Sanità, assistenza riabilitativa e tetti di spesa: il punto di Nova Campania

Sanità, assistenza riabilitativa e tetti di spesa: il punto di Nova Campania

Nova Campania, una delle più grandi associazioni regionali di centri privati, che rappresenta circa il 15% delle strutture riabilitative e il 23% delle strutture socio sanitarie in regione Campania, fa il punto a seguito della periodica verifica ministeriale sul piano di rientro dal disavanzo sanitario della Regione Campania.  

 

"Negli ultimi giorni numerosi quotidiani hanno dato spazio a un’analisi del verbale del 18 luglio, relativo alla verifica ministeriale. In particolare- si legge nella nota- è stato evidenziato che la sanità regionale destini una parte rilevante del finanziamento nazionale alle strutture private accreditate mentre un rappresentante dei laboratori ha osservato che gran parte dello sforamento dai tetti di spesa 2017 sia addebitabile alle case di cura e ai centri di riabilitazione. Sorprendono queste affermazioni perché ripropongono, da un lato, una visione dualistica e superata della gestione di uno stesso servizio pubblico e, dall’altro, una lettura ampiamente fuorviante che viene contraddetta dai dati dello stesso verbale laddove si evidenzia che:

- l’ospedalità privata ha fatto registrare uno sforamento di 36,8 milioni di euro (ridotti a 18,2 milioni a seguito dei previsti controlli sull’appropriatezza) su una spesa di 811;

- l’assistenza riabilitativa ha registrato un surplus di 4,2 milioni su 299 milioni di tetto complessivo;

- mentre la specialistica ambulatoriale (nella quale sono inseriti i laboratori) ha sforato di 87,2 milioni su un finanziamento di 528.


In termini percentuali:

- ospedalità privata: 4,5% ridotto a +2,2%;

- assistenza riabilitativa: +1,4%;

- specialistica ambulatoriale (con laboratori): +16,5%.


Alla luce di ciò, si riscontra proprio il contrario di quanto asserito: il risultato dell’ospedalità privata e dell’assistenza riabilitativa è di tutto pregio laddove la percentuale di sforamento è senz’altro minima (sistemica, si potrebbe osservare) e sicuramente non tale da generare sovvertimenti dell’equilibrio economico mentre solo la specialistica ambulatoriale fa registrare un valore rilevante di prestazioni eccedenti i limiti di spesa.

Ma non è tutto. Si parla di sforamento dai tetti di spesa delle strutture accreditate come equivalente a uno sforamento dei conti del bilancio economico. Niente di più errato. Gli accordi contrattuali e la normativa vigente non consentono la remunerazione da parte del Servizio Sanitario Regionale delle prestazioni eccedenti i tetti di spesa.

I ministeri affiancanti, invece, chiedono alla Regione se abbia valutato un potenziale rischio di ricorsi presso l’autorità giudiziaria per il riconoscimento delle somme eccedenti i tetti di spesa. E’ piuttosto ardito, invece, alterare la richiesta dei ministeri al punto di attribuire allo sforamento le connotazioni di un modus facendi truffaldino e di un onere insostenibile per i conti regionali.

Oltretutto è un’asserzione che contraddice ciò che si riconosce nello stesso articolo: è vero o non è vero che nel verbale si attesta l’equilibrio economico del bilancio regionale? E come potrebbe essere così se alle strutture private accreditate venissero riconosciuti gli importi extra-budget (di cui 128 milioni solo nel 2017)?

Le disfunzioni e gli eventuali abusi, riguardano il privato quanto il pubblico, e vanno ricercati nei posti giusti e in tutta la Regione, non nella mera contrapposizione tra pubblico e privato. E’ sempre opportuno evidenziare che pubblico e privato accreditato svolgono lo stesso servizio: cambia la gestione, ma l’erogazione delle prestazioni (il controllo, la verifica, l’autorizzazione) è sempre a carico del Servizio Sanitario Regionale. Oltretutto per il riconoscimento dell’accreditamento (che le strutture pubbliche non hanno ancora), gli enti privati (profit e non profit) hanno implementato onerosi requisiti strutturali, organizzativi, tecnologici e qualitativi. E di tanto c’è evidenza nella preferenza riscontrata da gran parte dei cittadini-utenti che gradiscono la sburocratizzazione, il livello qualitativo percepito, i tempi più celeri di accesso, e così via dicendo. Tutto questo con l’applicazione di tariffe di gran lunga meno elevate degli analoghi servizi delle attività sanitarie pubbliche. Ma questo è un altro discorso".

* in foto Mauro Mastroberardino, presidente di Nova Campania

 

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