MercatoTerritorioAgroalimentare: rapporto Ismea sulla competitività nel Mezzogiorno

E’ in evoluzione lo scenario macroeconomico e le dinamiche competitive del settore agroalimentare italiano, e in modo particolare del Mezzogiorno dove, secondo l’Ismea, si registrano nuovi elementi di dinamicità e capacità di aggredire il mercato. 
Presentato nella sede del rettorato dell’università degli Studi di Salerno, con Fiere di Parma e Federalimentare, il “Rapporto sulla competitività dell’agroalimentare nel Mezzogiorno”, illustrato in anteprima al convegno inaugurale di Cibus Connect 2019 a Parma il 10 aprile 2019 ed elaborato da Ismea in collaborazione con Federalimentare e Cibus.
Secondo quanto riportato da Fabio del Bravo, responsabile per Ismea delle politiche di sviluppo rurale, l’agroalimentare del Mezzogiorno tra il 2007 ed il 2016 ha registrato “una riduzione degli investimenti del 53% in agricoltura e del 23% nell’alimentare” ed ha così “ulteriormente incrementato il gap già rilevante con il Centro-Nord.” Una riduzione degli investimenti che – per l’agricoltura – si riflette in prospettiva negativamente anche sull’andamento del valore aggiunto del settore.

Ma è nell’ambito del diffondersi di processi di disintermediazione in cui le filiere tendono ad accorciarsi che il settore agroalimentare del Mezzogiorno sembra avere le carte in regola per acquisire un nuovo ruolo a livello nazionale e internazionale, mantenendo l’obiettivo del posizionamento in termini di qualità. Peraltro, in alcune imprese del settore agroalimentare del Mezzogiorno, anche come conseguenza di un rinnovamento generazionale, sembrano scorgersi elementi di dinamicità e capacità di aggredire il mercato che, forse, il successo acquisito e le dimensioni già raggiunte, hanno leggermente sopito nelle imprese del Nord.

“Sono dati che sicuramente danno conto della frenata degli investimenti nella fase post-crisi – ha commentato il presidente di Confagricoltura Salerno, Antonio Costantino ma che non tengono ancora conto però della reazione in atto oggi da parte delle aziende agricole più competitive, che in questi ultimi anni hanno iniziato ad investire, specie nei comparti frutticolo e agrumario – per contrastare la crescente pressione dei principali competitor internazionali, tornando a sviluppare l’innovazione varietale, anche puntando su prodotti nuovi e tali da contrastare efficacemente, in futuro, l’import di frutta fresca che ha invaso soprattutto la grande distribuzione organizzata”.
“La Gdo italiana oggi non è in grado di valorizzare la frutticoltura italiana – ha spiegato Costantino – poiché dall’estero arrivano ingenti quantitativi di frutta, non solo a costi più contenuti, ma tali da coprire un arco temporale di offerta più lungo per ogni singolo frutto e questo accade per via dei maggiori investimenti fatti nel passato, dai nostri competitor, come ad esempio la Spagna, su cultivar anticipatarie e tardive.”

Il presidente Costantino ha poi intrattenuto un attento uditorio sul tema dell’innovazione varietale, attività promossa dal Consorzio Ionico Ortofrutticolo, l’organizzazione di produttori della quale è presidente, in collaborazione con altre Op partner: “Stiamo investendo, grazie ad un progetto sviluppato con l’Università di Salerno, su cultivar di fragole che meglio si adattino al nostro clima, possano essere gradevoli per il consumatore e con una shelf-life più durevole, in modo da poter essere commercializzate anche fuori dai confini nazionali.” 
Altri due progetti invece, puntano sull’innovazione varietale per allungare la stagionalità e la commerciabilità di uva da tavola e clementina. “In particolare sono in fase di selezione insieme ai nostri maggiori partner pugliesi e siciliani – ha sottolineato Costantino – nuove cultivar di uva bianca senza semi in sostituzione dell’uva Italia, oltre a nuove varietà di uva fragola a buccia sottile e sempre senza semi. Ma in futuro– conclude- occorrerà riposizionare le aziende anche su frutti tropicali e frutti di bosco, visto il cambiamento climatico in atto, che ne determina un incremento della domanda “.

Lo studio di prefigge come obiettivo quello di identificare e analizzare i nuovi comportamenti delle imprese agroalimentari del Mezzogiorno sia rispetto al mercato interno ed estero (con particolare riferimento alle esportazioni) sia nei confronti degli altri attori delle filiere (accordi con la GDO, approvvigionamenti delle materie prime, ecc.). Lo studio è articolato in tre parti:

  • Evoluzione dello scenario
  • Analisi della performance delle grandi imprese agroalimentari (fatturato superiore a 10 milioni di euro) attraverso i dati di bilancio;
  • Indagine diretta con interviste telefoniche con un sotto-campione di imprese del Mezzogiorno “eccellenti”.

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Redazione Eolopress

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