NovaetveteraSalerno, l’eccezionale commiato dell’arcivescovo: chiese chiuse per la Messa crismale

Nicola Russomando Nicola Russomando20/02/2019216

Non ha suscitato particolare risonanza la lettera, pubblicata il 15 febbraio, con cui l’arcivescovo dimissionario di Salerno Luigi Moretti ha deciso di anticipare la Messa crismale del giovedì santo alla sera del mercoledì, feria IV della Settimana Santa, pontificale che apre le grandi celebrazioni del Triduo sacro.

La Messa crismale, celebrata dai soli vescovi in cura di diocesi, unisce la consacrazione degli oli degli infermi e dei catecumeni e del crisma per le unzioni sacerdotali al rinnovo delle promesse fatte al momento dell’ordinazione cui sono tenuti sacerdoti e diaconi. Cerimonia dunque anche di particolare valenza simbolica, cui Moretti sembra voler connettere l’ulteriore significato di congedo dalla diocesi e dal suo presbiterio. Infatti, oltre al fatto che essa avrà luogo alle ore 19 del mercoledì piuttosto che ordinariamente nella mattinata del giovedì, la circostanza che sia stata imposta la chiusura di tutte le chiese della diocesi nel pomeriggio e nella sera in questione, ne rimarca l’assoluta eccezionalità.

Si diceva del valore di “commiato” che sembra essere stata attribuita all’anticipazione con l’esplicito invito rivolto dal presule a partecipare alla cerimonia, “oltre ai presbiteri, ai diaconi, ai religiosi e ai seminaristi, al popolo santo di Dio in ogni sua componente”. L’invito si completa con l’istruzione ai parroci di esercitare “la premura di avvisare opportunamente le comunità loro affidate, favorendo la partecipazione di almeno una rappresentanza della stessa”. Appare, dunque, evidente il desiderio del vescovo di ritrovare “intorno all’altare dell’ecclesia mater dell’Arcidiocesi, la Cattedrale,” il clero e i fedeli, almeno in significativa rappresentanza, che gli sono stati affidati sin dal 2010 e di cui ogni pastore sa di dover rendere conto al Padrone del gregge al momento della “vilicatio”, come pure ricorda con lessico economico-giuridico S. Benedetto a proposito dell’abate.
Di fatto questa importante celebrazione, che apre i riti del triduo pasquale, negli ultimi anni è stata alquanto disertata dal clero diocesano, nonché dai fedeli, al punto da suggerire un progressivo scollamento nella compagine ecclesiale salernitana. Di sicuro non ci si trova più di fronte al rinnovo dell’obbedienza, che, con una cerimonia ancora di sapore feudale, si svolgeva in cattedrale il 6 maggio, ricorrenza della traslazione delle spoglie di S. Matteo a Salerno. In quella occasione i membri del clero, secondo il loro grado, con appello nominale, a partire dai titolari delle parrocchie cittadine sino agli estremi confini della diocesi, erano chiamati a rinnovare la loro obbedienza al vescovo inginocchiandosi al trono, che era ancora quello barocco in cornu Evangelii, non più in uso dai tempi dell’arcivescovo Gaetano Pollio.


Il passaggio con la riforma liturgica al “rinnovo delle promesse sacerdotali”, se ha il pregio di sottolineare la dimensione sacramentale del sacerdozio nella visione teologica più ampia del sacerdozio regale del Popolo di Dio, ha anche eliso la dimensione giuridica su cui si fonda il rapporto in termini di obbedienza tra vescovo e clero. Del resto, uno degli immediati predecessori di Moretti, Guerino Grimaldi, autore di opuscoli per i sacerdoti presentati sempre ad ogni Messa crismale, in quella del 1990, con il libretto dal titolo “Nell’obbedienza la pace”, ricordava come “l’obbedienza, intesa come volontà di Dio, costa a chi l’impone quanto a chi la esercita, e molto più quando si pensi alla responsabilità di chi comanda”. È questo senso di corresponsabilità nell’obbedire e nel comandare che è anche alla base della partecipazione alla Messa del Crisma e che nel corso degli anni in qualche modo si è appannato con defezioni sempre più evidenti. Luigi Moretti coglie questo momento liturgico per ricordare con le parole di S. Agostino che “la comunione tra i ministri ordinati e le altre membra del popolo di Dio è sempre essenziale e vitale alla stessa Chiesa che avanza nella storia tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio”.
Di sicuro il suo appello, presumibile occasione di commiato, non cadrà nel vuoto con la mobilitazione alla Messa crismale di mercoledì 17 aprile di tutte le componenti del Popolo di Dio della “Chiesa che è in Salerno-Campagna e Acerno”.

Una nota ai margini della nomina del successore. Si era già diffusa in diocesi la notizia della possibile nomina del successore di Moretti nella persona del vescovo ausiliare di Perugia, Paolo Giulietti, invitato a Salerno a guidare l’ultima processione di S. Matteo. Letta la circostanza come implicita investitura da cooptazione, la sua nomina il 19 gennaio ad arcivescovo di Lucca ha mandato in frantumi questa prospettiva. Intanto in diocesi si continua a pregare per il successore come richiesto da Moretti e sollecitato anche nella lettera in questione. Sarà, come sempre, lo Spirito a suggerire la scelta migliore per Salerno in qualche posto “tra S. Marta e dintorni”.

Nicola Russomando

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