MercatopianadelseleLa fragolicoltura tiene, ma nei campi manca la monodopera

Federico Mazza Federico Mazza11/05/2020310

A parte qualche difficoltà di marzo, anche da un punto di vista commerciale la campagna fragole è risultata proficua, contraddistinta da una buona richiesta da parte delle catene di supermercati (GDO). Qualche problema lo abbiamo avuto nel reperire manodopera, ma poi per fortuna la situazione è migliorata. Purtroppo è risaputo che questo è il limite della fragolicoltura italiana: abbiamo il capitale per incrementare le produzioni ma manca la forza lavoro”. Così dichiara Baldassare D’Avino direttore commerciale della D’Avino SpA, con sede a Somma Vesuviana in provincia di Napoli.

“Questa campagna fragole si è caratterizzata per un’abbondante produzione e un anticipo produttivo di circa 10/15 giorni. Abbiamo in produzione 70 ettari nella piana del Sele e, attualmente, ci troviamo in una fase discendente: siamo infatti passati dai picchi produttivi di marzo, dove raccoglievamo 60/70 tonnellate al giorno, alle attuali 15 tonnellate/giorno. Prevediamo la fine dell’attuale campagna verso metà giugno, salvo condizioni climatiche avverse”.

Dal punto di vista commerciale, abbiamo lavorato solo con la GDO italiana, anche se abbiamo perso qualche grande cliente che riforniva il canale Horeca. Ne abbiamo però acquisiti degli altri; confidiamo in questa Fase 2 di convivenza con il Covid-19 per continuare a collaborare con i clienti persi. Durante la pandemia abbiamo riscontrato un mutamento nei consumi; sono aumentati di molto, soprattutto quelli domestici. Inoltre abbiamo ricevuto maggiore richiesta da parte delle medie e piccole catene retail”.

“Le varietà maggiormente coltivate sono Melissa e Sabrosa (rientrante nel Club Candonga), anche se stiamo testando nuove varietà. In più, da marzo abbiamo ricevuto la certificazione per la coltivazione della fragola a residuo zero, per una produzione su circa 30 ettari, mentre la restante parte della superficie produttiva, circa 40 ettari, è gestita mediante tecnica a lotta integrata”.

L’azienda D’Avino venne fondata nel 1934 da Baldassarre D’Avino, riscuotendo un forte successo negli anni 70 con la commercializzazione tutto l’anno di frutta a guscio, in particolare noci, nocciole e mandorle che ancora oggi rappresentano una piccola parte del business aziendale. Con un fatturato di circa 20 milioni di euro, il core business della ditta sono le fragole, affiancato dalla commercializzazione di ortaggi e drupacee. Nell’ambito della D’Avino opera la cooperativa agricola San Giorgio, che si occupa della produzione delle referenze commercializzate dalla D’Avino. Il potenziale produttivo è di 170 ettari dislocati tra Campania, Lazio e Puglia. 

Il direttore commerciale prosegue: “Commercializziamo 2.500 tonnellate di fragole, 600 di pomodoro tondo liscio per il consumo fresco, 1500 tonnellate di nettarine, 500 di albicocche e 5 milioni di cespi di lattuga trocadero”. D’Avino illustra poi quali sono i principali mercati dell’azienda: “Lavoriamo per l’80% con la GDO italiana e per il 20% con quella estera. Abbiamo buoni contatti con il Nord-Europa, infatti la Svezia e la Germania rappresentano per noi due mercati interessanti”.

“In questi giorni stiamo cominciando a raccogliere il pomodoro, mentre tra una decina di giorni cominceremo anche con le drupacee precoci; contiamo di terminare la campagna della frutta estiva, come ogni anno, a metà luglio con la nettarina Big Top”.

“Prima dell’avvento del Coronavirus avevamo in programma il lancio di una nuova linea a residuo zero con un packaging bio-compostabile che abbiamo presentato a Fruit Logistica 2020, ma rimaniamo in attesa di momenti migliori. Per quanto riguarda le fragole, sono sicuro che la vera svolta avverrà quando ci sarà manodopera a sufficienza, perché ora ci troviamo in una fase in cui non possiamo prevedere crescite colturali; attendiamo un aiuto, in tal senso, dallo Stato italiano”.

 

 

Federico Mazza

Federico Mazza

Esploratore gastronomico

Lascia un commento