Caso Ises: «Me la vedo io con De Luca»

Caso Ises: «Me la vedo io con De Luca»

EBOLI (SA)- Imprenditore siculo-milanese aveva assicurato gli ex soci sul recupero dell’accreditamento grazie «ai miei rapporti con il governatore»: si indaga. Nuovo blitz del Nas sulla Casa del Pellegrino a 3 giorni dall’ennesima scadenza dei termini concessi dal comune. Il cerino passa in mano all’Asl.

 

Ises, dov’eravamo rimasti? Ah sì, al consiglio comunale del 10 maggio durante il quale è stato approvato il cambio di destinazione d’uso del palazzo “F&M”, un antico mobilificio ricadente sulla Ss19 trasformato in “area sanitaria h 24”. Un consiglio comunale dal tratto esilarante, diviso tra le lacreme napulitane di un esponente della maggioranza e lo scombiccherato discorso del sindaco Cariello, cui qualcuno forse fornì dati statistici sulla disabilità in Italia e nel Mezzogiorno che non sembrò aver molto compreso visto che li citò individuandoli come spinta propulsiva -tra altre- delle sue scelte. Cose che capitano. Per chi volesse trascorrere una serata in allegria può cercare il video della seduta consiliare sul web.

Ma le notizie preoccupanti –diciamo- filtrano come sempre dagli ambienti giudiziari. Intanto tre giorni fa il Nas dei carabinieri è tornato sulla Casa del Pellegrino, ancora oggi occupata abusivamente ma con qualche dose di illegalità ulteriore dovuta all’ennesima scadenza degli ennesimi termini (31 maggio) a loro volta illegalmente concessi dal comune di Eboli per ospitare una società privata (Nuova Ises) che, a quanto pare, comincia pure a scontare un certo isolamento: giunti quasi al limite della storia ecco chi si defila di qua e chi di là, Cariello per ora ha lasciato il cerino acceso nelle mani dell’Asl sperando così di bruciarsi per ultimo. Ne vedremo delle belle.

Il pm Valleverdina Cassaniello, titolare del fascicolo sul centro polifunzionale, le cui indagini hanno già superato i limiti ordinari (e chi oserà mai dirle qualcosa?) pare abbia rincarato la dose modificando alcuni capi di imputazione in danno degli 11 indagati per truffa, falso e abuso (giunta e tecnici) seppur ammorbidendo alcune posizioni pur aggravandone altre, specie dopo l’ufficialità della notizia del disastro compiuto dal comune con il finanziamento Ue da 6 milioni da restituire alla Regione. Si vocifera che il pm abbia ordinato un’altra consulenza tecnica, resta da capire perché e per cosa, noi un’idea ce l’abbiamo ma le leggi ci impediscono (comprensibilmente) di scriverne. Almeno per ora.
Così come il segreto istruttorio impedisce anche l’approfondimento su alcuni aspetti dell’altra indagine in corso, quella del pm Silvio Marco Guarriello: quel che siamo riusciti a capire, nell’ambito della maxi indagine sulle manfrine di via Nizza (Asl) con i centri accreditati, è che, per quanto riguarda il caso Ises, le cose stanno più o meno come le abbiamo raccontate sin qui, almeno sotto questo profilo. Cioè: alti dirigenti e funzionari Asl avrebbero segretamente concordato di far girare la bufala dell’«accreditamento sospeso» ma quando i nodi hanno iniziato a venire al pettine subito s’è scatenato il classico fuggi-fuggi, tra incazzature, bestemmie e improperi all’indirizzo di chi ha voluto a tutti i costi che una gigantesca truffa apparisse un gesto di buona volontà o una coraggiosa scelta politica. Resta da capire il perché ma questo ce lo potranno (forse) dire soltanto i magistrati quando chiuderanno quest’altro capitolo.

La cosa più interessante che pare abbia catturato certe attenzioni, potrebbe emergere da una circostanza di cui Le Cronache è a conoscenza da molto tempo: un famoso imprenditore di origini siciliane ma piovuto dal Nord, benefattore che alla platea di disperati ex soci della coop e spalleggiato da improbabili figuri della serie D del mondo sindacale, promise il pagamento degli stipendi arretrati ed assunzioni a gogò. E fin qui nulla di strano, niente che possa sconfinare nell’illecito, diciamo. È invece quel che ha detto privatamente e addirittura pubblicamente (in un’assemblea sociale dell’inverno 2016) che da un momento all’altro potrebbe farsi incandescente nelle mani di chi per mestiere reprime reati: «Non temete per l’accreditamento, io ho ganci e rapporti direttamente con la stanza di De Luca». Una bomba nucleare se fosse vero (qui non ci crediamo tanto, anche se…), manna dal cielo per un qualsiasi pm voglia capire come mai questa storia continui ad andare avanti a dispetto degli sfracelli passati, presenti e probabilmente futuri. In pratica, questa storia rischia di finire fuori controllo, inguaiando il governatore che magari non sa neppure dell’esistenza del fatto: non vorremo essere nei panni dei suoi accoliti all’Asl di Salerno quando, verosimilmente, De Luca leggerà la rassegna stampa.

Sembrava essere sparito dalla scena il filantropo -quando ne scrivemmo mesi fa fummo raggiunti via social da persone del nord che, avendo letto in rete, ci raccontavano dei soldi che ancora dovevano ricevere da costui per prestazioni varie e di come da tempo lo inseguissero per vedersi riconosciuto il dovuto- salvo poi venire a sapere di un pranzo recente in un noto ristorante ebolitano con i vertici della Nuova Ises, la coop sorta sulle ceneri Ises. I cui 12 milioni di debiti non si capisce ancora chi debba pagarli.
dal quotidiano "Le Cronache" del 4 giugno 2018

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