CronacheCoop rosse e camorra: i guai di ‘Concordia’ e la «cantata» di Iovine

 

Già un anno fa erano preoccupati gli uomini della “Concordia” finiti nei guai l’altro giorno nell’inchiesta di Napoli su appalti e mazzette orbitanti nel circuito coop-Pd. Preoccupati che gli schizzi di fango lanciati dall’ex primula rossa dei Casalesi, Antonio Iovine (nella foto, il giorno dell’arresto) passato dall’altra parte della scrivania dopo una non lunga detenzione, prima o poi li travolgesse: come in effetti, in parte, è stato. Salvo poi prendere la mazzata finale da un’inchiesta successiva, diversa da quella che da mesi sta scandagliando i presunti affari sporchi tra le coop cosiddette rosse e i clan di camorra. 

 

E’ quasi un anno che la Dda napoletana, versante Napoli prima e Caserta poi (a ottobre), sta lavorando attorno all’ipotesi che Gomorra abbia già permeato il sistema operativo della cooperazione targata Pd. 
In un’intercettazione del 12 giugno dell’anno scorso, Nicola Verrini, direttore commerciale di ‘Cpl Concordia’, parlando con Giovanni Santilli si sente domandare da quest’ultimo se fosse a conoscenza di quanto stesse avvenendo dalle parti di Napoli, con tutte quelle voci sulla «cantata» di Iovine, che li avrebbe trascinati nella melma parlando con i pm dell’antimafia.

 

«Sai niente, vorrei un aggiornamento su questa c…. di storia. Ma cosa dice ‘sto Iovine. Pensa che Casari (l’ex n.1 di Concordia, arrestato, ndr) neppure sa di queste cose, manco sa che faccia abbia». Si riferisce a O’ ninno. L’ex boss, oggi «pentito» di rango, aveva raccontato agli inquirentii (Ardituro e Sirignano) che la Cpl avesse un accordo a monte con loro e che si era subito adeguata all’andazzo tipico di certi contesti del Mezzogiorno.Tenuto conto di come funzionano alcune dinamiche, nessuno si sentirebbe più tranquillo dopo frasi del genere. Specie se in qualche modo “riscontrate”: come, ad esempio, durante un sopralluogo alla metanizzazione nella stessa Casal di Principe, quando gli investigatori scoprirono le tubature messe in opera dalla Concordia infossate di soli 30 cm invece che di 60, come impone la normativa. Per l’accusa, in generale, in questo tipo di processi o di indagini, la concordanza tra le dichiarazioni del “pentito” e lo stato di fatto rilevato su una determinata circostanza, fanno del collaboratore un soggetto “attendibile”. Da questo momento si trasforma in un’arma atomica, da maneggiare con la massima cura.

Libero l’ha già scritto ieri: l’aria che tira è pessima, la stessa ordinanza di Woodcock dell’altro giorno è ricca di omissis e di sbianchettature celanti nuove piste d’indagine. Che, incrociate con quelle avviate dal Noe dei carabinieri nell’agro aversano mesi fa, si annunciano pericolosi.
Nelle carte della procura di Napoli ci sono anche un paio di passaggi sull’ex senatore Pd Lorenzo Diana, oggi presidente del Mercato Ortofrutticolo di Napoli (cachet da 60mila euro) per volere di De Magistris. I manager della cooperativa ne parlano esplicitamente come di uno «che conosciamo bene» e, soprattutto, come di un soggetto che li avrebbe ben introdotti nel sistema di relazioni per l’ottenimento di alcuni lavori nei tanti comuni casertani in cui lavorava da tempo la coop. Diana non risulta indagato. Figura storica del professionismo antimafioso, di lui si ricordano aspre battaglie in casi di gran lunga meno insidiosi del suo.

Peppe Rinaldi (dal quotidiano “Libero” del 1 aprile 2015)

Peppe Rinaldi

Peppe Rinaldi

Giornalista

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