Arresto clan Fabbrocino, legami con la politica
SAN GIUSEPPE VESUVIANO (NA)- Esponenti dell'amministrazione comunale di San Giuseppe Vesuviano (Napoli) hanno avuto rapporti di ''familiarita''' con alcuni dei personaggi coinvolti in un'operazione della polizia, culminata questa mattina con l'emissione di 18 ordinanze di custodia cautelare, di cui 15 gia' eseguite, 4 delle quali notificate in carcere a persone gia' detenute.
Due sono i latitanti mentre una persona, destinataria del provvedimento, era morta nel dicembre 2008. Dalle indagini della polizia e' emerso che rappresentanti dell'amministrazione comunale, di centrodestra, a ridosso delle amministrative del maggio 2007 erano soliti partecipare a riunioni politiche con alcuni degli arrestati, finalizzate ''all'assicurazione di voti in cambio di favori non meglio precisati'', come ha spiegato in conferenza stampa il direttore del commissariato di San Giuseppe Vesuviano, Paolo Iodice.
I politici coinvolti, per la maggior parte del Mpa, intrattenevano in particolare rapporti con Vittorio Casillo, il personaggio piu' carismatico dei 18 appartenenti all'organizzazione, definita dalla polizia la ''costola operativa del clan Fabbrocino'' e accusata di associazione per delinquere di stampo mafioso, all'estorsione, al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. L'operazione di questa mattina e' stata il frutto di un'indagine avviata nel novembre del 2006 in seguito alle denunce di oltre 20 imprenditori locali vittime di estorsione, le cui testimonianze sono state fondamentali per identificare i criminali.
Tra le attivita' del gruppo di affiliati alla camorra rientrava anche un originale tipo di taglieggiamento, consistente nel farsi consegnare da commercianti della zona vesuviana pregiati tagli di stoffe. I criminali avevano creato quattro societa' - Les femmes, Casandra, Ca.pri e Nisa - con le quali acquistavano enormi quantitativi di stoffe, anche per un valore di 100 mila euro, che poi non finivano di essere pagati. Con questi tessuti il clan Fabbrocino faceva poi confezionare ad artigiani compiacenti o a sarti tenuti anch'essi sotto il gioco dell'estorsione, abiti di pregio che venivano rivenduti a prezzi molto alti in tutta la zona meridionale della regione, in particolare Salerno e Avellino. Il materiale sequestrato dalla polizia, le cui operazioni nei magazzini sono ancora in corso, ammonta a centinaia di migliaia di euro. Collegato alle attivita' dell'organizzazione anche l'omicidio di Donato Piccolo, nel maggio 2006. Titolare di un negozio e di una piccola fabbrica d'abbigliamento per donna, Piccolo fu ucciso in una colluttazione da Raffaele Casillo, con cui vantava un credito di circa duemila euro. Quest'ultimo e' stato arrestato oggi, dopo che nelle prime ore successive all'emissione dell'ordinanza si era reso latitante.
ANSA
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