OMISSIS
Peppe Rinaldi

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L'ex coop deve oltre 2 milioni ai due enti ma in via Nizza si inventano un “mandato diretto” e il 28 giugno erogano i fondi. Ma De Luca non doveva “cambiare tutto?”

Il sindaco è assediato dalla sua maggioranza per il guazzabuglio sulla Casa del Pellegrino. Mentre l'Asl non sa come uscirsene pure sul caso del centro “Tre Torri” di Albanella, gestito dall'ex gruppo dirigente Ises: non si trovano più le carte. Mistero buffo?

E' tutto in quei “De Luca ci dicesse”, “De Luca lo spiegasse”, “De Luca la smettesse” e “ De Luca andasse” il primo ostacolo da superare quando ben ti disponi verso i segni dell'avanzata post murattiana a 5 Stelle in Campania: proprio là dove le continue esortazioni al governatore della seconda regione d'Italia vengono affidate al congiuntivo meno rassicurante. Con effetti autoevidenti, in una regione, peraltro, rimasta tendenzialmente sanfedista.

L'anti-frode di Bruxelles si muove sui fondi per la Casa del Pellegrino. Comune e Asl vanno avanti: il pasticcio in Cassazione tra “promesse” di altri soldi e accreditamenti impossibili dopo l'incontro con De Luca.

Se a soli sedici anni sia “un elemento di spicco del clan”, espressione spesso elargita con generosità, è ancora tutto da vedere. Che, però, il ragazzino finito ieri in manette nel napoletano abbia prima pensato e poi agito come un camorrista bell'e finito, sembrano non esserci dubbi: almeno stando alle risultanze investigative dei carabinieri di Castello di Cisterna, che hanno dato esecuzione ad un ordine di custodia cautelare emesso dal giudice per le indagini preliminari presso il tribunale dei minori di Napoli.

“Villa dei fiori” di Nocera disposta a prendere in carico fino a 25 pazienti dell'ex coop: crolla la tesi dei “posti che non ci sono”. Il sindaco Cariello e il commissario Innocente producono nuovi atti e prorogano al 30 giugno la convenzione con la Casa del Pellegrino. Cammarano entra nella faida locale a 5 Stelle e va dal Prefetto.

Un filone sulla vecchia gestione ed uno sulla Casa del Pellegrino: sentiti già tre testimoni, un altro convocato per il 26. La giunta Cariello modifica in proprio la destinazione urbanistica del centro polifunzionale con una delibera.

Annullata con rinvio al giudice civile l'assoluzione in appello della religiosa e degli altri indagati per gli abusi all'asilo “Paolo VI” di Vallo: i fatti ci furono, ora risarcire il danno. Parole di fuoco in udienza verso la Corte d'Appello di Salerno

Interrogazione del consigliere Cammarano promossa dal Meet up ebolitano. Tensioni in rete e annunci di querele. Spunta anche l'ex finanziere Voza, leader di un altro gruppo grillino

2,8 milioni di euro versati “a tempo scaduto” all'ex coop Ises. Una funzionaria di via Nizza, a capo di un ufficio diverso e firmando gli atti da sola, liquida in 15 giorni somme a cinque zeri, aggirando la decadenza del rapporto con il centro. Soldi che i dipendenti, da due anni senza stipendio, manco hanno visto.

Scoperta un'altra organizzazione dedita alla sofisticazione del latte per la produzione della mozzarella di bufala campana. Parliamo di quella casertana, zona originaria del formaggio insieme alla provincia di Salerno. Il gip di Santa Maria Capua Vetere ha autorizzato dieci misure cautelari (cinque ai domiciliari, il resto con interdizioni varie) nei confronti di un gruppo di imprenditori operanti tra Napoli e Caserta. Tra i soggetti colpiti figurano anche storici rappresentanti del “Consorzio produttori mozzarella di bufala campana dop”: si tratta degli omonimi amministratori del caseificio “Bellopede&Golino” di Marcianise, da venerdì agli arresti domiciliari. A breve dovrebbe scattare anche il provvedimento di sospensione dalla carica sociale nell'ente.

Duemila abitanti e una grande ambizione: essere il primo posto d'Italia ad inaugurare un bagno pubblico “No gender”, dove, cioè, la si può far seduti oppure in piedi a seconda di come si è o ci si senta. Dentro. Ma pure fuori. Il primato è raggiunto: la pubblica latrina che non discrimina sarà infatti inaugurata oggi alle 10 a Ospedaletto d'Alpinolo, provincia di Avellino, splendida area irpina interna elevatasi al rango di una Los Angeles o di una Toronto quanto ad avanguardie civili cosiddette.

Crolla tutto nel mondo, tranne la disinvoltura con cui le persone, cambiando ruolo, cambiano pure idea. Prendi il caso di Pompei, il sito archeologico più visitato al mondo nonostante la ricorrente sciatteria polemica tra i vari protagonisti della scena, istituzioni comprese: ieri è crollato un altro metro quadrato e mezzo di muretto, probabilmente sotto i colpi dell'incuria (o del tempo?), ma a chiedere le dimissioni del ministro della Cultura nessuno sembra essersi affrettato.

Dici ospedale “Cardarelli” di Napoli e immagini due cose: antica e gloriosa scuola di medici e chirurghi da una parte, reparti intasati e ammalati su barelle in corridoio dall'altra. Ora, però, siamo alle sale operatorie trasformate in corsie.

L'ex finanziere Angelo Voza alla sbarra a Napoli per un'altra diffamazione aggravata: mandava mail dicendo di essere vittima della macchina del fango. I giudici invece hanno indagato lui. La vera storia del grillino ossessionato da “Le Cronache” che grida al complotto e pubblica commoventi scritti da vittima perfetta. O quasi.

E' accaduto ancora, per fortuna anche stavolta non raccontiamo di tragedie: ma nulla esclude che un giorno si potrà essere costretti a farlo. Dagli eventi. Un disabile tra i 26 ospiti nei locali dell'ex cooperativa Ises di piazza Pendino di Eboli, ha dato in escandescenze. E' successo poco prima di fine d'anno. Si tratta di un paziente originario di Pozzuoli, con ritardo mentale e forti disturbi di comportamento, in trattamento con psicofarmaci cui nessuna autorità medica da circa due anni offre (né potrebbe) copertura legale. Sappiamo tutti perché, lo scriviamo da tempo.

La procura generale ferma il sindaco partenopeo De Magistris: non può fare appello contro l'assoluzione delle persone che aveva accusato del complotto contro di lui per sfilargli le inchieste. Non era vero nulla, i giudici salernitani avevano visto giusto. I 70 esposti raccolti dall'ex pm Gabriella Nuzzi all'origine di un processo "fotocopia" di quello già naufragato in Calabria: Giggino a ottobre insisteva ancora, la sberla arriva in una sola settimana

E' una delle eccellenze della pediatria e della neonatologia non soltanto del Mezzogiorno ma, in ossequio forse al proverbiale “Paradiso popolato da dèmoni” rappresentato dalla città che lo ospita, l'ospedale “Santobono” di Napoli si trova alle prese con carenze strutturali e di personale preoccupanti. Lo ha raccontato ieri l'edizione napoletana di Repubblica. Bambini sulle barelle, mamme accovacciate in ogni angolo, pochi infermieri, addirittura scarseggerebbero gli erogatori per l'ossigeno, l'Abc per un reparto con un'utenza particolarmente delicata come i bambini.

Caro presidente De Luca, abbiamo un po' di nausea. No, non quella di Sartre, anche se il vecchio filosofo esistenzialista c'azzecca molto con lo spettacolo commovente di queste ore, vista l'influenza su molte delle menti che da un paio di giorni allietano i rari spazi vuoti delle nostre giornate. E poi, l'età dell'adolescenza l'abbiamo superata da un pezzo. La nausea circolante adesso è, invece, quella di chi è reduce da un bella sbornia, una di quelle prese in memorabili serate con gli amici e che, a volte, degenerano in conati insopprimibili. Ecco, a furia di leggere e rileggere le reazioni alla sua meravigliosa esternazione a Matrix, se ne ricava lo stesso effetto, stomaco in subbuglio e gas risorgenti, lucidità mentale compresa.

De Luca prenda nota: in un triennio a Salerno sono stati pagati stipendi con molti zeri per i soli medici e dirigenti. Su circa 2100 dipendenti di fascia fa una media pro capite di 7500 euro al mese. E nel conto non ci sono impiegati, infermieri e servizi esterni. Con una sanità che presenta queste medie dovrebbe essere tutto una "clinica svizzera". È così?

Le leggi fanno cultura. E la cultura produce leggi. In mezzo c'è quello che chiamiamo principio di realtà: che non sempre va d'accordo con le une o con l'altra, anzi. Prendi le ultime quarantotto ore: a Napoli un poliziotto intima l'alt ad una coppia su uno scooter, questi neppure si pongono il problema e passano letteralmente sul corpo del poliziotto. In Veneto, un carabiniere fuori servizio intercetta un'auto in fuga da un posto di blocco ma ne rimedia una gragnuola di pugni e calci da tre zingari di etnia sinti.

Retribuzioni record all'Asl: 325 mila euro ad un solo medico in un anno. I numeri indicano che ha lavorato 15 ore al giorno per 365 giorni: è tecnicamente e umanamente possibile?Come funziona il meccanismo, le voci e gli elenchi pubblici di via Nizza. Paghiamo quasi 200 milioni solo per gli stipendi dei dirigenti.

Tre sigle provinciali hanno scritto al commissario liquidatore della coop impegnandosi per l'elemosina ai pazienti disabili: che continuano ad essere sotto sequestro nell'indifferenza generale. Mentre si aspetta il 22 per lo sfratto. Le responsabilità di Cariello e i tre pazienti morti negli ultimi anni.

Transazione tra l'azienda di via Nizza e il noto centro di Pellezzano, "Cedisa", per quattro anni di prestazioni autorizzate da un contratto che non compare agli atti. Il centro ha contenziosi milionari con il Ssr.

Il "cerchio magico" di via Nizza finisce sotto i riflettori: dodici dipendenti di via Nizza presenterebbero anomalie nel proprio reddito. Un impiegato ha incassato nel 2015 quasi 140mila euro. Tre le macroaree interessate finora.

Una commissione di valutazione si riunisce alle 3,30 di notte per i quiz: poi esce e fa 40 km fino a Fisciano con i plichi. Un ricorso al Tar svela il grottesco e l'opaco nella dinamica di un concorso già chiacchierato. Ma i giudici da un anno non fissano l'udienza.

Non si capisce cos’altro debba accadere prima che qualcuno si decida ad intervenire. L’Ises, ormai ex cooperativa per il trattamento dei disabili, è senza energia elettrica da diverse ore. Pare che un paio di bollette non siano state onorate. Salvo smentite notturne e/o cambiamenti di rotta finali le cose sono andate in questo modo.

C’è un metodo antico per farsi un’idea del livello di civiltà raggiunto: osservare le condizioni igieniche della «ritirata», la francese toilette, il latino cesso, l’italianissimo bagno. E’ qui che capisci come funziona il resto dell’organizzazione. Vale per il privato, vale per il pubblico. Dando ciò per buono, la meravigliosa reggia di Caserta sembrerebbe non passarsela bene. Ne ha parlato qualche giorno fa l’edizione casertana del Mattino.

In principio erano circa ottocento: oggi ne sono rimasti poco meno di seicento. Una legione di assenteisti, piccolo corpo d’armata di dipendenti pubblici decisi a scansarsi la trincea del lavoro in qualsiasi modo. Parliamo di infermieri, medici, sindacalisti, impiegati amministrativi e dei servizi, ausiliari, di livello alto e meno alto, tutti concentrati in un’unica struttura pubblica. Si tratta dell’azienda ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, la seconda della Campania, da qualche mese impigliata nella rete della magistratura per le proporzioni dell’italico vizietto: numeri giganteschi, in valore assoluto e relativo.

Purtroppo è così. Di fatto e, forse, anche di diritto. Ci sono 25 disabili sospesi nel limbo, tecnicamente «sequestrati» all’interno di una struttura, peraltro fuori legge. Che, infatti, dovrebbe essere chiusa, come chiuse sono state mille altre attività, spesso per motivazioni infinitamente più leggere rispetto al quadro generale del centro Ises di Eboli (nella foto).

Arcobaleni pieni e urne vuote. I trans non tirano. Almeno non in senso elettorale. Il verdetto delle urne è impietoso per la nutrita pattuglia di candidati estratti dall' universo Lgbt, queer, gender fluid e sfumature varie. Quasi una discriminazione, verrebbe da pensare, osservando l' esito delle votazioni in Campania

E’ riuscito a sferrare la prima zampata il vecchio leone della politica meridionale. Clemente Mastella passa al secondo turno e pianta la bandierina sulla strada per Palazzo Mosti, sede del comune di Benevento. Se la tendenza dello spoglio non si ribalterà nel corso della notte, dovrà vedersela con quel Raffaele Del Vecchio, vicesindaco Pd da dieci anni, col quale ha duellato aspramente in campagna elettorale. I 5 Stelle, che schieravano l’insegnante Arianna Farese, non riescono a realizzare il sogno che sembrava a portata di mano dopo i trionfi delle Politiche del 2013 (col 26,9%), delle Europee 2014 (25,8%) per non dire delle Regionali scorse, quando divennero il primo partito con il 26,9% dei consensi.

Nella nuova “caput mundi” della politica della Campania, a Salerno, le cose apparivano già segnate. Se la tendenza emersa dalle urne nelle prime ore non dovesse cambiar rotta per un beffardo gioco di nomi e parole il nuovo sindaco di Salerno si chiamerà Napoli. Con questi numeri, secondo i primi exit poll diffusi nell’immediatezza della chiusura delle urne: a lui tra il 55 e il 60% (nella notte poi diventerà quasi il 71%, ndr), a  Roberto Celano, appoggiato da un pezzo di centrodestra, è andato invece tra il 13 e il 16% (che dopo si ridurrà a poco meno del 10%, ndr). Il resto a seguire.

Un tempo lavoravano negli stabilimenti della «Marzotto Sud» (nella foto) sulla famosa via di Salerno dedicata al liberatore che qui lasciò il segno più di settanta anni fa, il generale americano Clark. Poi sono andati in pensione: qualcuno s’è ammalato, altri fortunatamente no, tutti sono stati esposti all’amianto. Perciò l’Inps riconobbe loro una sorta di indennità aggiuntiva alla pensione, considerando quella circostanza accertata.

Cos’hanno in comune Gigi D’Alessio e Ciriaco De Mita? Eccezion fatta per la comune provenienza regionale e sorvolando sull’abissale differenza “antropologica”, teoricamente -e praticamente- nulla. Senonché i due si trovano a condividere un’analoga circostanza: un rapporto particolare (diciamo così) con la Siae, la società italiana che intermedia i diritti d’autore.

Si è chiusa con un’archiviazione l’indagine aperta tre anni fa dalla procura della repubblica di Salerno sul presidente del conservatorio musicale “G. Martucci” di Salerno, Franco Massimo Lanocita. Il giudice per le indagini preliminari, Ubaldo Perrotta, accogliendo l’analoga istanza del pubblico ministero, ha sciolto la riserva cinque giorni fa, dopo l’udienza preliminare del 19 maggio.

«In Italia sono tutti estremisti: per prudenza». Lo scrisse Leo Longanesi anni fa, parlava d’altro, forse, ma si fece capire bene. E’ la linea scelta dall’amministrazione regionale emiliana, quella ultra-garantista (!), nel singolare caso di un dipendente smascherato come finto cieco ma lasciato al proprio posto di lavoro.

Immaginate la scena: un gruppo di famiglie più o meno napoletane forza il portone d’ingresso di un convento abitato da suore, irrompe nelle stanze e le occupa. La cosa va avanti per oltre due mesi: nel frattempo, inutile dirlo, non accade nulla. Proprietà privata, diritto alla sicurezza, alla libertà di movimento e perfino di culto, alla tutela del domicilio e molto altro vanno - è il caso di dire - a farsi benedire. L’ha raccontato ieri il Corriere del Mezzogiorno

«Abbiamo la sensazione che ci sia stato qualche turista di troppo». Si conclude così, con quel naturale senso di ironia che fece di lui un magistrato “antropologicamente” poco allineato, la seconda denuncia depositata da Alfredo Greco, commissario straordinario di Intertrade, l’azienda speciale per l’internazionalizzazione delle imprese della Camera di commercio di Salerno, al centro di un ciclone da diverso tempo.

Se hai un problema che deve essere risolto da una burocrazia, ti conviene cambiare problema. Lo scriveva -senza troppi sforzi creativi- Arthur Bloch molti anni fa, ed aveva ragione. Ma quando si tratta di salute, per giunta in ambiente militare, in Italia, «cambiare il problema» è materia per santi o taumaturgi.

Tra poco saranno mille i giorni trascorsi in carcere da Nicola Cosentino in attesa di giudizio: cioè senza ancora una sentenza di condanna e con procedimenti in corso il cui lento e burocratico incedere non incoraggerebbe molte speranze. 

I riflettori accesi su Caivano sono un problema, ci sono dodici piazze di spaccio da controllare e migliaia di euro da far entrare in cassa a cadenza oraria. La tragedia della piccola Chicca è una rogna nella rogna per i gruppi criminali che controllano il territorio: da 72 ore sono sotto pressione più del solito, non tanto per il naturale aumento di carabinieri e poliziotti dopo la scoperta dell’Inferno, quanto per i flash, le videocamere e i taccuini tornati a frotte all’indomani dell’arresto di Raimondo Caputo, il presunto assassino della bambina violentata e lanciata nel vuoto dal palazzo “C” del Parco Verde nel giugno del 2014. Aveva soltanto sei anni.

Non ci fu nessun complotto di giudici, politici e imprenditori per strappare a Luigi De Magistris, quando era pm a Catanzaro, le gloriose indagini Poseidone e Why Not: il tribunale di Salerno ha assolto tutti gli imputati del cosiddetto “Why Not bis”. Primo. Secondo: dopo 18 anni e due richieste di arresto, la pubblica accusa della medesima procura fa retromarcia e chiede l’assoluzione per il governatore De Luca ed altri 41 coimputati in un processo, tra gli altre, molto particolare: quello che sventagliò a videocamere e taccuini aperti il presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi a poche ore dalle candidature per la presidenza della Campania, la mitica lista degli “impresentabili”.

Per circa sessanta bambini disabili, tra i sei mesi e i dieci anni, non ci sono soldi per cure e terapie: ma ce ne sono per un centro di riabilitazione che, pur non avendo notoriamente una sola carta in regola, ha recentemente incassato un po’ meno di un milione di euro. Accade nell’Asl di Salerno, tra le più grandi d’Italia, nel Distretto 64 Eboli-Buccino

La Camera di Commercio di Salerno trascina in tribunale il Monte dei Paschi di Siena, celebre banca toscana cui, a quanto pare, è toccato in sorte d’essere oggetto d’attenzione della cronaca sotto diversi punti di vista. Succede.

Cominciano a spuntare come funghi, qua e là: e la lista pare voglia allungarsi. Scoperto un altro immigrato che spingerebbe alla guerra santa, il jihad islamico che abbiamo tutti imparato a conoscere.

E’ una storia classica, come il cognome del sindacalista napoletano beccato in flagranza di estorsione ad un imprenditore: Antonio Esposito, un dirigente della Uil, anzi, un ex dirigente dei Trasporti fino a ieri mattina, quando i militari della Guardia di Finanza di Portici gli hanno stretto le manette ai polsi pochi attimi dopo aver contato duemilacinquecento euro appena incassati dalla vittima.

«…E tutto questo, ancora una volta, senza che alcuno si preoccupasse mai di controllare o anche soltanto di chiedere come si spendevano milioni di euro e men che mai se l’imprenditoria locale ne avesse ricevuto qualche vantaggio». La morale della vicenda Intertrade, l’azienda speciale della Cciaa di Salerno per l’internazionalizzazione delle imprese, è tutta qui, nelle ultime righe della denuncia presentata dal commissario straordinario.

Non esiste «agenzia» di contraffazione di documenti più grande della Campania: e Napoli è la sua capitale. Lo sanno tutti, lo dicono tutti, lo confermano spesso i fatti quando incrociano la grande cronaca. “Allah si è fermato a Eboli” titolava Libero sabato scorso: tempo dodici ore dall’uscita in edicola e finiva in manette proprio nell’area descritta dal reportage, Djamal Eddine Ouali, algerino quarantenne, inseguito da gennaio da un mandato di cattura internazionale chiesto dalla polizia belga per i fatti di Parigi.

Appena ti fermi a parlare con Nabil, marocchino senza permesso di soggiorno con un paio di ordini di espulsione sulle spalle (ovviamente non rispettati), chissà perché un tizio dall’altro lato della strada prende il telefonino e chiama. Facile intuirlo: lui sta lì a far da sentinella di uno degli ingressi del “Selestan”, neo-ribattezzata area a sud di Salerno, nella sconfinata Piana del Sele di Eboli.

Cinquantamila euro: tanto dovrà pagare Massimo Ciancimino (nella foto) ultimo figlio di don Vito, ex sindaco di Palermo deceduto col marchio doc di mafioso, a Rosario Piraino, agente dell’Aisi, i servizi segreti. Lo ha deciso la I Sezione civile del tribunale siciliano. 

Il luogo comune è irresistibile, impossibile derogarvi: nella città dove si è fermato Cristo, Eboli, c’è un problema con Allah. Almeno sul piano simbolico. Ne sanno qualcosa i parrocchiani della chiesa di San Nicola in San Vito al Sele, cuore della grande piana a sud di Salerno, che ieri mattina nella grotta dell’Immacolata di Lourdes hanno trovato una sorpresa. La statua della Madonna distrutta, poco più in là stessa sorte per Padre Pio, e l’altra statua sradicata e messa in una posizione -absit iniuria verbis- sospetta: girata, cioè, di 180 gradi verso est, direzione La Mecca.

Se Salerno è la nuova caput mundi della politica campana, figuriamoci la «sua» procura della repubblica. La quale, infatti, è al lavoro su quattro filoni di indagine, centrati su un unico obiettivo: il Pd. Sullo sfondo, l’ologramma del governatore Vincenzo De Luca, che nelle carte dei magistrati ora compare, ora meno, quando per lui non ci sia uno dei figli.

Quando parli con un «sincero democratico» come Andrea Cozzolino, già comunista, eurodeputato ed ex potente assessore regionale dall’eloquio fluente e coordinato, sei istintivamente portato ad immaginare che le primarie del Pd siano una cosa seria.

Ha dovuto pensarci il solito Iustitia.it, irriverente sito web guidato dall'altrettanto irriverente Nello Cozzolino, a mettere le cose in chiaro: se ci si abbevera ad una fonte poi bisogna dirlo chi è stato a toglierti la sete.

Dal buco nero del caso Ises, la coop ebolitana per la cura dei disabili finita nell’occhio del ciclone perché priva delle autorizzazioni legali per operare con il servizio sanitario, emergono nuovi elementi.

Sessantamila euro finiti in pasticcini. C’è anche questo nella denuncia presentata dal commissario di Intertrade, l’ex magistrato Alfredo Greco alla procura della repubblica di Salerno e alla Corte dei Conti. Cassatine e babà a suon di bigliettoni, con ritmi forse da nave-crociera: soldi che un ruolo l’avranno pur avuto nella progressiva spoliazione della società della Cciaa per l’internazionalizzazione delle imprese, al di là del valore nominale del danaro.

Chiudere quel carcere, le esigenze di razionalizzazione della spesa per il sistema penitenziario ne impongono la soppressione. In molte parti d’Italia conoscono questo ritornello, spesso sacrosanto, con cui l’allora governo dei tecnici del professor Monti avviò l’ingovernabile -e ingovernata- attività di taglio di questo e quel ramo secco tra le carceri disseminate sul territorio nazionale. Chiudere per risparmiare, migliorare il servizio nell’interesse dell’utenza e della collettività: se e quando sia giusto, è giusto.

Star e starlette ingaggiate a suon di bigliettoni per serate dedicate ai boss di camorra. Non proprio una novità ma poco importa: nel clima da Gomorra permanente in cui è precipitata l'Italia contano il concetto, l’idea, la suggestione, il fatto viene dopo. Se proprio deve.

L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Ma c’è lavoro e lavoro. Nel senso che, indipendentemente dall’effettiva realizzazione del principio, non la scopre certo Cronache la differenza tra i lavoratori del settore pubblico e quelli del privato. Il punto è che non solo questi ultimi subiscono sfacciate discriminazioni (esse sì, e di kermesse “pride” all’orizzonte in tal senso non se ne vedono...) ma vien fuori pure che tra gli stessi privati esistono differenze di trattamento.

Il governatore della Campania, Enzo De Luca, avrebbe dovuto prevedere che i soldi stanziati per costruire ‘Piazza della Libertà’, già fonte di altre grane politico-giudiziarie, non sarebbero bastati e, pertanto, la lievitazione dei costi della celebre opera pubblica per altri otto milioni di euro, è da considerarsi illegittima. Anzi, illegale. Tant’è che la procura della repubblica ha notificato un avviso di conclusione delle indagini a carico del presidente della giunta regionale per concorso in falso in atto pubblico.

I cinque lettori di “Le Cronache” devono fare un piccolo sforzo sopportando qualche riga su vicende personali. Di chi scrive, del direttore Tommaso D’Angelo e della società editrice. Nella vita di un quotidiano accadono anche cose così. Spieghiamo. L’altro ieri nella nostra posta elettronica e in quella di un numero imprecisato di colleghi ed amici è giunta un’email dall’indirizzo dell’ex maresciallo della Finanza di Eboli, Angelo Voza, personaggio noto a queste colonne, alla stregua di migliaia di altri.

Ieri mattina il governatore De Luca ha sarcasticamente apostrofato i giornalisti accalcati in tribunale a Salerno. Era in avvio il processo d’appello per il termovalorizzatore mai realizzato, dov’è già stato condannato ad un anno per abuso d’ufficio: avrebbe nominato, in veste di commissario di governo al tempo della monnezza a tre piani in strada, una figura sconosciuta all’ordinamento giuridico, il «project manager». La procura ha rilanciato, chiedendone l’aggravio per peculato. Si vedrà.

Non sarà una nuova Cassa per il Mezzogiorno perché quel mondo, se inteso solo negativamente, viaggia sotto altre spoglie con acronimi diversi: ma come minimo una «cassetta per la Campania» potrà essere l’intesa su Bagnoli sancita l’altro giorno da un emendamento del ministro Boschi approvato al Senato in riforma dell’articolo 33 del decreto così detto “Salva Italia”, nella parte riguardante l’area dell’ex Italsider. Trecento ettari circa di archeologia industriale ad oltre vent’anni dallo spegnimento dell’ultimo altoforno, un groviglio di burocrazia, competenze sovrapposte, Cda aperti e chiusi, aziende speciali e miste, indagini giudiziarie, sequestri, bolli, timbri, sciatteria politica e, potenzialmente, un altrettanto intricato universo di interessi con molti zeri, nessuno escluso. Come dappertutto, del resto. Tutto costato -finora - quasi 400 milioni di euro. Pubblici. 

Il giorno dopo la miliardesima assemblea sindacale a sorpresa che ha scatenato il miliardesimo putiferio attorno alla Pompei archeologica, è stato uno di quelli che chiamiamo di ordinaria amministrazione: turisti in quantità, impiegati al lavoro, commerci & affini all’esterno, solita scena. In attesa della prossima che, a questo punto, solo Dio sa quando ci sarà: il “se” è escluso, almeno fino a che il quadro normativo delle relazioni sindacali nel pubblico impiego rimarrà inalterato. 

 

Non possono neppure dire che se il destino non avesse giocato uno dei suoi scherzi avrebbero avuto una vita migliore: scambiate o no in culla il giorno della nascita, non sarebbe andata bene lo stesso a due donne pugliesi, stando a ciò che della loro dura esistenza familiare raccontano i faldoni di due processi, uno al tribunale di Trani e uno a Bari. Ma qualcosa, molto, invece possono rivendicare. Ad esempio 9 milioni di euro di danno patito.

 

Cominciamo prima a dire cosa è successo e subito dopo che cosa accadrà. O, almeno, cosa potrà accadere dopo che ieri la Camera di Commercio di Salerno è diventata acefala. In mattinata riunione di giunta, dove la partita è stata sostanzialmente chiusa con un accordo tra i membri sino a ieri al comando: Guido Arzano, ormai ex presidente della Cciaa, ha capito che i margini di sopravvivenza da assottigliati s’erano fatti invisibili ed annuncia di essere pronto a gettare la spugna dinanzi al Consiglio generale che l’attendeva di lì a poco: qualche screzio in giunta solo sulle modalità -dimettersi prima o dopo il dibattito- poi la decisione di attendere la discussione e dare la notizia. 

Oggi gran riunione del Consiglio della Camera di Commercio di Salerno. Il “parlamento” degli imprenditori, l’organo sovrano che a seconda delle maggioranze nomina le varie giunte (a valle della rituale trattativa politica), dovrà discutere di tre cose: situazione dell’aeroporto “Costa d’Amalfi”, approvazione del bilancio consuntivo e, soprattutto, variazioni al bilancio ancora in corso di approvazione. Quest’ultimo, tecnicamente, l’ostacolo più complesso da sormontare tenuto conto di un paio di bocciature già operate dal Collegio dei revisori nelle ultime settimane: salvo poi, fatti due conti, calcolare la circostanza che ormai il bilancio è materia per Corte dei Conti e, dunque, fare una mera valutazione “tecnica” con relativo si alla manovra finanziaria. E’ da vedere. 

«Nos… consequentia nomina rebus esse studentes». Noi, cercando di far sì che i nomi corrispondano alle cose. Tra le Institutiones di Giustiniano e i nostri tribunali c’è una linea di congiunzione che si perde nel tempo, chissà quante volte i magistrati hanno dovuto spremere le meningi per misurarsi con le parole e le cose, i fatti e i loro nomi. Prendiamo la Campania, seconda regione italiana, e annotiamo questa parola: “project manager”, letteralmente il gestore/amministratore di un progetto.

 

Le Aziende sanitarie locali, considerate in sé, non sono soltanto un posto dove almeno la metà dei dipendenti non avrebbe ragione di esistervi - come in tutto il comparto pubblico italiano- e dove l’altra metà si carica il peso di un lavoro delicato e rischioso: a volte le Asl diventano pure il luogo dove l’evoluzione del burocratese consente punte creative assolutamente inedite. Ci arriviamo.

Tocca tornare a parlare del centro Ises di Eboli la struttura per disabili priva dei requisiti legali per operare e, dunque, sottratta alle regole che disciplinano le altre imprese di settore. Un problema enorme, ancora oggi flebilmente affrontato dagli organi di controllo, che ha gravato sulle casse pubbliche alterando non da ultime le regole del mercato, per circa 4 milioni di euro all’anno per X numero di anni. Una storia nota. 

Capolinea Intertrade: si chiude. Entro il 31 luglio prossimo l’azienda speciale della Camera di Commercio di Salerno sarà posta in liquidazione. L’ha deciso la giunta della Cciaa riunitasi martedì. Riunione drammatica -dicono- in cui il caso della società che doveva internazionalizzare le imprese salernitane, e con ciò conferendo ad esse il famoso «valore aggiunto», ha tenuto inchiodati amministratori e rappresentanti delle categorie produttive per ore.

 

Chissà che non c’entri un po’ Dostoevskij («L’ateo non è chi non crede in Dio ma chi crede a tutto») con questa storia: di sicuro c’entra la più plebea questione della vigilanza dei genitori sui figli adolescenti, divenuta una lotta quasi impari dalla presa in carico di Internet delle nostre vite.

 

Dopodomani la giunta della Camera di Commercio di Salerno potrebbe non esser più la stessa. E potrebbe non esserci più nemmeno lo stesso presidente: ma questo, paradossalmente, è un aspetto secondario rispetto alle ragioni che hanno condotto sin qua. E’ la storia dell’azienda speciale per l’internazionalizzazione delle imprese, Intertrade, la causa dell’implosione del gruppo dirigente Cciaa e del conseguente, prevedibile benservito al presidente Guido Arzano

Intertrade si porta dietro la Camera di Commercio. Guido Arzano, presidente della più importante istituzione economica territoriale, raccontano sia a un passo dall’uscio. Rimugina sulle dimissioni, tenta di far quadrare il cerchio buttandola in ‘politica’, indugia con allargamenti eventuali di maggioranze, peraltro già abortiti: il che sarebbe anche fisiologico, il punto è che di margini per scansarsi la rogna delle aziende speciali collassate (non solo per il quadro normativo generale) non sembrano essercene troppi. Almeno non più. Sottovalutare il problema non è servito, tutt’altro.

 

E’ la classica situazione «grave ma non seria»: il consiglio di amministrazione diIntertrade ha approvato l’altra sera, lunedì, il famoso bilancio 2014. Quello che non si riusciva ad approvare, quello delle sedute aggiornate a data da concordarsi, quello che, tra l’altro, in una prima stesura avrebbe sorvolato sulla registrazione di un mutuo di appena mezzo milione di euro contratto a dicembre (2014) con ilMonte dei Paschi di Siena. Una distrazione capita a tutti.

Se dovesse andare proprio come ha annunciato il nuovo governatore, Enzo De Luca, la Campania potrebbe beneficiare di un condono edilizio. Da quando il Consiglio regionale, nel periodo del lungo e magnifico regno di Antonio Bassolino, varò una legge regionale che vanificò quella nazionale fatta approvare dal governo di centrodestra dell'epoca, facendo della Campania l’unica regione italiana esclusa dal beneficio, e al netto delle posizioni della Consulta sulla disputa, ecco che si rimaterializza lo spettro della sanatoria, eterno incubo di ambientalisti e forze così dette di sinistra. Con l’inesorabile corollario.  

Ci sarebbe anche un mutuo di 500mila euro all’origine del caos di Intertrade. La cui inaspettata «emersione» avrebbe scatenato una specie di corto circuito nel sistema, oltre a un po’ di panico tra il personale a vario titolo protagonista. L’azienda speciale della Camera di Commercio di Salerno -cui i nostri cinque lettori ormai si saranno affezionati/disaffezionati a furia di leggerne- avrebbe acquistato il danaro nel dicembre scorso.  Acquistato da chi? Dal Monte dei Paschi Siena, noto istituto di credito.

«In ogni paese civile i governanti vengono scelti con un voto democratico. Mi auguro che su questo principio ci sia accordo nel Paese e il Parlamento risolva rapidamente la contraddizione legislativa». In verità Enzo De Luca, neo governatore della Campania, non ha tradito il suo tratto “estetico” aggiungendo a quelle parole un più colorito e significativo «aborto del diritto». Si riferiva alla legge anticorruzione nota come Severino partorita due anni fa da un Parlamento sotto botta del circo mediatico-giudiziario. 

Si fa presto a dire «impresentabili». Oppure «barche di voti a persone vicine ai clan» come ha informato ieri la senatrice “anticamorra” del Partito Democratico,Rosaria Capacchione, osservando i risultati dello spoglio in Campania. Vincenzo De Luca, il capo degli impresentabili, ha sbancato a Salerno ed Avellino con percentuali impressionanti, un po' meno a Caserta Benevento e Napoli (ma in città si), un successo speculare alle imbarazzanti condizioni di Forza Italia in quelle due province: se si considera che a Salerno città, che è anche il luogo d’elezione di una delle eredi putative del Cav, Mara Carfagna, il partito diBerlusconi è al 7,7% si capisce in che misura gli elettori di centrodestra abbiano optato per De Luca (che ha avuto quasi il 70%).

Subito dopo i flop tattici e l’addio di Benitez al Napoli, in Campania è tutto un discutere su cosa accadrà ora. De Luca (nella foto) cade, decade, nomina un vice, ce la farà, non ce la farà, si tornerà al voto, forse no. Ricapitoliamo: l’«impresentabile» che tanto impresentabile non sembra esser stato, si trova nella situazione tecnico-giuridica di essere al tempo stesso mandatario della volontà popolare e destinatario di una sanzione penale, irrogata prima che si verificasse quella condizione, che potrebbe amputare quel diritto/dovere fino a farlo scomparire.

 

Era convinto che la laicità della scuola consistesse nel cancellare i simboli religiosi dall'orizzonte degli studenti. Ne era convinto, il professor Franco Coppoli da Terni. A farne le spese è stato il più diffuso tra i simboli nella comunità italiana, il Gesù crocefisso, che il docente dell'istituto per geometri “Sangallo” di Terni ha ritenuto laicamente corretto smontare dalla parete. Pensava così il prof Coppoli, non da oggi per la verità, finché l'ha fatto una seconda volta: la prima avvenne in un'altra scuola, sempre a Terni, e finì con 12 giorni di sospensione. Un'altra impedì un controllo antidroga in aula ai carabinieri perché «senza mandato di un giudice».

 

 

Già un anno fa erano preoccupati gli uomini della "Concordia" finiti nei guai l’altro giorno nell’inchiesta di Napoli su appalti e mazzette orbitanti nel circuito coop-Pd. Preoccupati che gli schizzi di fango lanciati dall’ex primula rossa dei Casalesi, Antonio Iovine (nella foto, il giorno dell'arresto) passato dall’altra parte della scrivania dopo una non lunga detenzione, prima o poi li travolgesse: come in effetti, in parte, è stato. Salvo poi prendere la mazzata finale da un’inchiesta successiva, diversa da quella che da mesi sta scandagliando i presunti affari sporchi tra le coop cosiddette rosse e i clan di camorra. 

 

 

Bisogna spingersi fino a immergere “le mani nella merda” per essere politici meritevoli di attenzione vera da parte dei giganti dell'universo cooperativistico emiliano-romagnolo. Come hanno -testualmente- ripetuto più volte un gip ed un pm della procura di Napoli alle prese con l'ennesima, presunta faccenda di corruzione e politica, appalti pubblici ed interessi personali, partiti politici e attività di lobbing, manette e tangenti: faccenda che, stavolta, pur non essendo indagato colpisce un volto blasonato della politica, quello del lìder Maximo D'Alema. Nel suo primo faccia a faccia con una delle procure più pugnaci d'Italia, quella di Napoli: che, ieri mattina, ha ottenuto gli 11 arresti con cui ha decapitato il vertice di 'Cpl Concordia', coop rossa dell'energia e del gas ma tra le più importanti: 440 mln il fatturato dichiarato nel 2013 e poco meno di duemila dipendenti. 

 

«Si, non ti preoccupare, abbiamo distribuito il facsimile di San Matteo». Dicevano al telefono così due tra gli otto arrestati ieri dal Ros dei carabinieri su disposizione dell’antimafia di Salerno. Dove, diciamolo subito, per “San Matteo” è da intendersi una persona sola: Renzi, capo del governo e segretario Pd.

 

 

E' la maledizione dei “figli di”. Qui non ci sono né Rolex, né incarichi di capo-cantiere e neppure abiti su misura: su Piero De Luca (nella foto con il papà) primogenito di Vincenzo, ex sindaco di Salerno e prossimo sfidante di Caldoro, aleggiano spettri diversi, mediaticamente più succulenti. 

 

La notizia del giorno sarebbe che il «centrosinistra era interessato all’affare dei rifiuti in Campania». Ce la fornisce una fonte autorevole: Giuseppe Valente, ex presidente del Consorzio rifiuti Caserta 4, collaboratore di giustizia, uno dei tanti “pentiti” senza cui oggi lo stato da Gomorra permanente nel quale è stata infognata la Campania (l’Italia, in verità) sarebbe ricondotto nella sua dimensione fisiologica. Il che, capirete, non è conveniente sotto diversi profili.

 

Intertrade, la società in house della Camera di Commercio di Salerno (foto), torna al centro dell’attenzione: delimitata da un ristretto perimetro per la verità, ma pur sempre attenzione è. O sarà. Allora: Innocenzo Orlando, direttore della società nata per internazionalizzare le imprese salernitane e costituita con i capitali della Camera di Commercio -quindi con danaro pubblico- è stato oggetto di un’indagine lampo della procura. 

 

E adesso c’è da capire come si regoleranno con la legge Severino. In questo senso, la vittoria di Vincenzo De Luca alla primarie del Pd in vista della corsa alla presidenza della Regione Campania - lui, sindaco decaduto di Salerno dopo la condanna in primo grado per abuso d’ufficio - mette il partito in non leggero imbarazzo. Perché, in caso di elezione a governatore gli imporrebbe di non poter esercitare per un certo numero di mesi, proprio per effetto della pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici.

 

«Il Comune di Salerno offre il seguente servizio: apertura domenica 1 marzo dalle ore 9,00 alle 13,00 e dalle ore 16,00 alle 20,00 per rilasciare la tessera elettorale (necessaria per votare) a chi non ne è in possesso». L'annuncio è stato dato dal circolo Pd “Salerno Sei” e si rivolge a quanti domani dovranno recarsi ai seggi per votare alle primarie del Pd. 

 

Sono sempre i Migliore ad andarsene: specie se si chiamano Gennaro ed hanno trascorso una vita in braccio a Nichi Vendola. Prima da Sel, partitino personale del governatore pugliese, poi dalla corsa per la scelta del candidato anti-Caldoro nelle primarie del Pd di dopodomani. Sempre che si tengano, perché lo stato dell'arte nel partito del segretario-premier è quel che è. Un marasma. 

Non potranno votare alle elezioni vere perché non ne hanno diritto, però far fare loro un giretto democratico sulla giostra delle primarie regala sempre un brivido di civica correttezza. Pazienza se poi è tutta un bluff. Sedicenni italiani e stranieri di ogni età, che per la legge non hanno i requisiti per l’elettorato attivo, sono mobilitati per concorrere alla famosa festa della democrazia: che in genere, la festa la fa alla regolarità della gara. 

Primarie Pd urna

Un Pd multietnico fino al midollo, seppur selettivo: tanto da farsi «contaminare», secondo il linguaggio proprio del politicamente corretto, da colonie di rumeni e bulgari in quel di Eboli, 40mila anime poco più a sud di Salerno. E Cristo, con relativa fermata, c'entra poco.

Eboli Municipio

Tra i cinque lettori di Cronache ci sarà qualcuno che abbia avuto a che fare con la pubblica amministrazione. Un’autorizzazione, un permesso, una certificazione obbligatoria, una commissione che deve valutare una domanda, un progetto, la planimetria di un’attività commerciale, un laboratorio, le autorizzazioni sanitarie, il timbro, il bollo, la firma. Insomma, qualcuno che sappia cosa sia l’infernale macchina burocratica, quanta vita succhi alle persone e quante risorse alle imprese, da qualche parte esisterà, come saprà anche dei guai che ne discendono.

 

No Tav sentenza proteste

Quasi un secolo e mezzo di carcere. Precisamente, 142 anni e 7 mesi. Tanti ne sono stati inflitti dal tribunale di Torino ai 53 indagati (47 condanne e 6 assoluzioni) per gli scontri in Val di Susa dell’inizio estate 2011: meno dei 193 che avevano chiesto i pm per attivisti No Tav e antagonisti vari piovuti da ogni parte d’Italia a Chiomonte per bloccare la Torino-Lione ad alta velocità. L’Europa minacciava di revocare i finanziamenti se entro il 30 giugno l’opera non fosse stata avviata secondo procedura.

 

Vincenzo De Luca, ex sindaco di Salerno da poche ore, quando incaricò un dirigente comunale di coordinare il progetto per il termovalorizzatore non doveva inserire nell’atto deliberativo il termine «project manager», perché è figura sconosciuta all’ordinamento. Più corretto «coordinatore di progetto»: allora sì che non sarebbe accaduto nulla e la seconda città della Campania continuerebbe oggi a piangersi un sindaco che si ostina ad eleggere. 

Ciancimino Ruotolo

E’ l’epopea della patacca che volge al tramonto, la luce che sfuma davanti al sipario, un anticipo -chissà- del destino della madre che per partenogenesi la creò, cioè il processo per la ‘trattativa’ stato-mafia, in corso a Palermo. La storia è nota. Meno nota è la circostanza che l’inchiesta-stralcio nata dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino (a sinistra nella foto, a destra il giornalista Sandro Ruotolo) sia stata definitivamente sepolta. Eppure vi erano nomi di peso, come l’ex capo del Ros Mario Mori (qui indagato per 416 bis, associazione mafiosa) o il mega boss Bernardo Provenzano, accanto ad altri, meno mediatici ma significativi per funzioni ed incarichi.

palazzo-santa-lucia

La notizia secca è che la Regione Campania ha dovuto mettere una pezza ad un errore di calcolo (suo), peraltro conosciuto da tempo, sui tetti di spesa consentiti ai centri privati accreditati nel comparto riabilitativo e socio-sanitario. Metterci una pezza significa tirar fuori più soldi: dai circa 11 milioni si è passati ai quasi 15, quattro milioni in più da distribuirsi alle strutture legittimate. Teoricamente servizi in più per gli utenti e piccole boccate d’ossigeno per le casse di molti: almeno fino alla prossima lite con l’Asl perché, si sa, con quegli uffici è guerra continua, a volte a giusta ragione (la fauna che popola le amministrazioni di queste strutture in Campania ‘obbliga’ alla prudenza) altre volte per il suo contrario.

 

Più che la carica dei 101 verrebbe da parafrasare a vanvera parlando della «discarica dei 200»: tanti sono stati i dipendenti di Asìa, azienda speciale per i rifiuti di Napoli, ammalatisi in contemporanea tra il 30 e il 31 dicembre e tale è tornata ad essere la sostanza della terza città d’Italia -una discarica- per effetto della conclamata epidemia. E così scarti di babà e baccalà, cozze e capitoni, vongole, vermicelli e struffoli hanno allietato l’esordio d’anno di napoletani e malcapitati turisti speranzosi di godersi qualche frammento magico di un’ex capitale.

 

 

Ventitré milioni di euro per una campagna pubblicitaria sono tanti o pochi? Dipende, ovviamente: a partire dalla ‘qualità’ dei fondi, dove la differenza tra danaro pubblico e privato non è irrilevante, per finire ai fatturati che enti o aziende consegnano annualmente ai bilanci. I 23 milioni circa appena citati rappresentano la cifra che la Regione Campania ha previsto per un piano di comunicazione e promozione territoriale legato alla «sventura» della così detta Terra dei Fuochi, sorta di ircocervo mediatico di taglia superiore alla realtà sin qui immaginata. E raccontata.