AGORA'OmissisEboli, caso Ises: Cariello sotto scacco

Il gruppo Udc non intenderebbe avallare il trasferimento della coop in un palazzo privato: caos in maggioranza tra voci di nuovi avvisi di garanzia e furibondi litigi. Don Enzo Caponigro intanto non dà tregua al sindaco e presenta un altro esposto

 

Se non ci fosse da piangere ci sarebbe solo da ridere. L’amministrazione di Eboli, e con essa il consiglio comunale ove ne appoggi ancora le decisioni, si avvia a surclassare quell’aula parlamentare che pochi anni fa votò una mozione in cui si sosteneva che la famosa Ruby Rubacuori, giovane e procace marocchina in confidenza -diciamo- con l’allora premier Berlusconi, fosse realmente la nipote dell’ex ras egiziano Mubarak. Pur di portare a termine il disegno di “salvataggio” dell’ex Ises, il sindaco Cariello pare stia tentando di imporre al consiglio un altro atto formale che dichiari di «interesse pubblico» il cambio di destinazione d’uso di un immobile privato qual è il palazzo della “Effe&Emme Immobiliare srl”. Straparla di leggi, di precedenti giuridici, di casi analoghi, chissà chi gliel’ha consigliato. In realtà è un nuovo atto illegale, uno dei tanti che si susseguono tra i corridoi del comune, dell’Asl e degli altri organi di controllo, tra azioni ed omissioni. Le nuove puntate della telenovela le stanno scrivendo adesso non solo il sindaco ma pure alcuni dirigenti comunali che si arrischiano a mettere nero su bianco che «Ruby è veramente la nipote di Mubarak», vale a dire che una plateale operazione illecita vada fatta «nell’interesse pubblico». L’unico interesse che in realtà si profila è quello –comprensibile- dei proprietari dell’edificio, che dalla sera alla mattina vedrebbero triplicare il valore dell’immobile, e di chi sta propiziando la sortita.
Intanto il combattivo sacerdote ebolitano, don Enzo Caponigro, non dà tregua al primo cittadino e continua la sua battaglia dopo aver piantato un paio di bandierine sulla vicenda della Casa del Pellegrino: lunedì scorso ha consegnato un corposo esposto al presidente della Commissione controllo e garanzia, Antonio Petrone, per portare a conoscenza il resto dei consiglieri dei guai che stanno «organizzando» amministrazione, dove pure siedono persone di tutto rispetto, e protagonisti vari di contorno.
Leggendo Il Mattino degli ultimi giorni siamo venuti a conoscenza che un gruppo di consiglieri recalcitra e non intende avallare in aula la squilibrata manovra: un po’ per paura, un po’ per ottenere qualcosa in cambio e un po’ per senso di responsabilità il gruppetto riferibile oggi all’area Udc pare non ne voglia sapere. E sarebbe –forse- la loro salvezza in limine mortis, visto che questa storia non può che finire male. Malissimo. Delle considerazioni di improbabili sindacati inutile dire.

Ora, a valle del perdurante sequestro di venti disabili privi di qualsiasi tutela confinati ancora sul centro polifunzionale e di una serie infinita di reati compiuti a cavallo delle due amministrazioni comunali recenti -che su questa storia hanno una continuità precisa- e dei papocchi societari organizzati da una compagine che ha sinora causato almeno 12 milioni di danni sui quali, seppur stancamente, sta facendo luce la procura di Salerno (si vocifera di una notifica dell’avviso di conclusione indagini agli indagati del pm Cassaniello, la giunta e due funzionari) si aggiunge la nuova truffa del cambio di destinazione d’uso del palazzo Fulgione & Merola: per non tediare i lettori con troppi dati tecnici, si sappia solo che anche la procedura avviata dall’ingegnere Barrella, dirigente del settore, presenta mille stranezze. A partire dalla mancata chiusura della Scia con cui si comunica l’avvio del procedimento agli oneri di urbanizzazione non versati (si calcola in alcune centinaia di migliaia di euro il regalo che Cariello starebbe facendo ai privati con la trovata dell’«interesse pubblico»), ai falsi contenuti negli atti relativi alla destinazione d’uso iniziale (l’immobile, benché predisposto parzialmente all’uopo dall’ex sindaco Melchionda, non è mai stato a destinazione sanitaria) all’individuazione forzata del cespite nonostante le aree destinate siano altrove. I proprietari delle zone sanitarie previste dal vigente Puc sono infatti pronti a far piovere denunce contro chi avallerà con la firma o con il voto l’operazione.
Anche sui lavori edilizi dell’edificio spira un vento pericoloso dal momento che il tutto sarebbe stato affidato, seppur per interposta impresa, ad un membro della maggioranza che di mestiere fa il costruttore: per non dire poi dell’ingente quantità di danaro che sarebbe stato speso (con i soldi di chi, dello specialista di badanti siculo-meneghino che vantava pubblicamente rapporti privilegiati con il governatore De Luca?) già per l’installazione di pannelli in carton gesso interni al palazzo della Effe&Emme, dell’utilizzo di progettisti già compromessi con la vecchia Ises e molto altro. Insomma, truffa dopo truffa, falso dopo falso, abuso dopo abuso, stanno andandosi a schiantare contro un muro. Vedremo.

DON ENZO RISPONDE A TONO: «DA 9 MESI NON PAGANO IL FITTO»

Il sindaco di Eboli, non sapendo forse come uscirsene dall’assedio cui si è consegnato, ha sparato una delle sue. A Li.Ra.Tv e al Mattino ha detto che «Don Enzo dovrebbe pensare a fare il prete, dedicarsi ai deboli. Voleva la Casa del Pellegrino e l’abbiamo fatto, se continua significa allora che gatta ci cova».
Premesso che la Casa del Pellegrino è ancora nella medesima situazione di prima (anzi è peggiorata) vien da pensare che «gatta ci covi» al contrario dinanzi alla pretesa di trascinare una intera rappresentanza cittadina nella melma. Echeggia, invero, la geniale trovata del divieto di elemosina in città mediante apposita ordinanza: probabilmente della «elemosina» si pretende una sorta di monopolio volendo dare fede cieca alle innumerevoli voci di richieste di “contributi” a questa e quell’altra azienda operante sul territorio nell’interesse della città.

Don Enzo, che non ha certo bisogno di avvocati difensori, ha diffuso ieri una nota molto significativa di replica alle farneticazioni istituzionali.

«Egregio sindaco, stamattina mi è capitato di leggere su un quotidiano di cronaca locale una Sua affermazione che mi riguarda, peraltro non nuova perché di facile “consumismo” politico , quale : “un prete dovrebbe schierarsi con i più deboli, essere accanto agli operatori che rischiano il lavoro …. “. In Italia si stanno verificando –negli ultimi vent’anni, in Italia, nella nostra Eboli- fatti gravi, che ci allontanano dal quadro che avevano disegnato Dossetti, De Gasperi, La Pira e gli altri Padri costituenti anche laici e comunisti. Il sacerdote, a mio parere, non deve discostarsi dagli insegnamenti Evangelici, esercitarli nella vita pratica quotidiana per sempre meglio operare, per sanare i “mali morali” e spirituali. Il Ministro di Dio, per compiere l’alta missione che Gesù gli ha affidato, deve possedere l’amore per le anime, la mitezza, l’umiltà di cuore, lo zelo e l’abnegazione. Il posto di un prete, di un anziano prete come me. è fra la gente: in chiesa, per strada, in fabbrica, a scuola, ovunque ci sia bisogno di lui, ovunque la gente soffra, lavori, si organizzi, lotti per i propri diritti e la propria dignità. «Alzatevi!» dice papa Francesco.

In più occasioni ho riferito la mia solidarietà ai lavoratori dell’Ises, ma esprimendo nel contempo totale dissenso su procedure poste in atto – con estrema imprudenza, quali quelle di questi giorni -, votate a pieno e sicuro insuccesso. Debbo ricordarLe che l’Amministratore pubblico, deve rendere produttivi i beni della collettività che gli sono stati affidati, altrimenti la cosa pubblica va a rotoli. Non intromettersi -e a che titolo ?- in attività private che hanno per anni dissestato la loro azienda. Infine, le risulta o meno che l’Ises non paga il fitto da 9 mesi (90.000 euro) ? E perché ? Don Enzo Caponigro. 
dal quotidiano “Le Cronache” del 22 marzo 2018

 

 

Peppe Rinaldi

Peppe Rinaldi

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