ARCHIVIOIl miliardo gettato tra i rifiuti

Avatar admin23/09/2012258

Munnezza_Napoli

Inutile dire che non è stata la prima volta. Il blitz dei finanzieri in consiglio regionale a caccia di fondi nella disponibilità dei gruppi politici utilizzati per fini personali, è l’ultimo di una serie che parte da lontano. A raccontarli tutti servirebbe un giornale ad hoc.

 

Si consideri che le magagne giudiziarie che corrodono il consiglio campano si sono spesso intrecciate con quelle del comune, oltre ad essersi diffuse in una marea di enti collegati, società municipalizzate e Asl. La ragione è semplice: per circa 15 anni il potere si fermava dinanzi al moloch incarnato da Antonio Bassolino.
Ed è proprio da qui che bisogna partire per sintetizzare le tempeste abbattutesi sulla Campania: sia chiaro, alcune di esse ricordano da vicino il metodo De Magistris (quello in toga), vale a dire molto fumo e poco arrosto; altre, invece, sembrano strutturate per non offrire scampo a chi è finito nella rete inquirente.

I rifiuti, tanto per non dimenticare: un miliardo e mezzo di euro che i governi (tutti) hanno spedito in Campania per non risolvere il problema. Soldi pubblici ormai irrecuperabili. C’è il famoso processo “Impregilo”, con al centro l’ex governatore: ma ci sono pure 596 testimoni, infiniti cavilli, rinvii ed accertamenti vari. Il processo se e quando finirà (la prescrizione incombe) consegnerà la sua verità: intanto il fiume di soldi è stato inghiottito e la spazzatura, per ora, la mandano in crociera. Ma non c’è solo l’aspetto “munnezza” in senso stretto: c’è pure un’altra indagine che vede coinvolto l’ex governatore, quella sulle mancate bonifiche ambientali. Bassolino anche qui era commissario. Un altro bel pacco di danaro per bonificare un territorio che, però, appare quello di sempre. Così come, per la Corte dei Conti, Bassolino dovrebbe restituire circa tre milioni di euro per danno erariale a causa di una pioggia di assunzioni di Lsu.

Chi non ricorda poi l’epopea dei Mastella? Al di là del merito delle varie indagini (alcune oggettivamente stravaganti) centinaia di indagati per truffa, abuso, falso, concussione, associazione a delinquere, legati alla coppia di Ceppaloni, sono stati risucchiati nel vortice dal caso Arpac e per la gestione delle Asl: sempre di risorse pubbliche parliamo, tutto avveniva in loro nome.

Esauritosi il «Rinascimento», con Caldoro (egli stesso indagato per una mai precisata «epidemia colposa») le cose sono diventate meno virulente ma non meno insidiose. C’è Ugo De Flaviis, Udeur, invischiato in un’indagine per corruzione dopo l’assunzione dell’ex cognata in una società. Così come c’è la storia dell’ex assessore comunista Corrado Gabriele, entrato nel Pd ma oggi al gruppo misto: è indagato per abuso d’ufficio per le assunzioni all’Astir, altra società partecipata. Antimo Fabozzi ed Alberigo Gambino, rispettivamente Pd e Pdl, rientrano nell’inevitabile categoria «sudista»: un flirt con la camorra li ha stangati, forse irrimediabilmente, così come per l’ex Verdi-Dl-Pd Roberto Conte, finito in carcere per intelligenza con il clan Misso. A costoro la Regione versa oggi una quota dello stipendio.

Non ditelo a Di Pietro: c’è anche uno dei suoi sotto schiaffo. E’ Dario Barbirotti, presiedeva il Consorzio Bacino Sa/2, per la spazzatura. Con lui il record: 153 indagati su 154 dipendenti. E scusate se è poco.

Peppe Rinaldi (dal quotidiano “Libero” del 23 settembre 2012)

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