IN CITTA'OmissisBoom di divorzi in Campania per intascare la mancia grillina

A scuola ci hanno insegnato la famosa formuletta: Cvd, ossia “Come volevasi dimostrare” per dire che, date certe premesse teoriche, un determinato risultato concreto sarà inevitabile. Esattamente come nel caso del reddito di cittadinanza applicato alla società italiana, monumentale pretesa di trasformare i «levantini in scandinavi» secondo una classificazione sociologico-letteraria forse datata ma efficace per rendere un concetto.

Ecco, allora, che a Napoli come a Palermo (tanto per limitare il discorso alle antiche capitali del Regno) i trucchi per incassare i famosi 780 euro al mese aggirando la pur rigida normativa che dovrebbe accompagnare il provvedimento, cominciano a venir fuori. Prendi Napoli: secondo una ricostruzione fatta ieri dal Mattino, siamo in presenza di un vero e proprio boom di domande di trasferimento di residenza anagrafica. Vale a dire che, come ampiamente previsto, si inizia a registrare un picco di richieste di variazioni che definire anomalo è forse troppo poco.
Si va dal venti ad oltre il trenta per cento in più di domande rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il che significa –come volevasi dimostrare- che il meccanismo della truffa si è messo in moto. La legge non vieta a nessuno di cambiar casa, il punto centrale rimane quello dei controlli: e qui casca l’asino, si vedrà.

Nella I Municipalità, ad esempio, le richieste nel solo mese di gennaio sono state 210, con un incremento pari al 30%, senza considerare che almeno un centinaio sono state già rigettate. Nella II invece siamo intorno al 24% di richieste in più. Il trend, ovviamente, è maggiore nelle aree periferiche della città, dove accanto al disagio economico giacciono migliaia di altri problemi non sempre a questo collegati.
A Scampia, quartiere che non ha più bisogno ormai di presentazioni e dove il 70% circa dei residenti risulta disoccupato, c’è non solo il cambio di residenza da considerare ma anche un altro escamotage appositamente “studiato”, cioè la cancellazione dallo stato di famiglia: nella prima settimana di febbraio, come d’incanto, una decina di persone ha fatto richiesta di non figurare più sul vecchio stato di famiglia dove, presumibilmente, compaiono altri membri potenziali destinatari della sciagurata provvidenza pensata dai 5S. In realtà il giochetto è abbastanza vecchio, come quello delle finte separazioni matrimoniali, spesso utilizzate per incassare assegni sociali, redditi di inclusione, povertà, invalidità et similia.

Svetta, tra altri, il caso di Milazzo in Sicilia, dove il sindaco si è trovato costretto ad allertare la Polizia municipale dinanzi alle imponenti file agli sportelli dell’Anagrafe. E, a proposito di sindaci, si capisce l’attrazione che il RdC esercita anche su certa politica da alcuni dettagli: il 10 febbraio, snobbando la commemorazione delle vittime delle foibe, il sindaco di Eboli (Sa), noto per un’inclinazione particolarmente clientelare, è sceso in piazza accanto ai 5S (con regolare codazzo di figure ambigue) per spiegare ai cittadini come e dove presentarsi per ottenere i soldi.
* dal quotidiano “Libero” 

 

Peppe Rinaldi

Peppe Rinaldi

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