Scafati e il destino del polverificio borbonico

Scafati e il destino del polverificio borbonico

Una casa per il Forum dei Giovani e le associazioni della città di Scafati nel luogo simbolo della città: il polverificio borbonico. Quello che sembrava essere tornato a nuova vista con una inaugurazione in pompa magna nel 2010, oggi torna ad essere oggetto di riflessione e Angelo Matrone, ex consigliere comunale, lancia una nuova sfida alla triade di palazzo Mayer per fare fronte alla carenza di spazi per le realtà del territorio.

“Sul fatto serve un ragionamento serio tra il Comune e la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Salerno, proprietaria e gestore della struttura. Le nostre associazioni sono costrette ad andare avanti facendo i salti mortali, non un ultimo una realtà sociale che aiuta bimbi disabili costretta a sfrattare dai locale di una scuola cittadina. Ecco perché credo che sia davvero un peccato avere una struttura del genere, che è aperta sporadicamente, non venga vissuta dai cittadini, che invece dovrebbero essere i proprietari principali del Polverificio Borbonico”.

Dunque un progetto a costo zero, che consentirebbe di dare respiro alle tante associazioni che provano ad animare la città scafatese. “La commissione straordinaria deve iniziare a programmare e ad ascoltare anche le esigenze del territorio, che sono molteplici. Tra le priorità, a mio avviso, c’è sicuramente quello di non far scappare chi, in questi mesi, si è impegnato, lavorando a fari spenti, affinché la città non morisse culturalmente e socialmente. Sarebbe un grande segnale di apertura verso una comunità che non si vuole arrendere sempre alle stesse logiche, che con lo scioglimento per camorra si sono amplificate. Ecco perché il Polverificio borbonico può essere il punto giusto per aiutare chi è ora in difficoltà, come le associazioni sfrattate dalle scuole. Serve voltare pagina rispetto al passato, evitando così che l’indifferenza pervada le istituzioni”.

Restituito alla città il 17 Novembre 2010, dopo anni di abbandono che avevano lasciato nel degrado uno dei più importanti siti culturali dell’agro nocerino-sarnese, nell’arco di quarant’anni è stato bersaglio di numerosi saccheggi. Il Polverificio sembrava essere destinato ad un nuovo corso: questi erano in teoria gli intenti del Comune di Scafati, in collaborazione con il Demanio, il MIbact e la Soprintendenza dei beni artistici e culturali di Salerno e Avellino. La gestione dell’intera struttura è passata nelle mani dell’Istituzione Scafati Solidale che si era impegnata, oltre che per la gestione e la manutenzione del Polverificio, per la rivalorizzazione del complesso borbonico attraverso l’organizzazione di attività ed eventi culturali. Il nuova destinazione della struttura, pensata dalle istituzioni locale, era di trasformare il Polverificio in un Centro per la cultura e le arti.

In questi sette anni, che vanno dall’inaugurazione del Polverificio ad oggi, sono state organizzate varie iniziative e attività culturali, dalla musica alla pittura. Ma non sempre è stato luogo di cultura. Quello che è mancato in questi anni, fatto presente dai promotori della petizione, è una visione generale di programmazione culturale per la struttura. Come ad esempio la mancanza di una commissione scientifica e culturale che coadiuvasse l’amministrazione, le varie che si sono susseguite negli anni, nella progettazione programmata di interventi culturali validi e di ampio respiro.

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