IN CITTA'Eboli: quando il sindaco surclassa anche Babbo Natale

Venghino signori, venghino. Chi abbia necessità private, problemi familiari, scarsità di mezzi, povertà acclarata od incipiente oppure non sappia come fare per trascorrere almeno il Natale con qualche soldo in tasca, non se ne adonti più di tanto: c’è il sindaco per questo, basta compilare una semplice richiesta, indirizzarla all’ufficio giusto, protocollarla al comune e zac, la testa al toro è sorprendentemente tagliata. Il Natale è svoltato, prossimo appuntamento a Pasqua. Per eventuali maggiori informazioni cercare sul web, dove girano già alcuni moduli prestampati.

Altro che reddito di cittadinanza, qui siamo allo Zenit del laurismo: tu mi chiedi una scarpa, io te ne regalo subito due e molto prima del voto. Ironia a parte, quanto sta accadendo nel palazzo ebolitano assume i contorni farseschi di un’epopea sinora inedita: circa dieci determine di pagamento in favore di nuclei familiari cosiddetti bisognosi per importi che variano dai 300 ai 700 euro. In favore di chi? I nomi non abbiamo potuto visionarli (almeno non ancora) perché –giustamente- c’è la privacy. Sono tutti puntati ma, a giudicare dalle lettere, rimandano a quei ceppi familiari locali distintisi nel corso dei decenni per impegno e sacrificio in favore della collettività. Presumibilmente tutti, o quasi, provenienti da quei nuclei di zingari (tra rom e sinti) incistati sul territorio grazie alla “visione” di un vecchio notabilato comunista e che vivono sul groppone di tutti ricevendo gratuitamente assistenza sanitaria, scolastica per i propri figli, alloggi pubblici e un numero indeterminato di assegni sociali, pacchi per i “poveri”, redditi di inclusione etc.

In cambio, inondano la città (specie da quando un altro comunista indigeno, il nostro amico Gerardo Rosania, ebbe la geniale idea di metterli tutti insieme in piazza Borgo, sorgente di una piccola Scampia che le autorità fanno finta di non vedere), molti girano in auto di lusso, moto, giocano al Lotto, fumano in continuazione, hanno spesso i capelli freschi da parrucchiere, comprano Play Station e cellulari all’ultimo grido, Tv da duemila pollici etc. Insomma l’ideal tipo dell’elettore di Cariello che, peraltro, con queste gruppi pare abbia anche antichi legami costruiti su comunioni, cresime, battesimi e via clientelando. La povertà vera è altra cosa. Inutile ora ripetere che per far fronte a situazioni di disagio estremo esistano strade, uffici specifici e procedure normative da rispettare, è banale solo sottolinearlo. Le Cronache ha potuto visionare una delle richieste, era di una donna, dichiarata madre di «due figli piccoli, in condizioni familiari precarie e –udite udite- col marito agli arresti domiciliari, chiedo 500 euro etc….». Se ne deduce che se il marito non fosse stato ai domiciliari la richiesta non sarebbe partita: va da sé che avrebbe provveduto lui al fabbisogno familiare, sicuramente non andando per campi e cantieri a cercar lavoro. E qui ci fermiamo per carità di patria.
* dal quotidiano “Le Cronache” del 21 dicembre 2018

 

Peppe Rinaldi

Peppe Rinaldi

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