Carceri, il Guardasigilli valuta riapertura Asinara e Pianosa

Il governo sta valutando la possibilita' di riaprire il carcere dell'Asinara e soprattutto quello di Pianosa, "che per la sua dimensione e configurazione strutturale si presta da un lato a ospitare un elevato numero di ristretti e dall'altro di garantire la loro separazione". Lo ha reso noto il ministro della Giustizia, Paola Severino, nel corso della sua audizione davanti alla commissione Antimafia.
In particolare Pianosa, argomenta il Guardasigilli "sembrerebbe il luogo piu' adeguato", ma a condizione di "riuscire ad affrontare le spese di ristrutturazione". Nessuna novita' invece per le altre carceri insulari ormai dismesse, dove le spese per intervenire sarebbero troppo alte.
FALSO IN BILANCIO - Nella replica alle domande poste dai parlamentari al termine della sua precedente audizione, il del ministro affronta anche il tema del falso in bilancio. Un tema sul quale, dice il Guardasigilli, anche se ci fosse una rivisitazione legislativa "il ritorno alla situazione pregressa sarebbe difficile". "La riforma partiva da una considerazione giusta - afferma la Severino -: l'eccessiva dilatazione della fattispecie intervenuta in sede giurisprudenziale", per cui "una norma nata a tutela del patrimonio societario si era trasformata in una norma a tutela della semplice trasparenza". Pertanto, anche in caso di una riformulazione, "ci sarebbe da distinguere fra tutela della trasparenza e tutela del patrimonio".
MAFIA - Sul fronte della mafia, la Severino ha informato che al 31 dicembre scorso su un totale di 10438 beni in carico dall'agenzia nazionale che gestisce gli immobili sequestrati, erano 5782 quelli gia' destinati e consegnati. Al Primo febbraio scorso gli immobili confiscati alla mafia erano 1502 in Campania, 1558 in Calabria, 4460 in Sicilia e 115 in Lombardia. Una concentrazione tale, secondo il Guardisigilli, da rendere "utile l'istituzione di sedi periferiche a Palermo, Napoli e Milano dell'agenzia nazionale dei beni sequestrati alla mafia". Il ministro ha invece espresso contrarieta' alla possibilita' di inserire i reati ambientali nel codice antimafia, perche' rischiederebbe di produrre nel testo un effetto "a fisarmonica", dal momento che "la legislazione ambientale e' amplissima ed estremamente diversificata". Meglio "selezionare un paio di fattispecie piu' specificamente volte alla tutela del paesaggio".
RATING D'IMPRESA ETICA - Se l'introduzione del rating d'impresa etica nella valutazione delle aziende deve diventare "uno strumento annacquato rispetto al certificato antimafia" non ha senso cambiare la legislazione attuale. Per questo, prima di introdurre nuovi principi di valutazione e' necessario "monitorare la situazione e tener conto di una miriade di elementi che richiederanno notevole impegno e tempo". Lo "strumento migliore", secondo il ministro, e' "selezionare" quelle attivita' "in cui e' maggiore la contaminazione mafiosa, ovvero tutto cio' che attiene agli appalti e alle attivita' interenti le costruzioni". Per il Guardasigilli questo puo' essere "un settore-test sul quale sperimentare e rendere operativo il rating d'impresa". La necessita' principale resta comunque quella di "trovare parametri certi, altrimenti - avverte il ministro - rischiamo di fare un sistema a maglie larghe che lascia sfuggire fenomeni importanti". Il rating d'impresa, se messo in condizione di funzionare, per la Severino "puo' risolvere i problemi" perche' non sarebbe piu' "il 'ceritificatino' da sventolare" ma un vero e proprio "monitoraggio della qualita' dell'impresa".
RESPONSABILITA' DELLE TOGHE - Nel suo intervento in commissione Antimafia, la Severino ha anche un accenno al tema della responsabilita' civile di giudici e pm: "La responsabilita' diretta del magistrato non e' prevista in alcun paese d'Europa e nemmeno la sentenza piu' volte evocata della Corte di giustizia richiede questo tipo di disciplina".
IlVelino
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