Sarajevo e il racconto poetico di Izet Sarajlic

Sarajevo e il racconto poetico di Izet Sarajlic

Proseguono gli appuntamenti con la grande poesia alla Locanda Del Mare in collaborazione con "Casa della poesia". Venerdì 28 settembre, alle ore 21, una serata dedicata al grande poeta bosniaco Izet Sarajlic, a Sarajevo, la città dell'amore e  al suo testamento, il  suo miracolo poetico "Libro degli addii"” (Multimedia Edizioni, traduzione di Raffaella Marzano e Sinan Gudžević, a cura di Casa della Poesia, introduzione di Erri De Luca).

 

Letture, ricordi, testimonianze, interventi di Raffaella Marzano, Sergio Iagulli, Giancarlo Cavallo e in video dello stesso Sarajlic, di Erri De Luca, Gianmaria Testa, Margaret Mazzantini ed altri. Protagonisti del secondo Novecento e cantore della Sarajevo città martire. L'addio al mondo, all'umanesimo, ad una città, al secolo. 
"Il libro degli addii"
 è un evento editoriale che va ad affiancare il lavoro già svolto da Casa della poesia con la pubblicazione del volume del grande poeta di Sarajevo "Qualcuno ha suonato".


Nel corso dell'incontro sarà proiettato il video “IZET SARAJLIĆ, SARAJEVO, FEBBRAIO 1994”, lettera a voce dalla Sarajevo assediata, di Marina e Andreas Achembach, film-video, sottotitolato in italiano, 1994. Nel febbraio 1994, infatti, durante una tregua dell'assedio di Sarajevo due giornalisti tedeschi, Marina e Andreas Achembach, visitano Izet Sarajlić nella sua casa e registrano una commovente lettera a voce indirizzata all'amico poeta Sinan Gudžević. È l'unico modo di comunicare e ne resta una straordinaria e drammatica testimonianza: sul progetto e sulla stesura del "Libro degli addii", sulla situazione intellettuale nella città assediata, sul modo di vivere, sulla carestia, sulle famiglie divise, sull'amore che, non scomparso dalla città doveva, secondo lui, vincere sull'odio dei bombardamenti. Il poeta dà un interessante bilancio dei mondi fantasiosi e fittizi della letteratura mondiale che nella tragedia della guerra hanno rappresentato per lui un'oasi di umanità e di forza per resistere. Sarajlić conclude che la sorte di quei poeti che non si sono schierati con le ideologie nazionaliste dopo la terribile guerra sarà forse quella di errare nei luoghi provvisori, ancora da definire.

La serata sarà aperta, come sempre, da buffet e un buon calice di vino


«La cosa più importante quando cominciammo a scrivere
non era tanto creare versi
quanto nei versi riabilitare l’amore.

Su tutto quanto ci circondava aleggiava l’ombra della guerra passata.
Dovevamo per noi stessi e per la gente intorno a noi
riscoprire la bellezza delle mattinate d’inverno
e il valore di un sorriso dal finestrino del treno dei gitanti.

Dovevamo riabilitare tutte le parole dell’uomo
perché da coltello fino ad erba
tutte erano macchiate di sangue.

Scrivere una poesia
era la stessa cosa che piantare una betulla in un parco a venire
o mettere un campanello ad una porta (...)»

Inizia così in maniera fulminante il "Libro degli addii" di Izet Sarajlić e prosegue con: «Chi è stato a fare il turno di notte affinché il cuore del mondo non si fermasse? Noi.»

A proposito del "Libro degli Addii" – Commenti critici:

Nato nel 1930, morto nel 2002, fu visitato in casa da due guerre. Una gli portò via il fratello maggiore, l'adorato Eso, fucilato dalle camicie nere italiane, che occupavano la Jugoslavia al seguito delle truppe naziste. La seconda guerra, degli anni Novanta, gli portò via due sorelle. [..] Chi è sopravvissuto nel 1900 si è trasformato in facchino, portatore su di sé delle vite falciate intorno a lui. Durante l’accerchiamento di Sarajevo, Izet Sarajlić nella sua casa ha resistito agli inverni balcanici bruciando libri nella stufa e scrivendo poesie. Insieme alla compagna della vita, Mikica, ha estratto da lì calore e calorie di resistenza

- Erri De Luca

Il "Libro degli Addii" è l’addio del poeta a molte cose nella vita, a molti amici vivi e morti, in esso con evidente amarezza parla dell’ultima guerra e di quelli che l’hanno causata e allo stesso tempo ricorda i bei tempi oramai coperti dalle oscure ombre della guerra. Queste ombre hanno oscurato sia il passato che il futuro. Ma a nome di questo futuro, Sarajlić cerca di conservare la fede nell’amore che è più forte dell’odio, su questa strada non rinnega “neanche la sua fede nella fratellanza degli uomini tanto vacillante in questa guerra”.

- Josip Osti

Izet Sarajlić ha quindi perso più di chiunque altro. L’ho visto a Sarajevo, in occasione della “commemorazione” del millesimo giorno di assedio: ci restavano soltanto gli sguardi per comunicare; le parole ci parevano superflue o insufficienti. Perdite di quel genere non si possono né misurare né comparare.


[…] Là, dove tutto può accadere, il poeta stesso finisce per riconoscere di aver scritto una raccolta che avrebbe preferito non scrivere. Simili confessioni sono rare in letteratura. Ci sono dei momenti in cui la letteratura da sola non basta.

-Predrag Matvejević

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