Il Pd candida un governatore che è già a rischio decadenza

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De Luca vittoria primarie

E adesso c’è da capire come si regoleranno con la legge Severino. In questo senso, la vittoria di Vincenzo De Luca alla primarie del Pd in vista della corsa alla presidenza della Regione Campania - lui, sindaco decaduto di Salerno dopo la condanna in primo grado per abuso d’ufficio - mette il partito in non leggero imbarazzo. Perché, in caso di elezione a governatore gli imporrebbe di non poter esercitare per un certo numero di mesi, proprio per effetto della pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici.

 

Barzelletta primarie, l'sms del braccio destro di De Luca: «Portate al voto minorenni e stranieri»

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Stranieri in fila Primarie Pd

Non potranno votare alle elezioni vere perché non ne hanno diritto, però far fare loro un giretto democratico sulla giostra delle primarie regala sempre un brivido di civica correttezza. Pazienza se poi è tutta un bluff. Sedicenni italiani e stranieri di ogni età, che per la legge non hanno i requisiti per l’elettorato attivo, sono mobilitati per concorrere alla famosa festa della democrazia: che in genere, la festa la fa alla regolarità della gara. 

Centro sanitario abusivo: scena muta di un vice prefetto

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Eboli Municipio

Tra i cinque lettori di Cronache ci sarà qualcuno che abbia avuto a che fare con la pubblica amministrazione. Un’autorizzazione, un permesso, una certificazione obbligatoria, una commissione che deve valutare una domanda, un progetto, la planimetria di un’attività commerciale, un laboratorio, le autorizzazioni sanitarie, il timbro, il bollo, la firma. Insomma, qualcuno che sappia cosa sia l’infernale macchina burocratica, quanta vita succhi alle persone e quante risorse alle imprese, da qualche parte esisterà, come saprà anche dei guai che ne discendono.

 

Un secolo e mezzo di galera alla "Libera repubblica della Maddalena»

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No Tav sentenza proteste

Quasi un secolo e mezzo di carcere. Precisamente, 142 anni e 7 mesi. Tanti ne sono stati inflitti dal tribunale di Torino ai 53 indagati (47 condanne e 6 assoluzioni) per gli scontri in Val di Susa dell’inizio estate 2011: meno dei 193 che avevano chiesto i pm per attivisti No Tav e antagonisti vari piovuti da ogni parte d’Italia a Chiomonte per bloccare la Torino-Lione ad alta velocità. L’Europa minacciava di revocare i finanziamenti se entro il 30 giugno l’opera non fosse stata avviata secondo procedura.