CulturaParma, capitale della cultura: si attende rinvio al 2021. Slittano le candidature

Carmine Sasso Carmine Sasso24/03/2020173

Il coronavirus sta modificando la vita delle persone, si sta prorogando e procrastinando ogni tipo di attività come se la vita dovesse per un attimo fermarsi ed essere spostata a data da destinarsi. Così sta accadendo per gli eventi sportivi e quelli culturali, ed accade che un intero anno di programmazione vada in fumo o subisca una brusca frenata, così come per “Parma 2020”: motore culturale e sociale per luoghi, enti e persone viene giustamente fermata. Così parte un appello da parte dei sindaci, ex ministri e Presidenti di Regione che “Parma Capitale italiana della Cultura” si possa spostare al 2021, anziché nel 2020 così come era stato deciso.
Con un post apparso su Facebook, Michele Guerra, assessore alla cultura del Comune di Parma aveva rassicurato che “Parma Capitale Italiana della Cultura 2020 si deve fermare, ma il suo team continua a lavorare in attesa, in queste ore, di sapere quando ripartirà“ nel momento in cui erano state sospese tutte le iniziative a causa del Coronavirus.

La decisione ora spetta al ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini, cui tocca la decisione se rinviare o meno la programmazione di quest’anno al 2021.
Nel frattempo vi è stata la mobilitazione di tante personalità per rinviare al 2021 le iniziative già programmate di “Parma Capitale italiana della Cultura”. Quella di spostare al prossimo anno Parma 2020 è un’ipotesi su cui al ministero dei beni culturali si sta ragionando da giorni. Tanto che in una delle bozze del decreto “Cura Italia” che hanno preceduto la versione definitiva del provvedimento, si prevedeva proprio che il titolo di Capitale italiana della cultura 2020 fosse conferito alla città di Parma anche per l’anno 2021. “Le procedure di selezione relativa al conferimento del titolo di ‘Capitale italiana della cultura’ per l’anno 2021, in corso alla data di entrata in vigore del  presente decreto, si intendono riferite all’anno  2022”, recitava uno degli articoli poi espunto dal testo finale. Nulla di ufficiale certo – dal momento che si trattava solo di una bozza girata tra addetti ai lavori -, ma che conferma che l’ipotesi di uno slittamento di dodici mesi è stato effettivamente sul tavolo di Franceschini.

Il Ministero ha, nel frattempo, prorogato ulteriormente al 30 giugno 2020 (dopo quella al 13 marzo) i termini per la presentazione dei dossier di candidatura da parte delle città e delle unioni di Comuni che avevano manifestato interesse a partecipare al bando per l’assegnazione del titolo di Capitale Italiana della Cultura 2021.
I comuni che hanno già presentato il dossier di candidatura per la Capitale italiana della cultura 2021 hanno la possibilità di ritirarlo e di presentarne uno nuovo. Entro l’11 settembre la giuria esaminerà i dossier pervenuti e selezionerà le dieci finaliste, dalle quali entro il 12 ottobre sceglierà la candidatura da raccomandare al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo per il conferimento del titolo.

Il titolo di “Capitale Italiana della Cultura”, istituito dal Ministro per i beni e le attività culturali e per il Turismo Dario Franceschini con la legge Art Bonus nel 2014, è conferito per la durata di un anno e la città vincitrice riceve un milione di euro per la realizzazione del programma presentato. Le città che hanno manifestato il proprio interesse devono quindi ora presentare entro il 30 i propri dossier di candidatura, che verranno esaminati da una giuria di sette esperti di chiara fama per arrivare, entro l’11 settembre, alla selezione di un massimo di 10 progetti finalisti da invitare in audizione.
Negli anni precedenti il titolo è stato assegnato alle Città di Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena nel 2015; Mantova nel 2016; Pistoia nel 2017; Palermo nel 2018, Matera nel 2019 (capitale europea). 

Carmine Sasso

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