ARCHIVIOAmministro dunque sono: il sindaco democrat, l’abuso impunito e un’automobile di troppo

admin16/02/2014129

Melchionda auto sospetta2

C’è un’ordinanza di abbattimento e di ripristino dello stato dei luoghi che non viene eseguita da tempo. E c’è il sindaco dell’amministrazione comunale emittente il decreto che gira a bordo di un’autovettura intestata al titolare dell’azienda colpita dal provvedimento anti-abusivismo. Se non si può dire con assoluta nonchalance che siamo nell’illegalità -perché illegale non è- di certo la circostanza che il primo cittadino di Eboli (Sa) il piddino Martino Melchionda (che di grattacapi giudiziari comincia a collezionarne forse troppi) utilizzi l’auto dell’imprenditore che sta ora sotto botta del comune, be’, la cosa lascerebbe perplesso anche il cronista più distratto. 

Succede, infatti, che da circa un mese il primo cittadino di Eboli sia stato classificato come «utilizzatore finale» dell’autovettura di proprietà del titolare di una nota impresa agroalimentare posta sulla SS 18, finita prima nel mirino del Nucleo antisofisticazioni dei carabinieri (Nas) e, poi, su segnalazione di questi, del comune. Evidenti difformità rispetto alla normativa vigente, sia per quanto concerne l’area produttiva ai piani inferiori di una grossa -e particolarmente kitsch– palazzina, sia per quanto riguarda l’elevazione dei piani superiori, destinati ad un uso abitativo: questo il quadro, anche abbastanza diffuso sul territorio, in cui si è imbattuta la pubblica autorità. L’ufficio tecnico comunale, a quel punto, non poteva far altro che redigere la relazione dopo un regolare sopralluogo e procedere come si fa in questi casi: o rimetti tutto in regola come prima, oppure abbatti, ovviamente a tue spese. In sintesi è questo il senso. Poi ci sono le carte, le relazioni tecniche, le perizie, le procedure, i ricorsi  e via elencando tutta quella robaccia che lastrica la strada infernale che spesso individui e imprese sono costretti a percorrere.

Ed è qui che le cose iniziano a prendere una piega particolare: a partire dal trasferimento di due geometri dell’ufficio tecnico comunale (tra l’altro anche tra i più esperti), gli stessi che avevano effettuato il sopralluogo e stilato la relazione sugli abusi. Ma sarà stata una circostanza del tutto casuale, giustificata magari dalla fisiologica turnazione dei ruoli negli uffici. 
Stiamo parlando di diversi mesi fa: da allora nessun atto è stato compiuto, la situazione pare sia rimasta sostanzialmente invariata, gli abusi persistono, le ordinanze pure e tutto resta fermo. Miracoli locali? Ovvio che no, solo che ad Eboli sembra che le stranezze non manchino sotto il profilo della regolarità urbanistica almeno quando si tratta di figure «vicine», a vario titolo, al sindaco: si veda la gigantesca questione delle irregolarità del centro medico Ises, struttura sanitaria sprovvista dei permessi necessari per stare aperta e dove pure è stato avviato il provvedimento di chiusura da parte degli uffici comunali, ovviamente rimasto lettera morta nell’indifferenza generale, a partire dalle forze dell’ordine per finire alla magistratura, passando per i partiti politici locali sommersi ormai solo da inconcludente chiacchierume. Il sindaco Melchionda, si sa, di questo centro è stato -e in qualche modo è ancora oggi- punto di riferimento, non foss’altro perché ne è stato amministratore per circa dieci anni. 

Oggi si «scopre» che l’auto sulla quale viaggia -dopo un incidente che avrebbe distrutto la sua- è del titolare di un’azienda con opere abusive (purtroppo sono reati penali questi, non multe per divieti di sosta), in contenzioso col comune, colpita peraltro da un’ordinanza di ripristino dello status quo ante che viene disattesa dallo stesso comune rappresentato ed incarnato dal conducente dell’auto stessa, il quale a sua volta dovrebbe verificare il rispetto della legge sul territorio e, soprattutto, che questa sia uguale per tutti. Sarà un sindaco «orwelliano»: ci sono abusi ed abusi, solo che alcuni sono più eguali degli altri.

Peppe Rinaldi (dal quotidiano “Cronache del Salernitano” del 16 febbraio 2014)

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