Vaccini: trecento famiglie salernitane non in regola

Vaccini: trecento famiglie salernitane non in regola

Sarebbero circa 300 le famiglie salernitane ancora non in regola con i vaccini obbligatori previsti dalla legge 119/2017 del Ministro Lorenzin. Famiglie che in questi giorni sono impegnate in queste settimane in serrati colloqui informativi presso l’Azienda sanitaria locale di via Vernieri.

I genitori, che da tempo contestano le misure coercitive nonché il previsto divieto di accesso alle scuole dell’infanzia, sollevano numerosi dubbi circa l’opportunità di sottoporre i propri figli alle 10 vaccinazioni obbligatorie, per altro con un calendario vaccinale che prevede in tempi molto ravvicinati numerose inoculazioni, necessarie per il “recupero” – come dice la legge – dei soggetti non in regola. Ma nelle famiglie salernitane, come in tantissime in tutta Italia, permangono dubbi e domande senza risposta e complesse sono le critiche verso i farmaci proposti per gli adempimenti obbligatori.
In particolare, riferisce il portavoce del Comitato “Libertà di scelta – Salerno”. Gianni Fontana, taluni vaccini proposti non sono stati formulati per la vaccinazione primaria di bimbi con età maggiore di 12 mesi, altri, addirittura, non sono raccomandati al di sopra dei 4 anni di età. E’ il caso del vaccino anti Haemophilus influenzae tipo b, più frequente e potenzialmente molto grave in bambini di età inferiore a 3 anni. In questo caso, prosegue il referente del Comitato, è palese il rischio, poco reale il beneficio essendo, quasi tutti i bimbi non in regola di età superiore ai 4 anni.
Intanto, in città e nella vicina Cava De’ Tirreni sono apparsi manifesti dal tenore critico verso la legge Lorenzin, contenenti, in sintesi, il numero e la gravità delle sospette reazione avverse ai vaccini che, come affermato dall’Agenzia Italiana de Farmaco nel “Rapporto sulla sorveglianza post marketing dei vaccini in Italia” si attestano ad un numero totale di 4.766, di cui 753 gravi; alcune avrebbero portato addirittura al decesso del bimbo. Ma, a differenza di quanto accaduto nell’estate scorsa, quando era calda la protesta dei genitori e pochi medici sostenevano, seppur con moderazione, la tesi della libera scelta, nei giorni scorsi alla Società Italiana di Psico neuro endocrino immunologia (Sipnei), per prima a manifestare un atteggiamento critico nei confronti della legge 119 si è aggiunto anche l’ordine nazionale dei biologi, presieduto dal senatore Vincenzo D’Anna.

Al discusso convegno del 2 marzo scorso, organizzato per festeggiare i 50 anni dell’Ordine, infatti, hanno partecipato l’israeliano Yehuda Shoenfeld, professore all’Università di Tel Aviv, Antonietta Morena Gatti dell’Università di Modena, il premio Nobel per la scoperta del virus dell’Aids Luc Montagnier e il professore dell’Università della Tuscia Paolo Maddalena, vice presidente emerito della Corte Costituzionale. Tutti in qualche modo schierati su posizioni che sostengono la pericolosità dei vaccini o l’inopportunità di renderli obbligatori.
“Non ho votato la Legge Lorenzin sull’obbligo vaccinale perché ritengo che laddove lo Stato imponga un obbligo, debba garantire che non ci sia un rischio” – dichiara il presidente dell’Ordine dei Biologi D’Anna. “Se impongo alle mamme e papà di vaccinare i bambini devo poter anche assicurare che questa pratica medica non abbia delle complicanze gravi, e ad oggi ci sono molte perplessità e molti casi di reazioni avverse”. I casi di reazione avverse riferite dal senatore sono evidentemente quelle “certificate” da tre gradi di giudizio presso diversi tribunali italiani che hanno obbligato, ad oggi, il Ministero a risarcire 602 bimbi danneggiati dai vaccini obbligatori. Diverse centinaia sono tuttora le richieste di riconoscimento del danno per l’ottenimento dell’indennizzo al vaglio della magistratura.
La protesta contro l’obbligo vaccinale, nata in Italia proprio da quei genitori che hanno vissuto sulla salute dei propri figli gravi reazioni averse, è sempre più estesa e oggi riguarda migliaia di genitori in tutta Italia, impegnati nell’acquisizione e diffusione di tutte le informazioni utili a intraprendere, con riferimento alla salute dei propri figli, una scelta libera e consapevole.
Pina Ferro
dal quotidiano "Le Cronache" del 10 marzo 2018

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