OmissisPapà Di Maio indagato per abbandono di rifiuti

Antonio Di Maio, illustre papà di uno dei due vice-primo ministro, è finito sotto indagine per «abbandono incontrollato di rifiuti». Saltando a pie’ pari una naturale ironia satirica che proromperebbe incrociando l’ipotesi di reato e la discendenza dell’indagato, tutto risale ai primi di questo mese quando lo spazio della cronaca politica venne occupato dalle vicissitudini familiari del Giggino da Pomigliano d’Arco: il papà del leader politico dei 5 Stelle avrebbe, in pratica, abbandonato in un appezzamento di terreno nel vicino comune di Mariglianella alcuni calcinacci, materiale di risulta da opere murarie, una vecchia carriola e un bidone. La tagliola della legge non s’è fatta attendere e, a dimostrazione del fatto che questa non guardi in faccia a nessuno, ecco che il corollario è immediatamente scattato: apertura di un fascicolo di indagine per la ipotesi di reato in apertura richiamata. Nessun abuso edilizio è contestato a papà Antonio, costretto –come abbiamo potuto visto in quei giorni- ad un umiliante autodafé via Facebook su presumibile impulso filiale.

L’abuso edilizio è un reato già più strutturato e l’esclusione di questa ipotesi, al momento, è desumibile dal fatto che nessun organo di polizia giudiziaria ha avanzato istanza di sequestro alla procura di Nola, competente per territorio, del manufatto ricadente sul terreno che sarebbe stato ampliato senza i necessari permessi. Il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Nola, il dottor Critelli, ha per ora soltanto disposto il sequestro dell’area e formulato l’ipotesi di «abbandono incontrollato di rifiuti». Ora Antonio Di Maio è in attesa delle prescrizioni dell’Arpac (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente in Campania) per rimuovere quel materiale. Naturalmente, ci sarà da versare la relativa ammenda.
Ma questa non è l’unica notizia di giornata sulle vicissitudini –chiamiamole così- della famiglia del geometra pomiglianese col figlio famoso. Nei giorni scorsi s’è tanto parlato anche della “Ardima srl”, società di costruzioni edili a conduzione e partecipazione tutta familiare, all’interno della quale il super ministro a 5 Stelle possedeva sue proprie quote percentuali (il 50% insieme alla sorella Rosalba). Senonché emerse, nelle pieghe della canea già ferocemente partita, che questa srl si servì in passato di operai senza la obbligatoria copertura assicurativa e previdenziale, in pratica a nero. Lo denunciarono quattro ex dipendenti attraverso la trasmissione Mediaset Le Iene. Anche su questo versante sarebbero attese le determinazioni del procuratore capo di Nola, Annamaria Lucchetta.
Ebbene, il quattro dicembre scorso, nello studio napoletano del notaio Oreste Coppola, si è tenuta una riunione di famiglia (e, quindi, di soci) per provvedere all’annunciato scioglimento e alla relativa messa in liquidazione della “Ardima srl”. Erano presenti Giuseppe Di Maio, fratello di Luigi, amministratore unico della società, il vice premier e la sorella Rosalba. Giuseppe è stato anche nominato liquidatore dell’Ardima.
*dal quotidiano “Libero” del 21 dicembre 2018

 

Peppe Rinaldi

Peppe Rinaldi

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