GIUSTIZIAOmissisDecreti fotocopia: il caso arriva sul tavolo del Csm

Procura che vai stranezza che trovi. In quella di Vallo della Lucania, ad esempio, ci sarebbe un giudice che risponde sempre allo stesso modo indipendentemente da merito e forma del problema che arriva sulla sua scrivania. Parliamo di decreti di archiviazione dei procedimenti penali.

Ti opponi all’archiviazione chiesta dal pm per una ipotesi di violenza privata, diffamazione, associazione a delinquere, abuso d’ufficio o altro? La replica del magistrato sembrerebbe sempre uguale, come se disponesse di un modulo prestampato o di un ciclostile: l’unica cosa che cambia è il numero di protocollo del procedimento, per il resto la formula si presenterebbe in formato standard, cioè, richiamato il titolo della legge che regola la materia, il gip/gup in questione sottoscrive la medesima formula di respingimento dell’opposizione all’archiviazione chiesta dal pm dicendo che questa «non contiene quegli elementi di concretezza e di specificità previsti tassativamente dall’art.410, comma 1 c.p.p. consistenti nell’indicazione dell’oggetto delle indagini suppletive e dei relativi elementi di prova». Il problema sorge, però, quando le indagini suppletive e gli elementi nuovi sono stati indicati nell’istanza e, quindi, se il gip replica in “fotocopia” la circostanza autorizza ogni illazione, a cominciare dal sospetto che le cosiddette carte non le abbia guardate o, almeno, non come la legge imporrebbe di fare. Non solo, ma se pure l’analisi dell’opposizione fosse stata fatta –come, ripetiamo, è obbligo del giudice-, analogamente il rigetto mancherebbe della parte fondamentale, cioè della motivazione del diniego, le ragioni per le quali il magistrato respinge l’opposizione seppellendo questo o quel procedimento penale. In pratica, secondo la legge fino a prova contraria vigente anche a Vallo della Lucania, non ci si può richiamare astrattamente alla norma che regola il rigetto delle opposizioni senza spiegare perché questo sia avvenuto: tutto ciò configurerebbe una violazione grave del diritto alla difesa dell’indagato oltre che un illecito disciplinare, legalmente sanzionabile, del magistrato. Ora, di questi decreti “in ciclostile” ne sarebbero stati trovati circa dieci a valle di un primo approfondimento ed è per queste ragioni che da qualche giorno la questione è finita sul tavolo del ministro della giustizia, del procuratore generale della corte di cassazione, del Csm, del presidente della corte di appello di Salerno (Russo) e del presidente del tribunale di Vallo (De Luca). Il magistrato al centro dello “scandalo” è il gip/gup S.M. (queste le sue iniziali) in servizio presso il tribunale del capoluogo cilentano.

La vicenda, peraltro, sarebbe abbastanza nota nel mondo forense di Vallo della Lucania ma, si sa, non sempre gli avvocati riescono o possono o vogliono resistere all’innegabile strapotere togato. Poi, come la vita insegna, c’è sempre qualcuno che di riti e dinamiche particolari di un ambiente se ne frega e prende la questione di petto nel tentativo di ristabilire le regole di convivenza, specie in un settore così sensibile come la giustizia, vale a dire quello messo peggio di ogni altro nel sistema Italia. Difatti, se non ci fosse stata la “tigna” di uno studio legale napoletano, teoricamente sgombro da condizionamenti localistici, la storia rischiava di non venire alla luce.

Infine, i nostri cinque lettori sappiano che, a volte, andando nel bosco per cercar funghi può capitare di trovarvi anche pregiatissimi tartufi: infatti, nell’ambito di questa vicenda, oggettivamente imbarazzante ove mai ne venissero accertati i profili di illegalità/illegittimità, il cronista ha incrociato una notizia nella notizia, come si direbbe. Vale a dire che la storia dei dinieghi seriali si genera da un’altra circostanza, verosimilmente più pesante della prima, relativa all’apposizione di una microspia nell’autovettura di una persona, un marchingegno elettronico per l’ascolto delle conversazioni che non si sa da chi sia stato piazzato e perché. Un soggetto in qualche modo “coinvolto” nel caso più eclatante verificatosi sul territorio nell’ultimo decennio, l’omicidio di Angelo Vassallo. Ma questo lo vedremo in una prossima puntata. (1_continua)
*Fonte_ dal quotidiano “Le Cronache” del 14 settembre 2019

Peppe Rinaldi

Peppe Rinaldi

Giornalista

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