditore a questa precisa domanda del sostituto procuratore: «Lei dava soldi al Cariello anche prima che venisse eletto?». Se tutto ciò che La Marca ha messo nero su bianco venisse confermato dal dibattimento che deriverà dall’indagine, sostanzialmente certo di qui a un anno, le cose cominciano a farsi realmente serie per il quasi ex primo cittadino. Da una lettura complessiva degli atti emergerebbero richieste continue di soldi che, ove pure fossero motivate per dare un contributo al contrasto della fame in Mozambico, rappresentano comunque un terreno scivoloso per chi ricopre cariche pubbliche così importanti: come, infatti, s’è puntualmente verificato.

La Marca si mostra deciso e padrone di quanto fa mettere a verbale, pur nei comprensibili vuoti di memoria su date, luoghi e quant’altro. 
Il pm incalza: « Ma quanti soldi ha dato a Cariello?». La Marca dice che non aveva un taccuino su cui annotare ma ad occhio e croce si parla di circa 25/30mila euro. «Una volta 1500, poi 2000, poi 5000, poi 3000, poi 1000, poi 2000…insomma questi erano. E senza averne nulla in cambio». L’imprenditore chiarisce: «Vede dottore, io ero vulnerabile perché avevamo poco spazio al vecchio caseificio». Poi specifica meglio, illustrando le difficoltà tecniche della produzione, le continue “visite” degli organi di controllo, insomma l’inferno tipico vissute dalle imprese, a torto o a ragione.

«Cariello mi diceva sempre “nun té scurdà che io facc’ semp’ o sindaco” e allora per non inimicarmelo io…». E ancora: «Cariello mi disse “vedi che a maggio teng’ a fa i comunioni, ò matrimonio…una volta mi fregava 500 euro, un’altra volta 1000 perché aveva fà la busta…. Fino a quando poi rompemmo i rapporti. Lui mi faceva credere che chissà cosa doveva fare per me al Comune mentre invece ho saputo che era tutto un mio diritto come per il Piano Casa della Regione». Un classico, in casi simili.

La Marca rincara la dose: «Dottore, sfido voi e la Finanza a trovarmi una sola cosa fuori posto al vecchio e al nuovo caseificio che mi ha fatto mettere Cariello. Ogni volta che dovevo fare una cosa al comune le mie domande venivano bocciate, quindi dovevo pagare. Pure per mettere il cemento a terra davanti al caseificio…gli dovetti dare 1500 euro… Mi diceva che i miei tecnici sbagliavano a fare le carte al punto che io litigavo con loro e loro mi dicevano “non è possibile, le ho fatte tutte perfette, insomma dottò avete capito”…».

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EFFETTI COLLATERALI
Solo per caso Birolini danni per 300 mila euro al Comune

Ci si è chiesti più volte quale potesse essere l’interesse specifico degli imprenditori nel prestarsi alle continue richieste di danaro provenienti, secondo le accuse della procura, dal sindaco allora in carica.  A chiarire le idee ci pensa, involontariamente, uno dei protagonisti di questa vicenda, l’ingegnere Agostino Napoli, co-indagato di Cariello per corruzione (art.319 quater c.p.). Da una intercettazione captata dal trojan inoculato nel cellulare del progettista, emerge  quale potesse essere il vantaggio, ad esempio, delle aziende dei fratelli Birolini, gli imprenditori lombardi titolare, tra altri, dell’Alphacom, il cui padiglione è stato posto sotto sequestro il 9 ottobre contestualmente all’ordinanza cautelare per Cariello, Sasso, D’Ambrosio e Sorrentino. Parlando con Simone Birolini, uno dei due fratelli, l’ingegnere dice: «Quel lavoro vi ha fatto risparmiare 300mila euro grazie al vostro rapporto di amicizia col sindaco…questo è merito suo… ma un po’ anche mio». Certo, nella vita (soprattutto al telefono) si dice di tutto e di più, specie quando di mezzo c’è la ricerca di piacere o danaro, ma il quadro dagli atti appare piuttosto circostanziato: in pratica, il Comune perdeva introiti (300mila euro farebbero comodo a chiunque, anche ad un ente locale dalle finanze periclitanti come quello di Eboli) perché il sindaco ricavava benefici diretti. 

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Ecco i lombardi quanto hanno dato

Gli imprenditori lombardi hanno corrisposto, secondo quanto emerge da questa sola inchiesta, danaro in favore di alcune associazioni “legate” all’allora sindaco.
Vediamole: dai fratelli Birolini il 21/11/19 bonifico di 3050 euro in favore di Taglianetti Ramon; il 18/11/19 stesso importo in favore dell’associazione “Musical sud”; il 5/08/19 euro 6.100 in favore di Taglianetti Ramon. Da Sonzogni Giuliano e Pezzali Giuseppina (società “Isola Verde”) il 9/9/19 euro 3.660 euro in favore dell’Asd Eboli 1925; l’1 agosto 2019 euro 2.440 in favore di “Asso Music Art”; il 12/08/19 euro 2.440 in favore di “Dzl Aps”; il 17/07/19  euro 3000 per Weboli (il cui titolare, Leso Vito, è già membro dello staff di Cariello per la qual cosa viene pagato); da Bellina Santo (società “Nuova terra”) l’11/7/19 altri 3000 euro in favore di Weboli; il 15/7/19 euro 3660 in favore di “Asso Music Art”.

*dal “Quotidiano del Sud” del 21 ottobre 2020

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Peppe Rinaldi

Peppe Rinaldi

Giornalista

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