GIUSTIZIACorruzione all’Asl di Salerno, in sei verso il processo

A quasi cinque anni dall’avvio delle indagini la procura chiede il processo per alcuni dirigenti dell’Asl di Salerno e per un nucleo di imprenditori della sanità accreditata. Il giudice per l’udienza preliminare Maria Zambrano ha emanato il decreto di fissazione dell’udienza preliminare, che si terrà il 26 gennaio 2021 alla Cittadella giudiziaria, nei confronti di Massimo Cobellis (imprenditore del centro medico Cobellis di Vallo della Lucania, difeso dall’avvocato Paolo Carbone); Marianna Fiocco (Responsabile dell’ufficio economico finanziario dell’Asl, difesa da Luigi Gargiulo); Giovanna Manzo (del centro medico “Dell’Angelo” di Pontecagnano, difesa da Federico Conte);  Aniello Renzullo (del centro “Lars” di Sarno, difeso da Giovanni Annunziata); Antonia Scaramuzza (dirigente del Servizio programmazione e controllo committenza e del Sistema informativo dell’Asl, difesa da Antonio Fasolino) e Domenico Verrengia (del centro diagnostico cardiologico “Verrengia” di Salerno, difeso da Arnaldo Franco).

La richiesta di rinvio a giudizio, firmata dal  pm titolare delle indagini Silvio Marco Guarriello, è datata 28 settembre, riscontrata dal primo giudice terzo appena l’altro ieri.

Per tutti gli indagati, semplificando il dato tecnico-giuridico, l’ipotesi di reato è corruzione, nelle rispettive declinazioni codicistiche degli articoli 318 e 321 del codice penale, eccezion fatta per Marianna Fiocco, accusata di rifiuto d’atti di ufficio. Inizialmente gli indagati erano 34r, poi nel corso delle indagini diverse posizioni sono state ora stralciate, ora archiviate come a volte accade dinanzi a «rastrellamenti» inquisitori di decine di soggetti. Al cuore della vicenda c’era un ipotizzato sistema di manomissione, non sempre o non necessariamente concertata ma comunque illegale, dei tetti di spesa attribuiti ad alcuni centri sanitari accreditati da parte dei dirigenti di via Nizza, che ne avrebbero favorito certi in danno di certi altri: poi, scavando scavando, il pubblico ministero ha incrociato cosa sorreggesse questo sistema. E cosa mai poteva essere? Piccoli, medi o grandi interessi privati di chi ha il potere di schiacciare un tasto destinandoti danaro pubblico o brandire una penna per scrivere una determina di pagamento diversa da quanto teoricamente spettasse. Insomma, la solita storia.

Ora queste sei persone, inutile dire innocenti fino al terzo grado di giudizio, dovranno verosimilmente affrontare un processo.

Schematicamente, le cose sarebbero andate così. Scaramuzza e Cobellis avrebbero concordato un’interpretazione favorevole (alla struttura di Cobellis) delle disposizioni regionali in tema di sanità convenzionata, insieme alla garanzia del buon esito di alcune pratiche di interesse del centro di Vallo della Lucania per evitare ciò che il pm definisce «problematiche della sua struttura»: in cambio la dirigente avrebbe ottenuto o, tentato di ottenere (lo si appurerà nel rito) due cose dall’imprenditore, una sorta di protezione per rimanere al proprio posto in quell’ufficio Asl, essendo Cobellis fratello di Luigi, all’epoca consigliere regionale di maggioranza e, dunque, vicino al centro di potere che governa l’ente, ovviamente di centrosinistra versante Pd pur in presenza di un’elezione personale avvenuta nell’Udc.

Per ciò che concerne, invece, il rapporto tra Antonia Scaramuzza e Giovanna Manzo le cose sarebbero andate, secondo gli inquirenti, in questo modo: Scaramuzza si sarebbe adoperata per velocizzare l’iter per la liquidazione delle determine di pagamento dell’Asl in favore di una delle due strutture riferibili alla Manzo, e questa avrebbe elargito alla dirigente come contropartita un buono da cinquecento euro da spendere in un negozio di abbigliamento sul corso di Salerno (si tratterebbe del punto vendita Max Mara). Analogamente, alla stessa dirigente Asl viene contestato un presunto patto corruttivo con Domenico Verrengia, amministratore della “Clinica Verrengia” di Salerno, che sarebbe consistito nell’interessamento concreto di Scaramuzza nel far ottenere a Verrengia un particolare codice sanitario indicato dalla Regione per l’esercizio di specifiche attività sanitarie (circostanza, poi, effettivamente accaduta) ottenendone in cambio un esame diagnostico gratuito. Quanto all’altra dirigente, Maria Anna Fiocco, la procura le contesta due cose in particolare: l’aver deliberatamente snobbato le numerose richieste e diffide dell’imprenditore Cosimo De Vita, titolare del centro “Nuovo Elaion” di Eboli, lasciando scadere ogni termine di legge che ne imponeva l’obbligo di riscontro da parte dell’ufficio pubblico (di qui l’articolo 328, comma 2 cp); e, soprattutto, l’aver asservito i propri poteri e le sue funzioni in favore di Aniello Renzullo che, in cambio, avrebbe messo a disposizione della dirigente un pulmino per il trasporto di bambini alla festa di compleanno della propria figlia.

*dal “Quotidiano del Sud” del 16 ottobre 2020

 

Redazione Eolopress

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