ARCHIVIOEboli, Polito attacca: «Nostri parlamentari inadeguati»

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EBOLI (SA)- Dal capogruppo Fli, Paolo Polito, riceviamo e pubblichiamo: «Non potevo votare contro una delibera che necessitava di un voto unanime, anche solo per la semplice speranza che nulla è mai definitivamente perduto; questo concetto, per la verità, aveva valenza in tempi di politica autorevole, non di certo quella attuale. Non potevo, però, neanche votare a favore di una delibera dal sapore assolutamente retorico.


Una piccola annotazione riguardo al risalto che parte della stampa ha dato al consiglio comunale del 20 luglio; si è parlato della crisi amministrativa e dell’Udc: l’unico partito che non ha dato il proprio contributo sull’argomento e non ha fatto neanche una dichiarazione di voto; in effetti è da 8/9 mesi che non si sente la voce ufficiale dei componenti di quel partito, ma di certo è meglio così.
Quello che segue è uno stralcio del mio intervento in consiglio comunale sul tema in discussione.
La problematica che qui ci occupa rientra nella più ampia azione che passa sotto il nome di “revisione della spesa”. Al di là di ogni considerazione che può fare chiunque, sia esso un politico, un operatore della giustizia, un semplice cittadino o, se volete, un delinquente, riguardo al concetto di spesa legato ai presidi di giustizia sul territorio, occorre – evidentemente – porre l’attenzione sul risultato che questo Governo (e con esso la maggioranza che a vario titolo lo sostiene) intende perseguire.
Del resto, la stessa operazione chirurgica interesserà i presidi sanitari, quelli scolastici e così via di seguito, fino a toccare nientepocodimenoche, gli appetiti irrefrenabili della classe politica, attraverso l’abolizione delle province; abolizione, quest’ultima, che sembrava dovesse essere totale sin dalle scorse elezioni politiche; poi è diventata parziale e, oggi, è soggetta a continui cambiamenti e ripescaggi. Voglio dire con ciò che la classe politica quando vuole riesce a imporre le proprie idee e sostituire al “rigor montis” il più italico “salva casta”.
I parlamentari in genere, ma quelli salernitani in modo particolare, rispetto al taglio lineare di tutte le sedi distaccate dei tribunali e di tante altre sedi ordinarie di tribunali e quant’altro,  si sono comportati come dei veri dilettanti. Talvolta essi assumo la tardiva difesa di queste istituzioni in via di soppressione con epiteti di disapprovazione e condanna uniti agli accorati appelli, nella speranza che la labile mente dei cittadini/elettori non ricordi che essi stessi fanno parte di quella larga maggioranza che sostiene il “rigor montis”.
Quegli appelli avrebbero dovuto trovare giusta cittadinanza nelle sedi dei partiti, ma -evidentemente – i nostri parlamentari sono presi da altre questioni: difendere la casta, guadagnare un posto al sole, mantenere un posto in prima fila alle prossime elezioni. Sicchè, quegli appelli avrebbero dovuto indirizzarli, a tempo debito,  ai propri partiti, e con essi imporre al governo di  modificare preventivamente le decisioni, prima dell’emanazione del decreto in oggetto. Qualunque forma attuale di lamentela appare una beffa, dal sapore amaro perché intriso della incapacità politica di chi oggi tenta di declinare le proprie responsabilità su “altri”, forse col miraggio di riuscire ad ingannare l’opinione pubblica, credendola indulgente e dotata di scarsa memoria. Ma così non è.
Parliamoci chiaro, i nostri parlamentari (italiani e salernitani, in particolare) non hanno saputo porre in essere alcuna valida azione per evitare quello che oggi appare come un destino ineluttabile. Non è dato di sapere se le carenze nello svolgimento del compitino politico sono giustificate dalla condivisione della politica di revisione della spesa oppure, com’e’ più probabile, per non essere riusciti ad esercitare alcuna azione di contrasto, dato che la loro capacità decisionale in seno ai partiti di appartenenza e’ prossima allo zero. Ma in tal caso dovrebbero, quantomeno, tacere e meditare, in nome di una democrazia rappresentativa da loro disattesa, sull’ evenienza di dedicarsi ad altre occupazioni.
Non di meno, gravi sono le responsabilità di tutti gli amministratori locali che nel corso di tanti anni, anziché crogiolarsi nella disamina di carichi di lavoro, nelle analisi di superfici territoriali o incidenze percentuali di criminalità, avrebbero potuto e dovuto, me compreso ovviamente, capire che l’istituzione di una sede più idonea sarebbe stata utilmente prodromica per l’istituzione della sede di tribunale ovvero per il mantenimento, oggi, di quella distaccata.
Paolo Polito
consigliere comunale F.L.I.- Eboli

 

Redazione Eolopress

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