FacciaafacciaLa “Eco-sosta” dell’ebolitana Valentina Rocco vince il premio “Corepla”. L’intervista

Emanuela Carrafiello Emanuela Carrafiello01/03/20191246

Risale al 64 d.C. per volontà dell’imperatore Nerone la costruzione della prima pensilina, una copertura sorretta da colonnati per proteggere i romani dalle intemperie. Da allora di pensiline sotto al sole ne abbiamo viste molte, oggi rappresentano un complemento d’arredo fondamentale nelle nostre città. Le più diffuse e ricercate sono quelle per la fermata degli autobus, installate sui marciapiedi in aree prossime alla sosta dei mezzi per offrire una protezione contro le avversità climatiche a quanti sono in attesa.

Ma c’è chi è andato oltre immaginando uno spazio che offrisse anche servizi al cittadino, e a impatto zero. Dall’ingegno di Valentina Rocco nasce così un’idea innovativa, diremmo rivoluzionaria se si considera quanto questa possa incidere sullo smaltimento e il riciclo delle plastiche.

Ha quarant’anni, è di Eboli, è un architetto e, dopo aver girato in Italia e all’estero, da circa tre anni è a Parma, dove vive con la famiglia. La sua idea conquista Corepla, il consorzio nazionale per il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, che nel novembre 2018 premia la sua “Eco sosta”.
La call for ideas «Alla ricerca della plastica perduta» messa in campo da Corepla attraverso il sostegno di progetti innovativi nel campo della ricerca sulle plastiche, ha scelto e investito nell’idea dell’architetto Rocco come valido esempio di “ciclo integrato dei rifiuti”.

E’ lei stessa a raccontare a Eolopress quanto lavoro ci sia dietro l’elaborazione del progetto, ma soprattutto quanto sia difficile sensibilizzare le comunità sul concetto di riciclo dei rifiuti.

Spiegaci il tuo progetto, da dove nasce?

“Era un’idea che avevo nel cassetto da un po’ e la possibilità offerta da Corepla di realizzarne un prototipo mi allettava. Ho così deciso di presentare la mia pensilina eco-sostenibile, prodotta con plastica riciclata che genera energia elettrica dai pannelli solari posti sulla copertura. Oltre ai posti a sedere al coperto, la pensilina ha un punto elettrico per la ricarica di cellulari e pc, uno schermo per informazioni turistiche o di servizio, un’illuminazione notturna e uno spazio per il parcheggio delle bici. Un luogo pensato per offrire servizi ai cittadini. 
Tutto nasce dall’idea di rendere visibile, concreto, un prodotto che fosse il risultato di un processo di riciclo dei rifiuti, mostrando quanto oggi è possibile realizzare per migliorare l’arredo urbano e la vivibilità di una città”.

Dopo la laurea a Firenze e un master alla Domus Accademy di Milano con specializzazione in “Temporary space & exhibition design” al Politecnico di Milano, Valentina fa tappa a Firenze, a Roma, in Spagna affinando le arti del mestiere. 
Come mai la scelta di rientrare in Italia e perché Parma?
“Seppur stimolante l’esperienza spagnola, si è presentata l’occasione e l’abbiamo colta decidendo di ricominciare in Italia: mio marito, come primo contrabbasso dell’orchestra Toscanini, ed io mettendo in pratica quanto appreso. Nel frattempo sono diventata mamma, e ho dovuto conciliare il mio lavoro con il tempo da dedicare al piccolo. Non è facile, vivendo in una realtà nuova, ma Corepla mi sta offrendo la possibilità di dimostrare le enormi potenzialità del progetto”.

Pensi ad ulteriori sviluppi?
“Oggi sto lavorando a questo primo prototipo, in collaborazione con Antonio Di Capua per la parte ingegneristica e con lo studio di ingegneria P.e.P. di Diego Calabrese e Michele d’Elia (tutti di Battipaglia). Questa prima pensilina sarà collocata nella città di Parma, sensibile al tema del riciclo dei rifiuti, ma non nego che si possa andare oltre. Mi piacerebbe avviare un laboratorio di ricerca dedicato allo studio di una pensilina realizzata al 100% con plastica riciclata. Purtroppo in Italia l’urban design è ancora poco sviluppato. Se escludiamo alcuni esempi nel campo della illuminazione pubblica è ancora scarsa l’applicazione di fonti di energia rinnovabile nei complementi d’arredo cittadini. Oltre Milano sono ancora poche le città italiane sensibili alle tecnologie e all’uso di nuovi materiali, ma chissà in futuro”. 

 

Emanuela Carrafiello

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