Ises, Cariello e il commissario sfidano ancora la Procura

Ises, Cariello e il commissario sfidano ancora la Procura

Terza asta a vuoto, il sindaco concede altri 45 giorni in attesa della vendita della “convenzione”: che non esiste né può esistere. 

 

E’ da un po’ di tempo che non informiamo i nostri cinque lettori sul “caso Ises”, una delle più clamorose truffe consumate sul territorio salernitano in danno della pubblica amministrazione, del servizio sanitario regionale, dei lavoratori e –soprattutto- dei disabili tuttora trattenuti illegalmente all’interno della Casa del Pellegrino (nella foto) cosiddetta.

Le “novità” sarebbero queste: l’Asl sembrerebbe aver messo finalmente un punto fermo, nel senso che se il cascame originato dalla vecchia cooperativa intenda conservare lo status quo continuando ad operare sulla base del trattenimento illecito di un paio di decine di portatori di handicap al fine di incassare l’agognato accreditamento, dovrà giocoforza fare la procedura daccapo, come tutti gli altri. Ovvio. E quindi individuare una struttura che abbia i requisiti di legge, mettere sul piatto una compagine societaria pur essa in linea con la normativa, disporsi in fila e sperare che nell’ambito del fabbisogno regionale si apra un varco. Roba che implica almeno un paio d’anni di tempo, tra una cosa e l’altra. Se si fa in tempo.

La direzione generale di via Nizza finora ha mandato gli sponsor del futuristico progetto a «comprare il pepe», come si dice: comprensibilmente, del resto, visto che una rogna così dozzinale neppure da quelle parti può essere presa in seria considerazione. In Regione Campania, non ne parliamo: eppure, solo alcuni mesi, c’era un improbabile imprenditore piovuto dalla Lombardia e un altrettanto improbabile sindacato che pubblicamente dicevano «ce la vediamo noi con De Luca». Se il governatore sapesse, ci sarebbe da ridere. Incredibilmente, c’è stato chi vi ha creduto. Con i risultati di oggi, di ieri e di domani. Cioè zero.

Il primo cittadino di Eboli, Massimo Cariello, pare continui a prendere tempo, aumentando le aspettative dei residui soci dell’ex Ises, giustamente stremati da circa tre anni di lavoro a vuoto.

Il lato comico della storia deriva oggi dall’osservazione del terzo avviso di vendita della struttura (si fa per dire) esperito dallo spericolatissimo commissario liquidatore, l’avvocato Angela Innocente, che, naturalmente, se ne fotte degli altri pensando, in primis, alle proprie spettanze e a quelle del giro di consulenti, periti ed esperti vari che bazzicano nei corridoi dei ministeri romani. Lo sanno tutti, lo capiscono tutti ma tutti fanno finta di non vedere. Dunque: nell’asta del 2 novembre scorso, andata a vuoto per la terza volta nonostante l’abbassamento del prezzo (da 3,8 milioni a 1. 945,600 con un rialzo minimo di 97.280 euro) si continua a leggere quel che si leggeva ab origine, specie nella parte finale. Che incredibilmente recita così alla voce “allegati”: 1) Copia della perizia di stima redatta dal dott. Alex Gualtieri ed asseverata con giuramento in data 30 dicembre 2016; 2) Copia elenco n. 52 dipendenti a tempo indeterminato; 3) Copia contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda e, in particolare, convenzione, contratti utenze, forniture, assicurativi, servizi, ricevute delle spese.

Bene, al netto del fatto che sarebbe interessante capire come si faccia ad indicare in una pubblica vendita una cifra di quasi 4 mln di euro quasi l’Ises avesse ancora il vecchio accreditamento col Ssr, e al netto del fatto che di perizie giurate oblique i tribunali italiani abbondano, la domanda fondamentale rimane la stessa: cosa comprerebbe il pazzo disposto ad investire anche un solo euro in questa avventura? Comprerebbe di certo 52 stipendi da pagare, attirerebbe a sé la gigantesca rogna di oltre 10 mln di debiti pregressi, per non dire di mille altri guai nascosti sotto il tappeto. Poi comprerebbe ricevute di spese, le utenze e quisquilie simili. Ma è la parola “convenzione” che colpisce: quale convenzione, con chi, per far cosa, quando, dove se l’Asl scrive ufficialmente che l’operazione non è finanziata né finanziabile? Ah già, c’è un soggetto di Milano –rivela il sindaco di Eboli per il tramite del Mattino, che ha il fegato di scriverlo senza ridere– pronto ad investire, ragione per cui ha disposto l’ennesima proroga di 45 giorni della permanenza della struttura commissariale nel centro polifunzionale. Ecco, manca solo Nino Taranto sul proscenio e la fontana di Trevi sarà bell’e che venduta.
dal quotidiano "Le Cronache" del 10 novembre 2017

 

 

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