AGORA'OmissisL’Ises, i finanziatori e un buco da 600 mila euro in Sardegna

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L’imprenditore Agolino, che si diceva «amico di De Luca», ha rilevato un hotel in provincia di Cagliari ma dipendenti e fornitori non hanno visto un centesimo.

 

Questo è il miliardesimo articolo che scriviamo sul caso Ises cosiddetto. Qualcosa ci induce a pensare che ne seguiranno diversi altri, specialmente ora che il “contesto generale” potrebbe essersi sbloccato a causa della conclusione di un’interminabile campagna elettorale.

Ora, spinti dalla pressione dei nostri cinque lettori, nel frattempo divenuti sette, abbiamo fatto un altro piccolo passo per condire la vicenda di quella necessaria dose di realtà di cui la storia difetta. L’ultima volta (il 4 giugno) abbiamo raccontato dell’ imprenditore siculo-lombardo, tal Guglielmo Agolino (in basso nella foto) cioè colui che spuntò un paio di anni fa promettendo stipendi arretrati e risanamento della situazione Ises «grazie ai miei agganci diretti con De Luca»: nessuno ci ha smentiti, nessuno ci ha chiesto rettifiche e/o precisazioni, nessuno ha minacciato querela, almeno non ancora. Il signor Agolino è lo stesso che ha finanziato in parte l’avventura in cui si sono incamminati un po’ tutti i protagonisti di questa triste vicenda, ribadiamo, costruita sul traffico di persone disabili senza che a nessuno sia ancora venuta la voglia di capire cosa questo significhi.
Intanto sul personaggio in questione, che solo pochi giorni prima del consiglio comunale che approvò il cambio di destinazione d’uso del palazzo “F&M” si intratteneva ai tavoli di un noto ristorante cittadino con i dirigenti della “Nuova Ises”, vale a dire agli inizi di maggio, abbiamo acquisito ulteriori informazioni. E, a quanto pare, non molto rassicuranti. Infatti un’altra società riconducibile ad Agolino, oltre alla cooperativa “L’altra età” che è stata utilizzata per fatture e altre operazioni finanziarie inerenti l’Ises, ci risulta aver bidonato altre persone. Si tratta della “Promultimed srl”, società attraverso la quale sia Agolino che la moglie, la rumena Alina Hirdau, hanno rilevato un albergo a 3 stelle in provincia di Cagliari, precisamente ad Assemini. L’hotel in questione è il “Fly Hotel”. Il punto è che dopo aver rilevato la struttura né i dipendenti né i fornitori hanno visto un centesimo, per l’albergo poi non sarebbe stato speso un euro in manutenzione.
Di queste storie ne abbiamo le tasche piene, non si contano più i soggetti a noi noti che organizzano scorribande sul territorio nazionale in cerca di situazioni decotte da cui trarne gli ultimi, residui vantaggi. Ovviamente solo personali. All’ispettorato del lavoro di Cagliari risulterebbero aperte una decina di posizioni contro la coppia oltre ad un numero imprecisato di conciliazioni monocratiche. I due si sarebbero discolpati sostenendo che un loro socio sia fuggito con circa 600mila euro lasciandoli a bocca asciutta: circostanza alla quale, verosimilmente, sono rimasti in pochi a credere. Si vedrà, ma questa è l’acqua in cui sta navigando la vicenda ebolitana dell’Ises, cui si unisce il gigantesco giro di corruzione annidata negli uffici dell’Asl che per anni (e fino all’anno scorso) hanno continuato ad elargire danaro nonostante la bancarotta fosse nota.

A dirla tutta, pare anche che alcuni «soci locali» degli imprenditori della Promultimed e de L’altra età abbiano tirato i remi in barca perché si sarebbero accorti di esser finiti in un vicolo cieco: nonostante la mole di carte false prodotte da Comune e Asl, nonostante le distrazioni di troppi organi di controllo, nonostante le rassicurazioni verbali (molte delle quali finite nelle intercettazioni della Gdf), i protagonisti della storia hanno capito che nessuno accreditamento regionale potrà mai arrivare. Hanno ottenuto qualche lasciapassare dall’Asl e dal Comune che in realtà consentono alla Nuova Ises (forte, ancora per poco, del sequestro di venti disabili) di esercitare l’attività privatamente. Il famoso accreditamento col servizio sanitario, che qualche babbeo continua a considerare “sospeso” invece dagli atti giudiziari da noi visionati emerge esattamente il contrario) nessuno potrà mai concederlo. Eccolo l’inghippo vero, al quale prima o poi si sarebbe giunti: le cifre gonfiate, i bilanci taroccati, le poste fasulle inserite dal commissario liquidatore (la scelta del quale è oggetto di separata indagine) per aumentare il valore della società liquidata, hanno consentito di preparare il pacco ma impedito di consegnarlo. Di qui un fuggi fuggi generale che, in un certo senso, potrebbe spiegare come mai dalla Casa del Pellegrino ancora non si siano spostati nel palazzo Fulgione e Merola. Avvocati comaschi apparsi sulla scena, retromarce di tecnici e progettisti locali che si dicono ingannati, tutto congiura nel far credere che le soffiate giunte da più parti d’Italia abbiano un certo fondamento.
dal quotidiano “Le Cronache” del 13 giungo 2018

 

Peppe Rinaldi

Giornalista

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