AGORA'OmissisCaso Ises: intimidazioni a un teste d’indagine

Auto danneggiata, è la terza volta. Indagano i Cc di Eboli e Montecorvino. Le false dichiarazioni alla Gdf e le manovre in corso per la variante urbanistica per la nuova sede. Spifferi dalla Regione Campania: persi 1,7 milioni del finanziamento Ue per la Casa del Pellegrino?

 

Un blocco di cemento sul cofano dell’auto, la targa anteriore strappata quasi del tutto, vetri e fanali rotti. E’ successo subito dopo Pasqua a un teste dell’inchiesta Ises, quella più “pesante” tra le due ufficialmente in corso, coordinata dal pm Marco Silvio Guarriello, ancora in fase di approfondimento. L’altra è diretta dal pm Valleverdina Cassaniello ed è limitata, per quanto se ne riesca a sapere, alle sole vicende della Casa del Pellegrino cosiddetta (cioè il luogo di detenzione illegale, sul centro storico di Eboli, di venti disabili) per la qual cosa pare sia stato perso definitivamente il residuo milione e 700 mila euro del finanziamento comunitario proprio a causa della sconsideratezza amministrativa contrabbandata per necessaria continuità assistenziale.

Tornando alla cronaca corrente, si registra questo strano fatto in danno di uno dei testi dell’indagine: non è la prima volta, già alcuni mesi fa l’autovettura della stessa persona fu danneggiata e prima ancora il parabrezza intero fu misteriosamente mandato in frantumi. Sul fatto indagano i carabinieri di Eboli e quelli di Montecorvino Rovella, luogo in cui s’è consumato l’ultimo episodio.

Non sappiamo cosa ci sia dietro né, ovviamente, si può affermare con scioltezza che vi sia una relazione tra la vicenda Ises e questi atti di violenza: sta di fatto che, messi in fila, gli eventi appaiono assumere una loro autonoma logica dal momento che, per quanto risulti a questo giornale, non vi sarebbero altri fatti riconducibili a faccende private. Poi, certo, le cose si capiranno. Se si capiranno. Va altresì evidenziata un dato, attraverso un interrogativo: ma che diavolo succede in questa storiaccia? Essendo un habitat – quello delle società private in convenzione col pubblico- dove in prospettiva girano soldi, tanti soldi, c’è qualcuno disposto a giurare di escludere si possa minacciare, intimidire, spaventare chi rema in direzione contraria o racconti alle autorità quanto avvenuto?

Due anni fa assistemmo ad una storia ancora non chiarita, ove fosse da esserlo: la classica busta con lettera minatoria e proiettile indirizzata -peraltro in maniera atipica con un “lancio” della busta stessa nella guardiania della vecchia sede della coop in Piazza Pendino e non via posta- all’allora presidente Tullio Gaeta, che sarebbe poi la stessa persona che oggi guida la “Nuova Ises” dopo aver «misteriosamente» chiesto la liquidazione coatta della prima, circostanza su cui pure gli inquirenti (leggi il pm Guarriello) stanno indagando nell’ambito della più larga inchiesta sullo sforamento dei tetti di spesa delle strutture accreditate di cui abbiamo scritto nei giorni scorsi e che registra, sinora, circa 40 indagati tra dirigenti di via Nizza ed imprenditori.

Come sia andata a finire e chi possa essere stato ad intimidire il vecchio/nuovo presidente della coop non lo sappiamo, almeno non ancora ma anche qui nessuno può escludere colpi di scena dal momento che lo stesso Gaeta è stato sottoposto ad intercettazione per diversi mesi insieme al vicepresidente (pure lui attuale e pregresso nella medesima dinamica societaria) Giovanni Bellantonio, cognato del regista del film sulla distruzione programmata della precedente struttura ed ex sindaco di Eboli Martino Melchionda, e all’ex dominus dell’Ises Antonio Salzano, a sua volta inguaiato per la storia del centro “Tre Torri” di Albanella, il ribattezzato “Ises bonsai”, tentativo estremo di continuare a fare quel che si faceva prima ma in scala ridotta e delocalizzata. Negli atti di indagine colpisce un dettaglio: Bellantonio e Salzano disponevano di numerose utenze cellulari, cinque il primo e ben sette il secondo, tutte tracciate dagli uomini della Guardia di Finanza. Verosimilmente, avevano molto da discutere e un solo dispositivo appariva insufficiente. Così come colpisce la circostanza delle false dichiarazioni rese in sede di “interrogatorio” dei primi due, che hanno risposto a precisa domanda dei finanzieri (delegati dal pm) di «non sapere se vi fossero tra i dirigenti e/o soci della coop parenti o affini a personaggi politici di livello locale e/o nazionale». Sanno anche le pietre che proprio Bellantonio (che ha, ancora, dichiarato di non sapere perché alcune poste mancassero nel vecchio bilancio cooperativo nonostante fosse membro del relativo Cda) è cognato della presunta mente di tutta l’operazione, vale a dire l’ex sindaco Melchionda.

Ora le attenzioni sono concentrate sull’altro grande imbroglio in corso (un certo senso di impunità appare incoraggiato quasi…), cioè la trasformazione di un palazzo degli anni 60/70, già sede di uno storico e glorioso mobilificio (Fulgione&Merola, stimati imprenditori ebolitani ma oggi con diverse parentele tra l’establishment politico locale) in struttura sanitaria diurna e notturna. Un business significativo con un obiettivo preciso: riuscire a farlo diventare struttura sanitaria indipendentemente da come andrà a finire la storia della cooperativa per disabili. Un business nel quale sta cercando di fare la parte del leone l’attuale sindaco, Massimo Cariello, che sputa un giorno sì e l’altro pure in testa ai consiglieri comunali, precettati a votare la variante urbanistica nonostante la plateale illegalità dell’operazione: un modo come un altro per comprare altre rogne penali e infiniti guai contabili e amministrativi. Contenti loro, anche se qualcuno recalcitra tra i consiglieri di maggioranza. Essendo questione di attributi, vedremo (e racconteremo) chi ne abbia fatto pubblica mostra.
dal quotidiano “Le Cronache” del 9 aprile 2018

 

Peppe Rinaldi

Peppe Rinaldi

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